Le sfide della creatività

Giovanni Lucarelli nella dispensa Ticonzero “I nemici della creatività” parla di un altro elemento necessario per avventurarsi nel campo dell’ideazione creativa che è il coraggio. Questo presuppone quindi che esistono degli ostacoli che ci impediscono di metterci alla prova e mostrare quante capacità abbiamo dentro. Esiste un elenco di meccanismi di difesa e “ostacoli psicologici” che usiamo per restare nel nostro guscio. Quello più comune è la paura del giudizio nostro e degli altri. Però vorrei anche aggiungere che superare le nostre paure non è solo un atto di coraggio ma è anche un atto di generosità per se stessi e per gli altri. Ricordo sempre il primo Gruppo Antropologico che seguii nel 2000, “Insieme per creare” diretto da Paola Capriani, Daniela Proia e Danilo Ferrin, dove ci veniva insegnata, tra le altre cose, l’arte del rappresentare. Arte che io proprio non riuscivo ad usare, mi sentivo così bloccata che non riuscivo proprio a “sciogliermi”. Danilo, che è anche un regista, mi disse una cosa molto importante che mi aiutò e ancora mi aiuta moltissimo per superare la mia vergogna, la mia paura di essere giudicata stupida, di sbagliare, il non darmi valore nelle cose che faccio.

Mi disse che il fatto di non mostrarsi agli altri toglieva al mondo la possibilità di godere della mie emozioni, dei miei pensieri, della mia essenza. Era come se castrassi me stessa e gli altri. Anche se ciò che dicevo e mostravo era né perfetto né bello, non importava… era comunque qualcosa: meglio questo di niente. Mostrare e usare quindi le proprie capacità, compresa la creatività, è un po’ come donarsi o meglio ancora è amare se stessi e gli altri. Un altro episodio che dimostra quanto detto sugli “ostacoli psicologici” l’ho potuto notare, proprio pochi giorni fa, su una persona che ha curato il lavoro grafico per la festa dell’Istituto Solaris di ottobre. Quando gli abbiamo affidato il lavoro, questa persona ci ha fatto tantissime domande su chi eravamo, che cosa facevamo, le nostre attività e i nostri valori, cosa pensavamo di alcuni argomenti ecc. Si giustificava dicendo che gli serviva questa indagine per farsi un quadro di ciò che volevamo e di cosa fosse più adatto a noi. Si capiva chiaramente che le sue domande non erano solo a scopo professionale ma bensì erano piene di curiosità personale, voleva essere informato per se stesso, come un assetato che finalmente beve un po’ di acqua fresca.

Probabilmente le nostre spiegazioni e soprattutto la convinzione di ciò che dicevamo lo hanno un po’ spaventato e preoccupato per l’incarico che si era preso. Risultato fu che la prima bozza che presentò non era bella, non ci piaceva molto, sembrava un tentativo confuso, dove si sentiva la paura del giudizio e una parte di distruttività. Quando siamo tornate da lui e gli abbiamo esposto i nostri dubbi e le parti che a noi sembravano poco adatte ai nostri scopi, di nuovo lui ci ha fatto moltissime domande a cui abbiamo risposto. Però ricordo di avergli rinnovato la nostra piena fiducia nelle sue capacità ed ho chiesto a lui come vedeva e sentiva questo lavoro. Lui ci spiegò che di solito un’idea può essere o di tipo istituzionale o di tipo creativo. Fu lì che gli dissi che noi dell’Istituto Solaris amiamo le sfide e crediamo che l’impossibile può diventare possibile e quindi volevamo qualcosa che unisse i due opposti, noi volevamo qualcosa di creativo/istituzionale. Le seconde bozze che ci ha presentato, dopo qualche giorno, sono completamente diverse e sono veramente belle, non solo, ci ha dato due opzioni di scelta belle tutte e due: la prima la definirei creativa/istituzionale e la seconda istituzionale/creativa.

In questi disegni abbiamo notato un superamento, una trasformazione non solo sul materiale presentato ma anche sulla persona che ha lavorato per unire un opposto, ha superato i propri ostacoli e ha creato qualcosa di bello e finalmente “sentito”. Non a caso il titolo del lavoro era “La ricerca della bellezza da creare”. Io credo che una volta che si hanno ben chiari questi concetti essi possono essere applicati a qualsiasi forma d’arte. Penso siano le basi da cui partire per fare tutto ciò che vogliamo: sia questa musica, pittura, narrativa, scultura, recitazione, o ancor meglio, la propria vita. E’ un po’ come a scuola quando si imparano le tabelline che servono da base a tutta la matematica e la scienza del mondo. Spesso mi sono chiesta come mai ci sono personaggi dello spettacolo che si cimentano in più di una forma espressiva, e sono bravi in tutte o quasi! Per esempio ci sono bravi attori che sono anche ballerini, cantanti, a volte anche pittori e scultori. Attori molto bravi diventano registi o anche scrittori di opere di successo (per esempio Robert Redford). Se si impara ad usare la creatività, questa diventa come un muscolo che più viene usato e più cresce e da questo si possono scegliere uno o più canali espressivi, che possono essere tutti validi e tutti da esplorare.

In fondo una pittore non è un poeta che trasmette la sua poesia attraverso la tela e viceversa, un poeta non è un pittore che usa le parole? Continua…

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