Come integrare gli opposti della nostra personalità

“Ogni cammino, per quanto lungo, ha inizio con il primo passo” ed il primo passo imprime una direzione ed una velocità che potranno sicuramente essere cambiate lungo il percorso, ma che a volte diventano invece parametri di riferimento, una specie di “ritmo” dal quale fatichiamo a discostarci. Qual è il primo “passo” della vita umana? Il concepimento? La nascita? La discussione è assolutamente aperta, ma è oramai accertato che il primo passo nella vita extrauterina, non più simbiotica, chiusa e protetta, costituisce per noi l’inizio di un nuovo percorso, che risente, almeno nella prima fase, delle circostanze immediate nelle quali esso è avvenuto, ovvero delle circostanze della nascita. L’integrazione delle successive fasi della crescita in un processo di maturazione consapevole dell’individuo consente di abbandonare il vecchio passo e direzione per uno nuovo e diverso, ma, affinché ciò possa avvenire, vi devono essere condizioni familiari, sociali ed ambientali ideali tali da consentire questi passaggi sequenziali. Se manca uno o più di questi passaggi, semplicemente continuiamo a mantenere il vecchio passo anche quando la vita, o, più direttamente, la nostra spinta interiore all’autoespressione e all’autorealizzazione, ci richiederebbero di cambiare direzione o velocità.

Subentra allora uno stato di crisi, tanto più acuta quanto più forte sarà la spinta al superamento del vecchio schema, divenuto ora (ma forse in realtà già da molto tempo) insufficiente ed insoddisfacente. Dunque, l’imprinting della nascita può essere considerato una chiave di lettura del nostro modo di procedere nella vita e dei condizionamenti inconsci ai quali siamo sottoposti, che, di fatto, limitano la nostra libertà influenzando le nostre decisioni. Solo nella possibilità di avere una alternativa risiede infatti la nostra libertà e quanto più ampio è lo spettro delle scelte possibili, tanto più saremo veramente liberi. Normalmente l’influenza della nascita ci posiziona in uno dei due estremi di uno schema comportamentale, accettandolo passivamente come qualcosa di inevitabile, o rifiutandolo rabbiosamente con una forma spesso malcelata di ribellione. Il primo passo verso una integrazione degli opposti e nel raggiungimento di una condizione di maggiore libertà sta nel divenire consapevoli su quale estremo ci stiamo posizionando, per poi accettare l’esperienza della nostra nascita, riconoscendone il valore in quanto strategia comunque vincente (di fatto siamo nati e sopravissuti) e guardare all’altro estremo come direzione verso la quale muoversi in un percorso di crescita personale.

Se ad esempio la nostra nascita è avvenuta con parto cesareo (sotto anestesia e molto simile ad un intervento chirurgico) si è trattato di fatto di un processo che non abbiamo portato a completamento da soli in modo spontaneo e naturale ma che magari è stato interrotto dalla decisione di qualcun altro che non ha tenuto conto dei nostri tempi o non ha avuto fiducia nei nostri mezzi o nelle nostre capacità. Dunque, ad una semplice lettura, gli elementi di questo schema di nascita potrebbero essere i seguenti: non è stato completato un processo autonomamente in modo spontaneo e naturale, qualcun altro è intervenuto per consentirne il completamento ed ha deciso quando (cesareo programmato) oppure è dovuto intervenire bruscamente essendovi una condizione di pericolo (cesareo di emergenza). I due estremi dell’imprinting potrebbero essere: “non ce la faccio da solo, ho sempre bisogno di qualcuno che mi aiuti a completare le cose che inizio” da un lato, dall’altro invece “ce la devo fare da solo, non voglio che qualcuno interferisca con i miei progetti o mi dica come e quando li devo completare”.

E’ ovvio che nel primo caso ci si pone in una condizione di dipendenza totale dagli altri e non svilupperemo una capacità autonoma di vivere la vita e dunque di crescere, dall’altro lato, invece, si tende a rimanere nella sfida con sé stessi e con il completamento dei propri progetti, senza accettare il sostegno altrui nemmeno quando le risorse disponibili (energia, tempo, denaro) e le capacità personali mettono a rischio il loro successo. La nuova condizione di conquistata libertà sarà dunque nella possibilità di concedersi il piacere e la soddisfazione di portare a termine da soli quanto iniziato, richiedendo e accettando altresì l’aiuto ed il sostegno altrui quando si è in difficoltà o semplicemente se si desidera apportare un ulteriore margine di miglioramento a ciò a cui si sta lavorando, approfittando della maggiore esperienza o capacità di qualcuno a noi vicino. Continuando nella lettura di questo tipo di nascita, possiamo notare anche una sua influenza sul nostro rapporto con il tempo. Se il parto cesareo costituisce di fatto una “scorciatoia” rispetto al parto naturale, dall’altro lato la sua esecuzione non è stata decisa da noi.

Dunque, saremo facilmente attratti dalle soluzioni più rapide e immediate, e parecchio insofferenti alle interferenze altrui sui nostri tempi. Se l’intervento è stato “di emergenza” probabilmente aspetteremo l’ultimo minuto, finché avremo “l’acqua alla gola” per risolvere le situazioni con un guizzo inaspettato (ma con o senza l’aiuto degli altri?). Anche in questo caso la nostra libertà sarà nell’assecondare la tempistica della vita, con la consapevolezza che, tanto, anche all’ultimo istante riusciremo a concludere quanto intrapreso. Se applichiamo questo “gioco degli estremi” ad ogni particolare della nostra nascita, per quanto ci possano apparire insignificanti, scopriremo che abbiamo vissuto fino ad ora privandoci spesso della possibilità di una diversa risposta alle situazioni della vita, spinti da un agire compulsivo e limitante che proprio da quell’esperienza trae origine. Integrando gli opposti di ciascuno schema del nostro imprinting di nascita ci apriremo ad una vita più facile, piacevole e, soprattutto, libera.

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