Aggiornamento sulle fonti di energia, le tecnologie in via di sviluppo e le loro applicazioni già utilizzabili.

La lotta contro l’inquinamento è una tematica nuova di SANA. Gli interessi tradizionali della Fiera delle qualità riguardano l’alimentazione naturale, il biologico, i prodotti tipici. Ma anche la salute complementare e alternativa che ora viene anche insegnata all’Università Statale di Milano. E poi l’abitare e il vestire sano grazie a materiali eco-compatibili. Gastone Rossi, Presidente di Fiere e comunicazioni, la società che da tredici anni organizza SANA, ricorda che la Fiera – che quest’anno ha in calendario ben 53 convegni – è anche un grande laboratorio di ricerca. E da quest’anno nasce un nuovo ciclo: “I grandi temi di SANA” e l’esordio è proprio sulla lotta all’inquinamento, cui è legata anche una mostra in fiera.

Per Francesco Alberoni, sociologo e moderatore del convegno, si possono fare molte cose sull’inquinamento, sia quello locale che quello generale. “Il punto è che c’è un problema di informazione. La comunicazione su questi temi è ridotta e confusa. Non vi è chiarezza tra quali tecnologie già sono disponibili e applicate e quali invece sono di più lontana attuazione – dice il sociologo – Per questo con il Prof.

Joachim Gretz, Presidente dell’Associazione Idrogeno di Amburgo, abbiamo pensato di costituire un’associazione per promuovere l’informazione in questo campo”.

“COSA SI PUÒ FARE NEL MEDIO-LUNGO TERMINE: L’USO DELL’IDROGENO NEI MEZZI DI TRASPORTO”. Raffaele Vellone, Direttore della Divisione Tecnologie Energetiche Avanzate dell’ENEA.
L’obiettivo è lo sviluppo sostenibile, che coniughi lo sviluppo continuo della nostra società ma che garantisca la consegna di un ambiente sano alle generazioni future. Lo sviluppo sostenibile non può omettere il problema delle emissioni di gas serra. La combustione di energia è responsabile dell’80% delle emissioni di gas serra in Italia e le previsioni per il prossimo secolo si prevede un aumento di anidride carbonica (CO2). Altra considerazione è che i consumi mondiali di energia primaria sono legati al numero della popolazione. Oggi sul pianeta vi sono sei miliardi di persone. Ve ne sarà il doppio nel 2010. All’aumento vertiginoso di persone corrisponde un aumento di consumi energetici. Quindi con un’equazione si può dire che SVILUPPO = MAGGIOR CONSUMO DI ENERGIA = MAGGIOR INQUINAMENTO.

Allora ci si deve chiedere: come intervenire sui trasporti per ridurre i gas serra? Ecco le possibili risposte.  Aumentare l’efficienza con la conseguente riduzione di consumo dei combustibili;
– Espandere l’impiego delle fonti a basso o nullo contenuto di carbonio (es. metano);
– Aumentare l’assorbimento di CO2 da parte dell’ecosistema;
– Separare il CO2 mediante il sconfinamento (es. sotto il livello del mare).

Al momento si sta lavorando sulla prima ipotesi (cioè aumentare l’efficienza), che però da sola può fare poco perché per quanto si razionalizzino le prestazioni, vi è sempre l’incremento dei consumi in valore assoluto determinato dall’aumento della popolazione. Allora il settore dei trasporti necessita di strategie fortemente innovative perché ormai le tecnologie esistenti sono eccellenti. Da qui la necessità di mettere a punto l’utilizzo dell’IDROGENO che non ha emissioni di CO2 e può essere prodotto da varie fonti, compresa l’acqua. Le maggiori case automobilistiche del mondo stanno lavorando sul sistema della cella a combustibile (Fuel Cell) a idrogeno o metanolo che è la vera innovazione perché consente di convertire l’energia chimica di un combustibile in energia elettrica senza bruciarla.

Quindi senza provocare danni da combustione.

“IL METANO, LA RISORSA DA SFRUTTARE A BREVE”. Gian Carlo Michellone, Amministratore Delegato e Direttore Generale Centro Ricerche Fiat.
L’innovazione è importante ma è più importante il trasferimento dell’innovazione in prodotti di massa. Questo è il limite attuale della tecnologia della cella a combustione a idrogeno. Il pieno di un’auto come quella esposta in mostra costa 300mila lire: troppo perché questa tecnologia sia applicabile nell’immediato. Per il brevissimo periodo si deve pensare all’utilizzo del metano su veicoli ibridi. Anche perché bisogna tenere conto che i cambiamenti, nel settore dei trasporti, richiedono un certo tempo prima di essere messi in pratica. Vale l’esempio delle marmitte catalitiche: la legge le ha previste dal 1993. Oggi in Italia viaggiano 26 milioni di auto e solo il 50% ha la marmitta catalizzata. Per arrivare al 100% serviranno ancora 10 anni. A fronte di ciò, possiamo immaginare che non si andrà a idrogeno prima del 2020. Ed è una previsione ottimistica: il sistema Fuel Cell è in forte sviluppo ma richiede ancora molto studio.

Mentre lavoriamo per il domani, dobbiamo risolvere i problemi dell’oggi. E la risposta è il METANO: è vantaggioso per la salute e per l’ambiente (non contribuisce alle piogge acide). E l’energia a minor indice di riscaldamento della temperatura della terra. In più è una tecnologia italiana (i brevetti sono nostri). Proprio in questa fiera Fiat presenta l’auto ibrida a metano che quando frena recupera l’energia della frenata. Avrà un fortissimo successo, soprattutto come auto da città perché è in grado di ridurre del 45% l’emissione di CO2 nei circuiti cittadini. Quello esposto al SANA è il primo prototipo. Non vogliamo illudere i consumatori: è una soluzione del futuro, non del presente. Per ora abbiamo risolto il problema dell’affidabilità. Resta quello dei costi. Un’auto ibrida costa ancora due, tre volte un’auto tradizionale. L’obiettivo è di far scendere il prezzo sui 25-30 milioni nel giro di un paio d’anni. In questo modo – e grazie a una campagna di incentivi del governo – si può pensare di arrivare ad avere tecnologia da vendere sul mercato.

“L’IDROGENO: COS’E’?” Joachim Gretz, Presidente Associazione Idrogeno Di Amburgo.

Spesso si sente dire che l’idrogeno può risolvere i problemi dell’effetto serra. “Non è così semplice” dice categoricamente il Prof. Gretz. E spiega che innanzitutto l’idrogeno non è una materia prima, ma deve essere prodotto. Inoltre non è solo un combustibile ma è un vettore: è trasportato e, a sua volta, trasporta. L’idrogeno, dunque, è un combustibile privo di carbone che, bruciando con l’ossigeno, ha come unico prodotto di combustione l’acqua. Per queste sue caratteristiche, l’utilizzo dell’idrogeno richiede la messa a punto di particolari infrastrutture. Un esempio: per il trasporto su lunghe distanze, servono materiali diversi da quelli usati per trasportare il metano. L’idrogeno, infatti, “infragilisce” (è questo il verbo tecnico) i materiali.

“TRA METANO E IDROGENO…” Giuseppe Rovera, Responsabile Veicoli Centro Ricerche Fiat.
Per Rovera, uno degli esperti di casa Fiat, una cosa è certa: nel medio periodo dovranno migliorare le prestazioni dei motori a benzina, diesel e metano. Questo perché la legge impone di diminuire le emissioni di CO2 dei motori entro il 2012.

Il carburante maggiormente accreditato a prendere il posto della benzina è il metano. “Il metano ha zero particolato, cioè produzione di microparticelle cancerogene – spiega Rovera –. Inoltre ha anche zero benzene”. Dunque è pulito. Ecco perché, secondo gli esperti di Torino, la riduzione dell’inquinamento nel breve periodo sarà affidata ai motori ibridi (motore termico + motore elettrico) a metano. Naturalmente, bisogna attendere una riduzione dei costi: attualmente un motore ibrido a metano costa sette milioni in più di uno tradizionale. “Però nel lungo termine – conviene Rovera – dobbiamo pensare a un motore a Fuel Cell a idrogeno che garantisce l’annullamento di tutte le emissioni”. Per arrivare a questo stadio finale vanno rimosse alcune barriere tecniche alla diffusione della Fuel Cell:  Indisponibilità delle infrastrutture;
– Indisponibilità sistemi di stoccaggio dell’idrogeno a bordo del veicolo;
– Gestione dell’acqua;
– Elevati pesi;
– Elevati ingombri.

LE CONCLUSIONI
Girolamo Sirchia, Ministro Della Salute.

“L’impatto del mondo produttivo sulla salute dei cittadini è sicuramente maggiore di quello che pensiamo” esordisce il titolare del Dicastero della Sanità, stimolato, tra l’altro, dal dato emerso dal convegno per cui nelle metropoli ogni litro di benzina che brucia ha un costo sanitario aggiuntivo che varia dalle 2 alle 8mila lire. E annuncia un potenziamento della ricerca. “Vengo da un primo incontro con il Ministro dell’Ambiente – spiega Sirchia –. Abbiamo concluso che l’Italia ha bisogno di sviluppare la ricerca. Faccio l’esempio delle micropolveri: non sappiamo bene di cosa si tratti, anche se sappiamo che sono una delle calamità più determinanti per l’inquinamento cittadino”. Insieme alla ricerca, il Ministro avverte la necessità di una maggiore comunicazione: sui temi di grande interesse per la salute pubblica lo Stato deve avvalersi di partners privati. Solo così anche il pubblico potrà avere la stessa capacità comunicativa dei privati. Su questa strada si sta intraprendendo un esperimento: l’alleanza pubblico – privato terrà a battesimo una campagna contro l’obesità.

Il modello della campagna arriva direttamente dagli Usa.

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