La mano vista da diverse culture

Le mani dell’uomo debbono il loro straordinario successo allo sviluppo del pollice opponente. Fra tutte le parti del corpo le mani sono, forse, le più attive; eppure ben di rado ci lamentiamo di avere le mani stanche. E’ stato calcolato che, in una vita media, le dita si piegano almeno 25 milioni di volte. Il maschio adulto medio può esercitare una presa di circa 20 kg, presa che può giungere a valori di 50 in particolari condizioni d’allenamento. Ma il successo di questa dinamica appendice e’ dovuto solo per la metà alla potenza; per l’altra metà si deve alla sua estrema precisione. In quest’azione la femmina e’ superiore al maschio a causa delle ossa più piccole, leggere e di una muscolatura più agile. Ma tale maggiore precisione non dipende solo da una maggiore leggerezza. Le articolazioni delle dita femminili sono più flessibili, carattere forse influenzato da fattori ormonali. E’ stato sostenuto (D’Agelou dell’Università di Los Angeles) che questa maggiore “flessibilità” e destrezza e’ il risultato di uno speciale adattamento evolutivo determinato dalla specializzazione delle femmine primitive nella raccolta del cibo.

Nel suo complesso la mano umana e’ una brillante opera di ingegneria, cosi’ complessa che nessuna sua imitazione da parte della robotica non e’ mai riuscita a riprodurne tutte le molteplici azioni. Kant ha definito la mano “la parte visibile del cervello” e Bronowski usò un’immagine simile dicendo “la mano e’ la lama della mente”. La sensibilità e la precisione della mano e’ sfruttata dai non vedenti per “leggere” con le dita. La sensibilità tattile dei non vedenti può divenire tale da poter, addirittura, ascoltare musica. Celebri, a tal proposito, sono gli aneddoti che riguardano Elle Killer, cieca e sordomuta fin dalla più tenera ETÀ, che tuttavia scrisse ben 11 libri di grande successo e riusciva a “sentire” la musica ponendo le dita a contatto con la membrana di un altoparlante, riuscendo cosi’ a “discriminare – sono parole sue – fra il suono di una cornetta ed il rullo di un tamburo, fra il tono profondo dei violoncelli ed il canto dei violini”. La mano e le dita come strumenti di esplorazione del mondo circostante inserite in complessi programmi computerizzati, sono un affascinante campo di ricerca ed applicazione neurofisiologica e biomedica moderna.

Il gruppo di ricerca capeggiato dal prof. Franco Federici (della Università di Perugia) e’ all’avanguardia in questo specifico campo applicativo per i “non vedenti”. Un altro fatto curioso riguarda la sudorazione delle mani. Quando dormiamo l’attività delle ghiandole sudoripare delle mani cessa completamente, anche in condizione di grande caldo e spiccata um dita. In effetti, queste ghiandole non rispondono alle variazioni di calore, bensì’ allo stato emotivo ed allo stress. Al crescere della nostra ansia le mani divengono sempre più umide, preparandosi all’azione fisica; in fase, invece, di completo rilassamento esse sono perfettamente asciutte. A livello delle dita, poi, sono noti una serie di solchi e di rilievi che compongono il complesso mosaico delle “impronte digitali”. Le impronte digitali sono composte da tre tipi di figure fondamentali: anse (piuttosto comuni); vortici, moderatamente comuni, archi che sono invece rari. Non sono mai state trovate dita umane con impronte identiche. Persino gemelli omozigoti (identici) hanno impronte digitali dissimili.

L’uso pratico delle impronte digitali e’ vecchio di secoli. uemiladuecento anni fa i mercanti cinesi autenticavano i loro sigilli con le impronte delle loro mani. Essendo relativamente facile imitare le firme e’ piuttosto strano che non si segua l’antica usanza cinese. Un interessante osservazione (pubblicato sul Britsh Medical Journal nel 1993) ha messo in evidenza che il numero di “vortici” nelle impronte digitali e’ proporzionale al rischio di malattia coronarica acuta. Molto interessanti i risultati di uno studio del 1988 che ha dimostrato come che ha una prevalenza di anse e’ dotato di maggiore sensibilità tattile e di maggiore elasticità ed abilità manuale (15). Un altro fatto meritevole di considerazione riguarda il colore del palmo delle mani, che resta sempre chiaro anche dopo abbronzatura ed e’ tale persino nei negri di pelle più scura. Si afferma che questo speciale ca rattere della palma si sia evoluto in connessione con l’esigenza di mantenere evidenza i gesti fatti con la mano. In effetti i movimenti espressivi delle mani riflettono in modo diretto lo stato d’animo delle persone.

La posizione delle palme verso l’alto indica implorazione; le palme all’interno invitano all’abbraccio; le palme in basso invitano alla calma; le palme congiunte alla preghiera. Il segnale palmare più universale e’ il gesto con la palma in avanti, gesto di rifiuto, diniego, arresto, fatto ad imitazione dell’atto di spingere indietro con forza qualcuno. Interessanti sono anche alcuni gesti che riguardano le dita. Il pollice rivolto verso l’alto vuol dire “tutto bene”, mentre lo stesso gesto con l’indice o col medio e’ molto ingiurioso e sgarbato. Questo gesto “fallico” (che sottende “siediti qui sopra”) ha una origine molto antica e viene ancora fatto col pollice (e non con altre dita) fra popolazioni di etnie arcaiche: Sardi, Greci, Libanesi, Siriani, Arabi. Di solito, comunque, e’ l’indice il dito a cui “spetta” la prerogativa della gesticolazione oscena, ingiuriosa o irriverente. A tal proposito ricordiamo un aneddoto che riguarda la creazione dell’unica banconota oscena di tutta la storia. Quando i giapponesi invasero la Cina, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, crearono in una serie di città dell’Impero Celeste delle banchefantoccio.

Benche’ controllate dai nipponici tali banche realizzarono delle banconote affidate ad incisori cinesi (gli incisori numismatici cinesi furono straordinari: si veda il volume “La donna nelle banconote”, Ed. Wyth, 1994). Uno di questi incisori si senti’ cosi’ offeso da questo compito da aggiungere al suo lavoro un piccolo particolare, che dapprima passò inosservato. Il vecchio saggio rappresentato sulla banconota (da 5 yuan), le cui mani dovevano essere poste in posa formale di riverenza, fu raffigurato, invece, nell’atto di compiere il gesto ingiurioso dell’indice. Identificato l’incisore ribelle le autorità giapponesi lo decapitarono pubblicamente. Il valore fallico dell’indice e’ molto diffuso anche fra le popolazioni arabe. Un gesto molto ingiurioso (che può anche essere punito severamente secondo il Corano) e’ quello di battere l’indice contro il palmo aperto dell’altra mano (14). Questo gesto significa: “tua madre ha copulato con almeno cinque maschi e quindi sei figlio di molti padri”. Al di là di questi aneddotica più o meno simpatica, l’indice è senz’altro il dito più attivo delle mani.

Esso indica in svariati contesti per additare la direzione, e’ usato come clava simbolica da oratori aggressivi e pomposi, presso certi gruppi monotesisti e’ usato per indicare l’unicità di Dio. Altro dito fallico ed ingiurioso e’ il medio. Presso gli antichi romani a tale dito si attribuiva un ruolo fallico e si narra che il famigerato Caligola lo offrisse da baciare ai suoi subordinati in segno di grave oltraggio o assoluta sottomissione. Nelson Rockfeller fece questo gesto in presenza di un operatore televisivo e da allora il gesto, negli USA, e’ noto come “gesto di Rockefeller”. In Gran Bretagna la V formata da anulare e medio con la palma rivolta verso chi fa il gesto e’ considerata il massimo dell’ingiura non verbale. Tutte le dita, in realtà, sono molto interessanti. Per quanto riguarda il quarto (l’anulare) fu definito dai romani “digitus medicus”, poiché’ legato da una stretta connessione con il cuore (anche per la Medicina cinese qui passa il meridiano del cuore come pompa). Sia gli antichi latini che gli antichi cinesi ritennero che fosse impossibile toccare questo dito senza inviare messaggi al cuore.

Nell’Alto Medio evo gli Speziali usavano scupolosamente l’anulare per rimescolare le loro pozioni ed insistevano (si legga Paracelso) che ogni unguento dovesse essere spalmato con esso. Vi furono teorizzazioni secondo le quali passare l’anulare su una ferita era sufficiente a guarirla, tanto che questo dito fu anche definito “guaritore”. In tutte le tradizioni poi (orientali ed occidentali) il quarto dito e’ il dito dell’anello nuziale. L’antico costume si fondeva sull’idea che essendo l’anulare il meno mobile ed indipendente delle dita, cerchiarlo indicava una simbolica volontà di essere meno liberi ed indipendenti. L’uso della mano sinistra (mano meno forte) indicava volontà di sottomissione nei confronti dell’altro. In questo modo si stringeva un patto d’alleanza, fondato sulla volontà di rinuncia alla libertà individuale e di sottomissione all’altro. Questo dito (in chiromanzia dedicato al Sole e ad Apollo) era nell’Islam dedicato ad Hassen, Dio della benedizione: porvi un ornamento simbolico equivaleva a “benedire” l’unione di due coniugi. Il mignolo, infine, era in origine il dito della indipendenza sessuale ed oggi, invece, e’ simbolo d’affettazione e ricercatezza.

Era noto in latino come minimus o auricolaris e quest’ultimo nome perché e’ abbastanza piccolo da potersi usare per nettare l’orecchio. Nel Medio Evo si pensava che chiudere le orecchie con i due mignoli potesse aumentare la possibilità d’esperienza psichica, di visioni profetiche o di essere testimone d’eventi sovrannaturali. Nella formazione della catena medianica s’insiste sulla necessità di formare lo stesso solo usando la punta di questo dito. Vanno poi considerate le unghie: tessuto cheratinizzato e durissimo che cresce al ritmo di 1 mm ogni dieci giorni e continua il suo svi luppo per tutta la vita. L’abitudine di far crescere le unghie ha un’origine molto antica ed e’ propria delle classi più abbienti per rilevare uno status pevilegiato che non abbisogna di lavori manuali. Nell’antica Cina (soprattutto durante il periodo Ming) uomini e donne delle classi nobili si lasciavano crescere le unghie e le dipingevano d’oro. In alcune aree mediterranee vi sono ancora giovani che si fanno crescere l’unghia del mignolo per dimostrare che non debbono svolgere lavori manuali.

Un’altra curiosità e’ legata al ritmo di crescita differenziata delle unghie: quelle delle mani crescono 4 volte più velocemente di quelle dei piedi. Il record assoluto della crescita delle unghie e’ stato raggiunto dall’indiano Shridhar Chillal di Poona, che riuscì (in trenta anni di amorevoli cure) a raggiungere con le unghie della mano sinistra una lunghezza di ben 293 cm e con la sola unghia del pollice i 75 cm. Essendo cosi’ visibili e mobili durante gli scambi sociali le mani sono fra le varie parti del corpo le più decorate. In tutte le tradizioni le unghie o le estremità delle dita delle donne vengono dipinte o laccate, fino ai raffinati eccessi ornamentali delle danzatrici tailandesi o di Madras. In India molte donne dipingono in modo complesso il dorso delle mani. Il disegno (di solito geometrico) si prepara con una miscela composta da argilla ed henna e dura settimane prima di cancellarsi. Gli anelli, poi, sono una forma di decorazione manuale molto diffusa fin dalla preistoria. Per alcuni avevano una funzione protettiva od offensiva, per altri erano simboli di ricchezza e di rango.

Per quanto concerne la chiromanzia essa ebbe un gran successo nel passato e fu poi condannata dal mondo scientifico come ciarlataneria da fiera. Ricerche recenti, però, indicano che non tutto era falso o cialtronesco: i pazienti affetti da sindrome di Down hanno una linea in lungo sulla palma della mano, in alcuni individui con familiarità cancerosa vi sono impronte digitali di tipo speciale, la grandezza della lunula delle unghie si riduce nei soggetti affetti da emiplegia, ecc. In verità come sottolinea Tommaso De Chirico in un bel lavoro del 1986 (6), mentre la chiromanzia e’ una scienza divinatoria atta a predire il futuro, la chirognomia e’ invece lo studio delle caratteristiche morfologiche della mano e l’insieme di queste due scienze va definita chirologia. La chirologia era ben nota in India e descritta nei testi vedici ed anche in Cina tale scienza predittiva ha radici molto solide ed antiche. Se analizziamo gli antichi testi egizi, caldei, cinesi o indiani sulla lettura della mano, ci avvediamo che essi non servono a predire fortuna, povertà, gioia o disgrazia.

In realtà lo studio chirologico ci avverte delle caratteristiche individuali e ci permette di conoscere la nostra vera natura ed adattarsi ad essa. Anche la Bibbia fa riferimento alla chiromanzia: “metti un sigillo nelle mani di ogni uomo, poiche’ tutti riconoscano le sue opere” Giobbe, 377 “Inno alla onnipotente Sapienza”. In Occidente il primo libro di chiromanzia fu editato nel 1475: “Die Kunst Chiromantie” di Johann Hortlich. Questo autore, comunque, ricorda che già Aristotele aveva scritto: “le linee non sono state tracciate senza ragione nelle mani degli uomini… Esse derivano dall’influenza del Cielo e definiscono la nostra individualità”. Il rapporto predittivo medicomagico fra fisiognomica, metascopia e chiromanzia, fu invece precisato due secoli dopo da Girolamo Cardano (che lavorò a Parigi) e da Richard Sauders di Londra. In Cina la chirologia magicomedica inizia storicamente con il testo “Shen Xiang Quan Bian” (Tavolette Complete per il Deciframento dell’Uomo), del periodo Song, (3293 d.C.), testo in dodici complicatissimi volumi attribuiti a Chen Bo, nativo di Yixi ed indovino dell’imperatore Taizu, di cui e’ giunta a noi un’edizione del 900 d.

C. Il testo più interessante e completo e’ lo “Shen Xiang Shu Jing” (Raccol ta dello specchio d’acqua per il deciframento del cosciente) di Fan Lai, pubblicato nel 1680, mentre le relazioni fra chiromanzia e fisiognomica furono precisate dal mitico Damo (noto anche come Bodhidarma), terzo figlio di un re dell’India del Sud, giunto in Cina nel 520 d.C. ETÀ di sessant’anni, che visse in un tempio Shaolin nella regione di Songshan vicino a Luoyang. Damo (che si ricorda anche come ideatore del jiujitsu) mori’ in Cina nel 535 d.C. e scisse numerosi testi sulle arti divinatorie attraverso fisiognomica e chirologia. Damo non ammetteva eccezioni rispetto alla legge di causalità e dimostrò che un individuo può materialmente imboccare una delle varie strade che ha di fronte ma si comporta, sempre, come se fosse privo di libera scelta (quello che in occidente si definisce “il libero arbitrio”). Ogni scelta dipende da due condizioni: la costituzione dell’individuo e la natura del cammino imboccato. Attualmente i due testi più diffusi in Europa di “chiromanzia cinese” sono quelli dei francesi Souliè de Morant e Requena (editi entrambi nel 1987).

In generale nella mano si notano sia fenomeni morfologici (forma, grandezza, colore) definiti Xiang ren (segni umani), sia segni d’interazione astrale e divinatoria definiti nel complesso Tian wen (segni celesti). Gli indovini (in cinese kan shu xiashen) individuano i segni celesti a scopo divinatorio, il medico i segni umana a scopo diagnostico e prognostico. La forza di una persona si esprime dalla mano e dal viso; tuttavia con delle differenze. La mano esprime la vitalità, la fisicità di un individuo, il viso il suo psichismo. Vediamo ora il tipo di mano nelle cinque costituzioni (56):
• Legno: mano armoniosa, regolare. Perfetta simmetria fra lunghezza del palmo e delle dita. Tendini solidi e molto evidenti. Segni cutanei palmari incisi e profondi (come solchi di una corteccia). La mano e’ rigida, forte, con presa energica e tenace. Unghie forti e regolari. Colorito olivastro. La divinazione afferma che tali individui ottengono tutto col minimo sforzo.

• Fuoco: Mano lunga, agile armoniosa. Le dita sono molto mobili e possono allargarsi a raggiera. Il colorito e’ rosato. Le unghie sono quadrate. E’ la classica mano da artista. Sono visibili capillari ectasici sul dorso e sul palmo della mano. Nel complesso mano lunga. La divinazione prevede: poco successo con grande sforzo.

• Terra: Mano corta, tozza. Le dita sono molto corte. Le unghie quadrate, larghe forti. Eminenza tenare prominente. La mano e’ forte, spatolosa, da contadino o da marinaio. La cute e’ giallastra. La divinazione prevede: Molto sforzo e minimo successo.

• Metallo: Mano apparentemente lunga ma con disarmonia fra le dita (corte) ed il palmo (lungo). La cute e’ molto pallida. Le estremità sono appuntite o a bacchetta di tamburo. Le unghie bombate, allungate e fragili. La cute e’ secca. La presa inesistente. La divinazione prevede: poco sforzo e grande successo.

• Acqua: Mano armoniosa, forte. Cute imbibita. Perinichio evidente che sormonta e quasi sovrasta le unghie. Cute molto scura. La mano e’ forte, la stretta decisa. Spesso dilatazioni ossee o carnose negli spazi interdigitali. La divinazione prevede: grande sforzo e sventura, oppure nessun successo.

Quindi vi è una stretta relazione fra forma della mano e capacità di fare, di agire, di operare e di ottenere risultati.

Per alcuni medici taoisti (Qin Bo Wei e Jeffrey Yuen) le mani servono ad “operarare trasformazioni”, come i piedi a portarci nel mondo. Essi indicano l’operosità dell’uomo (7). Bibliografia Essenziale

1. AAVV (The Diagram Group e Maya Pilkington): Conosci Te Stesso?, Oscar Mondadori, Milano, 1987
2. De Souzannelle A.: L’Arbre de vie au Schema Corporelle, Dangles, Paris, 1977.
3. Fast J.: The body Language, Evans, New York, 1972
4. Morris D.: Il Nostro Corpo, Arnaldo Mondadori Editore, Milano, 1986.
5. Requena Y.: Acupuncture et sciences medicales modernes: le terrain, in EMN, tome I, Acupuncture, Ed. Thecniques, Paris, 1989.
6. Soulie De Morant G.: Trattato di Chiromanzia Cinese, Ed. Red/studio redazionale, Como, 1987.
7. Yuen J.: Energetica generale, Seminario presso l’AMSA di Roma, Anno Accademico 19961997, non pubblicato.

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