La malattia nel 70% dei casi colpisce il sesso femminile. Lo rileva l’Eurispes. La ricerca rivela che la fascia d’età più a rischio è quella tra i 45 e i 64 anni

La ricerca prende spunto da quanto accaduto in Piemonte, dove una donna ha ucciso la nipotina. Stando all’Eurispes, la fascia d’età più a rischio è quella tra i 45 e i 64 anni. Gli uomini vengono colpiti nell’11% dei casi. Tra i 19 e i 44 anni sono sempre le donne ad essere più depresse degli uomini: 16% contro il 6%. La stessa cosa vale per la fascia di età tra i 65 e i 75 anni: donne 17%, uomini 6%. Per le persone con più di 75 anni, la depressione è “donna” nel 15% dei casi contro il 7%. “In particolare – si legge – per le casalinghe le cause principali sembrano essere da una parte la svalutazione del ruolo di moglie e di madre e la presenza di diversi elementi di frustrazione che il ruolo di casalinga comporta, come routine, isolamento. Nell’analisi viene messo in evidenza che “l’incidenza di donne depresse sul complesso dei pazienti assume valori molto variabili nelle diverse regioni”. La percentuale più alta è nelle Marche (90% dei pazienti), seguite da Umbria e Calabria (82,4%); Sardegna (76,9%); Liguria (76%); Campania (72,9%); Veneto (72,5%); Lazio (71%); Lombardia (70,2%); Piemonte (69,8%); Emilia Romagna (68,6%); Friuli Venezia Giulia (66,7%); Puglia (64,5%); Sicilia (63,8%); Toscana (63,6%).

La depressione colpisce i giovani (dai 19 ai 44 anni), oltre che in Puglia (dove il 33,6% dei depressi rientrano in questa fascia), nelle Marche (45%), in Calabria (47,1%) e in Friuli Venezia Giulia (60%). In Veneto e in Liguria sono gli anziani tra i 65 e i 75 anni a soffrire della patologia in modo più marcato. Nel Lazio, in Umbria e in Emilia Romagna i pazienti sono costituiti prevalentemente dagli ultra 75enni, la cui incidenza percentuale è del 37,1%, del 41,2% e del 48,6%. Per quanto concerne i pensionati, i più “felici” risiedono nelle Marche e in Campania (i tassi sono rispettivamente del 5% e dell’ 8,6%) mentre è nel Friuli Venezia Giulia che il disturbo colpisce maggiormente queste categorie (53,3%).

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