Il fallimento del terzo appuntamento mondiale passa attrraverso le polemiche sulla privatizzazione ed il riconoscimento dell’acqua come diritto

Kyoto – 23 marzo 2003. Il terzo Forum mondiale dell’Acqua, svoltosi a Kyoto, si è concluso con l’approvazione di una dichiarazione da parte di 101 ministri e rappresentanti governativi. Il documento è destinato a rinfocolare le polemiche iniziate dopo il 2° Forum mondiale, svoltosi nel 2000 a L’Aja, dove l’acqua venne definita un bisogno e non un diritto. «La differenza è enorme – afferma Emilio Molinari, vicepresidente del Comitato italiano per il Contratto mondiale sull’acqua – Il concetto di diritto implica che la collettività debba farsi carico di assicurare l’estensione a tutti di tale diritto, ovunque si trovino e indipendentemente dal fatto se possono o no pagarlo. Quando si parla di bisogno, invece, ci si riferisce implicitamente alla capacità del singolo di soddisfare tale bisogno». Anche a Kyoto non è stato raggiunto l’accordo per definire l’acqua un «diritto umano», nonostante questo fosse stato fatto il 26 novembre 2002 dall’Onu, in un documento che lo riconosce come «indispensabile per condurre una vita dignitosa dal punto di vista umano. Esso è un prerequisito per la realizzazione degli altri diritti umani».

L’altro punto controverso era quello della privatizzazione dell’acqua e dei servizi ad essa legati o, come viene meglio detto, della partnership pubblico-privato. La dichiarazione ministeriale approvata a Kyoto afferma che «tutte le fonti di finanziamento, sia pubbliche, sia private, nazionali e internazionali, devono essere mobilitate ed utilizzate nel modo più efficiente ed efficace. Dovremmo esplorare l’intero spettro dei piani finanziari, inclusa la partecipazione del settore privato, coerenti con le nostre politiche e priorità nazionali. Identificheremo e svilupperemo nuovi meccanismi di partnership tra pubblico e privato, a seconda dei vari attori coinvolti, assicurando contemporaneamente il necessario controllo pubblico e le strutture legali per tutelare gli interessi pubblici, con una particolare attenzione a proteggere gli interessi dei poveri». Le posizioni su questo tema non sono riconducibili ad una semplice contrapposizione tra interessi privati forti, guidati dalla Banca Mondiale e dalle multinazionali, e interessi generali dei più deboli. A Kyoto, ad esempio, è intervenuta la Presidente del Coordinamento mondiale delle associazioni delle città e delle autorità locali, Mercedes Bresso, che è Presidente della Provincia di Torino e che in un’intervista a Sette del 15 marzo ha affermato: «Mi occupo da sempre di ambiente e credo all’efficacia dei processi di privatizzazione: l’emergenza acqua è molto forte nei Paesi in via di sviluppo e una delle possibili soluzioni è legata alle politiche d’investimento e all’ingresso di capitali privati».

A Kyoto, Mercedes Bresso ha avanzato la candidatura di Torino – sostenuta da Regione, Provincia, Comune, con l’appoggio del Ministero degli Esteri – ad ospitare il 5° Forum mondiale dell’acqua, che si terrà nel 2009. Il tema dell’accesso all’acqua per tutti sarà anche all’ordine del giorno, su richiesta in particolare della Francia, del prossimo G8, che si terrà dall’1 al 3 giugno ad Evian, in Francia. Nel suo messaggio al Forum di Kyoto, il Presidente Jacques Chirac ha affermato che l’acqua dovrebbe essere considerato un «diritto fondamentale».

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