Jesus Christ Superstar al Teatro Brancaccio di Roma, Compagnia della Rancia

Come molti sapranno e ricorderanno Jesus Christ Superstar è un musical rock del 1971 che racconta gli ultimi sette giorni della vita di Gesù. La Compagnia della Rancia ha messo in scena quest’opera col grande merito di aver tradotto in italiano i testi. Mi ricordo di aver visto tanti anni fa questo musical, forse in televisione, ma di non aver capito quasi niente circa il messaggio dell’autore pur apprezzando fortemente la bellissima musica che lo comprendeva. Oggi finalmente ho capito perché questa rappresentazione fu, a suo tempo, così discussa e contestata. Già solo trasporre questa storia ai giorni nostri con personaggi moderni, un po’ rokkettari, legati alla realtà contemporanea, deve essere sembrata un insulto alla memoria di Gesù. Addirittura Caifa e il suo seguito, nella versione presentata al Brancaccio, sembrano i guardiani del film “Matrix”, i soldati romani sono dei marines e la folla è rappresentata da giornalisti con microfoni e cellulari. Ma la cosa che mi ha più colpito e sorpreso è la figura di Gesù che appare subito molto fragile, insicura, spaventata da ciò che l’aspetta, molto più umana che divina.

Spesso sono i discepoli che cercano di confortare il maestro ad andare verso il suo destino e Maria Maddalena più volte per aiutarlo gli ripete: “Cerca di non preoccuparti, cerca di non pensare ai problemi che ti turbano: non sai che va tutto bene? Si, va tutto bene, e noi vogliamo che tu dorma bene stanotte…”. Non sono mai stata particolarmente religiosa, però quando da piccola andavo a “Catechismo”, per poi fare la Prima Comunione, Gesù veniva descritto a noi bambini come un eroe, sempre nel giusto e nella forza, sostegno e guida per tutti gli uomini, lui era al di sopra di tutto ciò che è terreno, lui era solo di passaggio ed era venuto qui per salvare il mondo. Invece ecco che l’altra sera mi mostrano un Gesù molto più simpatico, imperfetto, un po’ lagnoso e che dentro di se sembri pensare: “ma chi me l’ha fatto fare!” Sorprendente! Sa di dover affrontare un grande dolore e vorrebbe scappare, evitarlo… piange e si dispera come farebbe e fa qualsiasi essere umano. Però sa pure che il dolore è una forza, un’energia che deve affrontare per trasformarsi lui per primo in qualcos’altro e trasformare il mondo intero. Antonio Mercurio in uno dei suoi teoremi sulla cosmo-art si interroga sul perché esistiamo: perché esistono l’uomo e l’universo e soprattutto si chiede: “Perché esiste il dolore?” (Clicca qui per vedere il Video “Perchè esiste il dolore?”).

Fino ad ora né la religione, né la filosofia e tanto meno la scienza sono riuscite a dare una risposta. Forse soltanto la religione ha fatto un tentativo chiedendo un atto di fede nell’accettare ciò che non è possibile capire e tanto meno spiegare. La risposta che Antonio Mercurio ha trovato è: “L’universo, l’uomo, il dolore e l’arte sono necessari alla vita, che da sempre esiste e sempre esisterà, perché la vita possa arrivare a darsi una forma di vita immortale che scaturisca dopo un lungo e doloroso processo, dalla vita che ha una forma mortale”. Chi nell’umanità è stato ed è più immortale di Gesù! Io non so se in futuro le teorie di Antonio Mercurio saranno dimostrate o confermate, però posso dire che intanto sono un tentativo che unisce mente cuore e pancia per dare delle risposte, e poi sono talmente belle e piene di speranza che molto spesso, è stato provato, là dove c’è bellezza c’è verità! Continuando a parlare di bellezza ho visto un’altra cosa sorprendente nello spettacolo, completamente fuori dalla tradizione religiosa, ma che secondo me è più reale e quindi più bella: la canzone che Maria Maddalena canta a Gesù.

Inizia dicendo: “Io non so come amarlo, come fare a convincerlo…” e termina: “Lo desidero tanto, lo amo tanto”. A me non è sembrato affatto che stesse esprimendo un amore platonico, asessuato, di pura partecipazione e fede spirituale. Io l’ho proprio visto come il classico o forse è meglio dire sognato e desiderato rapporto d’amore tra uomo e donna, con tutto il desiderio e la fisicità che lo distingue, senza ipocrisia e castità, tanto più che è risaputo, e nello spettacolo è palese, che Maria Maddalena era una prostituta. Per me, e ripeto per me, Maria Maddalena con quella canzone, in quel momento scenico così bello e struggente, stava facendo l’amore con Gesù! Riguardo al lavoro fatto dalla Compagnia della Rancia, non intendo dare dei giudizi e tanto meno fare delle critiche. Non è il mio scopo! Però una cosa voglia dirla. Che piacere e che gioia vedere dei giovani così belli e così bravi, in movimento su un palcoscenico, che cantano, danzano e suonano. Qualunque sia il tipo di messaggio che vogliono diffondere è un piacere starli a guardare, mi danno grande emozione e grande speranza. Il loro è davvero un bel “mestiere”… il mestiere dell’artista!

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