Vederla in modo diverso

Tutto quanto esiste intorno all’uomo e tutto ciò che vive in lui può risvegliare nella sua anima -solo che egli faccia un po’ di silenzio in se stesso e si ascolti – quell’interrogativo nel più profondo del suo essere : chi sono ? cos’è in realtà l’uomo ? Tuttavia, nella vita di oggi, questa domanda cade quasi sempre nel vuoto e l’interiore anelito viene travolto da una realtà fatta di impegni, di distrazioni, di impressioni che complicano l’esistenza e da cui l’uomo non sa, o non vuole, sottrarsi. Allora la malattia interviene, talvolta come un imperioso ostacolo, impone all’uomo una sosta e gli ripropone essa stessa, con il suo mistero, la domanda di prima; ora non più generica, ma circostanziata, non più filosofica, ma drammatica ed urgente. E l’uomo deve rispondere. Vi sono molti modi di sperimentare la malattia, molte risposte a questo interrogativo. Per l’uomo di oggi, proteso ed impegnato nella considerazione del mondo con una coscienza maturata negli ultimi secoli attraverso il pensiero scientifico, è difficile riconoscere la vera natura della malattia. Egli tende a considerarla come un fatto accidentale, che lo colpisce da fuori, che si inserisce casualmente nella sua esistenza.

Il più delle volte egli non le riconosce alcuna affinità con il suo essere, e rifiuta di accettarla. Ma vi sono alcuni, sorretti da una sensibilità più profonda, che avvertono nella malattia – che a tutta prima appare come un accidente – la realtà di un fatto che si inserisce con una sua logica nella vita; una crisi che ha un preciso rapporto interiore con l’uomo e che gli offre, nello svolgersi del suo destino, un’occasione per affinare le sue facoltà e potenziare le sue energie. Movendo da questo concetto, l’uomo dà anche un significato diverso alla guarigione. Se nel primo caso la guarigione non rappresenta che la sparizione di sintomi anormali, nel secondo caso essa significa conquista di un superiore equilibrio; non solo ristabilimento di condizioni primitive, ma realizzazione dell’uomo, nella sua interezza, su di un più alto livello di sviluppo. Questi due atteggiamenti, in un certo senso, riflettono due concezioni del mondo. Il materialismo, in ultima analisi, nonostante la somma immensa di conoscenze acquistate nella ricerca, si arresta senza risposta davanti all’enigma dell’uomo ed a quello della malattia.

Una concezione spirituale del mondo non è certo portata a negare i risultati di quelle ricerche né a sottovalutare l’aspetto materiale dell’esistenza, ma è consapevole che solo nella struttura spirituale della realtà, è riposta la soluzione di questi problemi. I quali esistono appunto perché l’uomo è cittadino di due mondi, quello naturale e quello spirituale, di cui uno gli è a tutta prima nascosto. La malattia, che si presenta sotto l’aspetto di un fenomeno naturale, non si esaurisce in quello, ma affonda le sue radici nella sfera spirituale dell’esistenza. Una tale concezione dell’uomo e della malattia non potrebbe influire positivamente sulla pratica della medicina – e si limiterebbe ad un sentimento religioso della vita, incapace di plasmare la realtà materiale – se non esistesse la possibilità di indagare i fatti del mondo spirituale, concretamente e dettagliatamente, con la stessa oggettività con cui nella scienza si studiano quelli del mondo naturale.

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