Il principio femminile

Nel regno del non manifesto, Purusha, l’Energia Vitale, illuminante scintilla divina, trascende le polarità, è Energia né maschile né femminile, creatrice di Idee che prendono forma in seguito in Prakriti, il nel regno delle cose manifeste : è a questo punto che l’Energia diviene bipolare, Yin e Yang, Chandra e Surya, Eros e Logos, femminile e maschile. Maschile e femminile sono archetipi (idee primordiali registrate nell’inconscio collettivo) fondamentali nella mente umana, fortemente radicati nell’umanità fin dalla notte dei tempi, tuttavia esprimono una visione limitata, che si riferisce per lo più agli attributi che caratterizzano uomini e donne: più che altro un processo tipico della mente duale che contrapporre un elemento ad un altro, il bianco al nero, trascurando l’insegnamento dell’antico simbolo del Tao dove bianco contiene nero e viceversa, dove i due leggendari Fuxi e Nugua avevano corpi di spire, intrecciati l’un l’altro. Essi furono gli ordinatori del mondo, presentati come fratello e sorella, come sposi o come amanti, Fuxi e Nugua rappresentano nel mito la coppia primigenia, da cui l’umanità discende.

I confini tra le due polarità non sono definiti com’e nostra natura pensarli, il maschile sfuma nel femminile e il femminile nel maschile, l’eterna ricerca dell’uomo è l’anelito, consapevole o celato, di riappropriarsi dell’Uno, la Monade oltre i poli. Nello Shiva Purana si racconta che Brahma, l’Assoluto, impegnato nell’opera di creazione del mondo, fu costretto a propiziarsi il dio Shiva perché gli esseri che aveva prodotto non si moltiplicavano. Shiva allora si manifestò in forma androgina, metà maschile e metà femminile. Allorché le due metà si divisero nelle personificazioni di Shiva e Parvati, Brahma chiese alla dea Parvati di pervadere il creato con la sua natura femminea, capace di risvegliare il principio maschile della creazione rendendolo fecondo. La Dea appare dunque lo strumento essenziale per conciliare il carattere trascendentale dell’essere divino con le sue funzioni immanenti e terrene; questa eredità cellulare, oggi malconcia e dimenticata dalla donna stessa, cela tutta la potenza del femminile. La Bibbia, il libro sacro della tradizione cristiana ed ebraica, tradotta correttamente ci racconta una storia diversa dalla conosciuta: la parola “ adam” non sarebbe la traduzione di Abramo, primo uomo, significherebbe bensì “ umanità”, quindi “insieme di uomini e donne”.

Dio non creò perciò prima Adamo, l’uomo, estraendo in seguito Eva, la donna, da una sua costola: secondo la Bibbia Dio, principio oltre la polarità, creò contemporaneamente il genere maschile e quello femminile, a sua somiglianza. La mitologia e la storia ci narrano di una tensione al potere sempre esistita, di alternanze di società patriarcali e matriarcali presenti in ogni tempo e in ogni luogo della Terra, eterna spina di angoscia nell’inconscio maschile, eterna nota dolente per il corpo e la psiche femminile. Ogni cultura maschilista inevitabilmente considera l’espressione della massima potenza, del Divino, un soggetto maschile, quando in realtà il Divino, l’Assoluto, o come qualsivoglia chiamarlo, sappiamo che è Energia al di sopra delle polarità. Il dio dei popoli più remoti spesso era considerato femmina, per una somma di fattori che fanno del pianeta in cui viviamo, la Terra, qualcosa di profondamente “ricettivo”, “germinativo” e “generativo”; insomma un grande grembo naturale che rispecchia, in senso sacrale, il principio della maternità. Per questo motivo, in questa nostra dimensione, che dopotutto è anche l’unica che conosciamo, la forza autentica risiede nel Principio Femminile piuttosto che in quello maschile.

La scienza esoterica sottolinea l’importanza dell’armonia di un equilibrio corretto tra femminile e maschile: la Terra rappresenta la Grande Madre, la potenza generativa, il Sole rappresenta il Padre , la potenza creatrice , esiste una terza potenza riflessiva, la Luna, che riflettendo la luce solare ci ricorda l’importanza fondamentale del “principio ricettivo” che è simultaneamente generatore di vita e custode di conoscenza. La Dea è dunque TRIPLICE, è una in tre, e nella trinità è compreso il principio maschile. Eppure le religioni maschiliste, che ci impongono di conquistare le cose col sudore e col sangue, hanno maltrattato generazioni di Dee, di donne, addirittura bruciandole vive solo perché mettevano in pratica la loro innata sensibilità, il talento di guaritrice insito in ogni donna. Ma non dimentichiamo che nel vangelo di Tommaso Gesù disse: “Chiunque bestemmia contro il Padre sarà perdonato, chiunque bestemmia contro il figlio sarà perdonato, ma chiunque bestemmia contro la madre non sarà perdonato, né sulla terra né in cielo.” Chiunque può osservare che ogni anno in natura si susseguono i cicli della crescita, della fioritura, dell’avvizzimento e di nuovo della rinascita della vegetazione.

Le popolazioni che vivono in simbiosi con la natura credono che ogni pianta che in autunno avvizzisce tornerà a vivere in primavera. Tra queste genti la Terra diventa la Grande Madre che assicura la rinascita a tutti e che a tutti dà nutrimento. Il culto della Grande Madre è antichissimo, risale al Neolitico se non addirittura al Paleolitico, se valutiamo le numerose figure di donne dai seni prosperosi e il ventre gonfio (simboli legati alle fertilità) ritrovati un po’ ovunque nel mondo. Con il passare del tempo la Magna Mater è stata rappresentata in moltissime forme diverse, addirittura moltiplicandosi in diverse divinità femminili all’interno della stessa religione, per metterne in risalto i diversi aspetti di questa natura, ora legati alla fecondità della terra, ora alla fertilità ed alla sessualità, ora all’alternarsi delle stagioni. Non a caso la maggior parte dei culti dediti alla Grande Madre erano culti ctoni, venivano svolti in templi sotterranei o caverne, dove le correnti telluriche, manifestazione pura delle energie della terra, si fanno più forti. In occidente, come in oriente, l’uomo preistorico ha inciso nelle pareti delle grotte o scolpito nella pietra la Dea Madre, principio di “ ciò che è e sempre sarà”, l’ Iside dal mantello nero che ci ricorda l’insegnamento “Io sono ciò che è, ciò che è stato e che sarà, ed alcun mortale non solleverà mai il mio velo”.

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