Stati di allucinazione o rinnovato contatto con se stessi?

Chi ha visto il film “Stati di allucinazione,”sarebbe tanto affascinato quanto perplesso se dovesse essere lui e non W. Hurt ad immergersi in quella specie di boiler pieno d’acqua, con la testa avvolta da un claustrofobico casco di vetro per respirare, completo di sinistri cavi che vanno e vengono dal corpo. E avrebbe tutta la nostra approvazione. La versione della vasca che abbiamo visto al cinema, è molto simile a quella usata intorno agli anni cinquanta dal neurofisiologo americano J. Lilly per compiere una serie di studi sull’attività conscia del cervello. I suoi esperimenti, contrariamente a quanto ci si aspettava, dimostravano che galleggiare in assenza di peso, al riparo da stimoli esterni come luce e rumori, non induceva una deprivazione sensoriale, bensì proiettava i soggetti in stati elaborati di esperienza interna, producendo un rilassamento ed un riposo molto profondi. Ora la capsula, che si può facilmente usare in alcuni centri sportivi della città, ha assunto un aspetto meno inquietante e più pratico, pur mantenendo gli stessi principi fondamentali. Lo stato di rilassamento rappresenta il denominatore comune di tutti i possibili impieghi della capsula che vanno nell’ambito dello sport dal recupero dei traumi da superallenamento, al miglioramento delle prestazioni psicofisiche attraverso le tecniche di visualizzazione dei movimenti; nell’ambito della psicologia e della medicina da programmi per ridurre lo stress, a particolari combinazioni per il decondizionamento comportamentale.

Il particolare stato di coscienza che si può ottenere con il galleggiamento, è accompagnato dall’emissione di onde THETA, che sono le stesse che il cervello genera nel dormiveglia.Questo stato THETA, che tutti sperimentano nel passaggio dalla veglia al sonno, è normalmente molto breve ed è associato al fluire di immagini vivide quasi come in un sogno, a ricordi d’infanzia, intuizioni che si affacciano alla soglia della coscienza per poi riimmmergersi nel misterioso inconscio. E’ una condizione potenzialmente molto produttiva, difficile da mantenere poichè da questo stato si passa rapidamente al sonno.Nella vasca invece, sembra ci sia un incremento della produzione di onde THETA, un prolungamento di questa singolare condizione, senza che ciò comporti l’addormentamento. Questo ambiente protetto, che “contiene”, richiama molto da vicino l’utero materno, il primo spazio conquistato, dove l’assenza di luce reale, il calore, il corpo sostenuto senza sforzo da una densa soluzione salina, permettono di rimanere soli con la realtà fisica dei propri muscoli, sistemi interni, cervello e con la realtà non fisica dei propri pensieri, emozioni, intuizioni, immagini mentali.

Quasi una condizione prenatale artificialmente indotta, simile a quella del feto, che tra la decima e la ventesima settimana di gestazione, quando il suo apparato motorio è strutturato, nuota pressochè in assenza di peso nel liquido amniotico a temperatura corporea costante, al riparo da forti stimoli esterni, con una riserva energetica inesauribile garantita dallo scambio sanguigno con la circolazione materna. Nei miti, nelle leggende che l’umanità ha elaborato, l’utero riveste due caratteristiche fondamentali: quella di contenere e quella di trasformare. Neuman nel suo testo”La Grande Madre”, mette in evidenza come la capacità di contenere, sia espressa nel simbolo della scatola, del cesto, dei vasi in genere, mentre quella trasformatrice si esprima con simboli caratterizzati dall’accentuarsi del carattere trasformativo come il forno, il calderone. Il processo trasformativo è un processo creativo che in questo artificiale ritorno alle origini, si può esprimere in un ritrovato contatto con se stessi, in una elaborazione dei propri vissuti psichici e fisici

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