Riceviamo – e volentieri pubblichiamo – dal Presidente della Società Italiana di Medicina Omeopatica

La stampa nazionale ha di recente enfatizzato la notizia di un documento del Comitato Nazionale di Bioetica riguardo l’attuale progetto di legge sulle Medicine Non Convenzionali. Questa notizia, in assenza della pubblicazione del documento stesso, non può evidentemente essere commentata nei contenuti.
Il documento del CNB sembrerebbe affermare che il pluralismo scientifico sancito dall’articolo 33 della Costituzione italiana sia da intendersi limitatamente ad un’unica scienza ufficiale, poiché ad impostazioni divergenti verrebbe negata questa dignità. Rivendicazione esplicita, pertanto, di una “scienza di Stato”, sinora ufficialmente negata dall’ordinamento legale e giudiziario italiano. Riguardo questo tema, vedremo tra breve come argomenterà la motivazione della sentenza del processo contro Piero Angela, citato in giudizio dai medici omeopati per avere diffamato il loro lavoro professionale, che dovrà giustificare l’assoluzione dell’imputato il quale sosteneva, appunto, l’esistenza implicita in Italia di una scienza di Stato vincolante persino del diritto ad una informazione obbiettiva.

Dal punto di vista temporale, è suggestiva la tempestività con cui viene diffusa la notizia di questo documento del CNB, ancor prima che il testo sia reso noto per esteso e proprio alla vigilia della pubblicazione di tale sentenza. Dal punto di vista culturale, invece, lo spettacolo è triste. Le posizioni espresse dal CNB rispecchiano opinioni ormai francamente superate nella moderna Sociologia, nella Storiografia, nell’Antropologia e nella Filosofia della Scienza: si rifanno ancora alle tesi scolastiche dell’epistemologia post-positivistica di quarant’anni fa o, a volere andare più indietro nel tempo, ai secoli in cui era il Tribunale del sant’Uffizio a decidere la validità delle teorie mediche, sulla base della loro osservanza dei princìpi dell’aristotelismo. Anche allora, è utile ricordare, i princìpi presunti scientifici servivano a delegittimare il pluralismo terapeutico dell’epoca.

Noi siamo fra quelli che ancora credono nella scienza, e prendiamo le distanze da questo fronte di retroguardia culturale al quale la si vorrebbe arretrare. La scienza accetta le sfide degne, utili al progresso della conoscenza.

In Medicina, la scienza è sempre a fianco dei pazienti per perfezionare le cure più opportune, non certo per limitare la loro possibilità di guarigione mentre si compiacciono le solite lobby dell’industria farmaceutica.

Su un punto soltanto concordiamo con la portavoce del CNB: ormai sembra proprio il caso di estendere un franco dibattito sul pluralismo scientifico, anche al di fuori dagli ambiti pietrificati degli esperti ufficiali, i quali su tutto sempre ci parlano, tacendo della loro specifica competenza a trattare argomenti su cui, spesso, persino l’uomo comune ed ovviamente il medico pratico hanno ormai maggiore, concreta e fattuale esperienza. Le domande su cui il cittadino potrebbe finalmente cominciare a riflettere sono: In Italia, è lo Stato che deve decidere cosa è scienza e cosa non lo è? Il nostro Paese, oltre ad una “Medicina di Stato”, intende davvero rivendicare anche una “Scienza di Stato”? Dovremmo davvero ridurci a pensare che sia per una strana anomalia delle Leggi di Natura che milioni di cittadini italiani, ogni giorno, traggano concreto giovamento dalle Medicine Non Convenzionali? Davvero i cittadini italiani intendono delegare totalmente la Medicina e la Scienza alle opinioni ed agli interessi di un gruppo di “saggi” che decidono per loro?

Ci sono ancora, in Italia, migliaia di medici che non hanno mai dato questa delega a nessuno e che continuano ogni giorno a curare i loro pazienti, in Scienza e Coscienza, nel modo che ritengono migliore.

La loro comprensione dell’Etica da adoperare in Medicina sembrerebbe diversa da quella manifestata dal Comitato Nazionale di Bioetica.
Ci ripromettiamo di ritornare con maggiore puntualità su questi temi dopo la pubblicazione del documento annunciato.

Dott. Ciro D’Arpa
Presidente della Società Italiana di Medicina Omeopatica

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