Possiamo sentire la gioia nei nostri progetti?

Personalmente credo che la gioia dei nostri progetti sia contenuta nella nostra forza e nei nostri tentativi di raggiungere le nostre mete. Sia contenuta nella fiducia che quel progetto prima o poi si realizzerà, dentro di noi che lo immaginiamo, che lo sogniamo, che facciamo i tentativi per andare a vedere qual’è la strada da seguire, giusta o sbagliata che sia. La gioia dei nostri progetti è quell’energia dentro di noi che ci aiuta a vederli realizzati, che ce li fa immaginare oggi come saranno nostri domani. La gioia è quell’insieme di fiducia e speranza, che lotta contro il cinismo e la svalutazione, e che creano la nostra possibilità di realizzare tutto ciò che vogliamo. Per aiutarci a capire quanto la realizzazione di un progetto dipenda da noi potremmo paragonare il progetto ad una gravidanza, una gravidanza un po’ speciale e con una durata variabile. La metafora della gravidanza come periodo di gestazione del nostro progetto può aiutarci a sentire la gioia prima che si realizzi, prima che nasca il figlio! Un progetto non nutrito, non amato, o peggio ancora dimenticato non ha grandi probabilità di sviluppo.

Una gravidanza non te la puoi dimenticare, è dentro di te, si nutre se tu decidi di farlo. E’ un progetto che va alimentato, che prende forma prima dentro di noi, che cresce se noi lo desideriamo davvero fortemente. Una casa da trovare, una nuova identità professionale, un rapporto di coppia, un figlio. Tutti progetti che richiedono forza e determinazione, umiltà e amore, desiderio e gioia. Il nostro progetto/gravidanza è il nostro tesoro, e se davvero lo desideriamo, non importa quanto tempo, se vogliamo veramente realizzarlo dobbiamo accettare di dover fare tutto il viaggio, un mese, un anno, una vita, per giungere fino a dove è necessario, per poi arrivare fino a lui. L’ascolto profondo di se stessi, sentire dentro di noi qual è la cosa giusta da fare, affidarsi a questo sentire è determinante, è la garanzia che il nostro progetto si realizzerà, costi quel che costi. Anche se fuori la vita non va proprio come vorremmo: risposte che non arrivano, solitudine, precarietà – e ogni scusa è buona per mollare – la fiducia in noi è fondamentale. E come nel film “La ricerca della felicità”, Chris, il protagonista, non pensa mai di mollare il suo progetto.

La moglie lo lascia perché esasperata dalle privazioni e stanca di sentirlo parlare di progetti irrealizzabili, e lui si trova solo, senza casa, senza soldi, e con un figlio piccolo da accudire. La sua gravidanza durerà sei mesi (stage presso una società di broker assicurativo), mesi terribili nei quali si ritroverà davanti più e più impedimenti, trovandosi senza soldi e dovendo imparare a trasformare tante bruttezze – compresa l’umiliazione di dormire nel bagno della metropolitana con suo figlio. Ma la sua tenacia è tangibile, lui non si ferma, l’assunzione alla fine del corso è la sua più grande speranza, dopo troverà un po’ di pace. Tanti possono essere gli impedimenti, ma la nostra determinazione è fondamentale. I pensieri che ci boicottano possono essere tanti, la svalutazione: “non sarò mai all’altezza”; il vittimismo: “gli altri sono fortunati e io no”; la pretesa: “se tu non sei come dico io meglio lasciar stare!” Tutte ottime ragioni per confonderci, ottimi motivi per giustificare qualunque arresa, per scoraggiarci e decidere di mollare il nostro progetto. La gravidanza può aiutarci a dare la giusta fiducia e il tempo che richiede il nostro progetto.

Se noi non mettiamo tutto il nostro amore e ci facciamo sabotare dal cinismo lui non nasce. Decidendo fino in fondo di amare il nostro progetto, anche noi come Chris, potremmo godere anche della gioia della scena finale del film, un applauso fatto a se stesso, nella strada piena di gente, il giorno della sua assunzione/nascita.

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