In Italia il 5,8% della popolazione adulta ha una Dipendenza da Sesso

In Italia il 5,8% della popolazione adulta ha una Dipendenza da Sesso. In relazione al sesso, la Dipendenza è del 10% negli uomini e del 2% nelle donne. L’8,3% dei soggetti presenta una situazione limite (borderline): 13,6% negli uomini e 3,8% nelle donne. Questi i dati più significativi di una ricerca realizzata con l’obiettivo di stimare la presenza della Dipendenza da Sesso in Italia e quali i soggetti più a rischio. La ricerca, diretta dal dott. Franco Avenia, Presidente dell’AIRS, l’Associazione Italiana per la Ricerca In Sessuologia, e coordinata dalla dott.ssa Annalisa Pistuddi, Segretario Generale, è stata effettuata da 15 Psicologi e 2 Medici attraverso l’utilizzo di un questionario, il “Sexual Addiction Inventory” (SAI/2), ideato dal dott. Franco Avenia. Il campione preso in esame, è stato di 1046 soggetti in età di voto: 53,5% donne (564), 46,5% uomini (482), residenti: al nord Italia, nelle province di Belluno, Udine, Milano, Venezia; al centro Italia, nelle province di Ravenna, Forlì, Pesaro-Urbino, Roma; al sud Italia, nelle province di Bari e Cagliari. La Dipendenza da Sesso (Sexual Addiction) è “un comportamento sessuale messo in atto nonostante il manifestarsi di conseguenze negative per sé e per gli altri” (National Council of Sexual Addiction – USA 1987).

La Dipendenza da Sesso ha conseguenze gravi sia a livello individuale che sociale. I dipendenti da sesso, infatti, oltre a vivere un forte disagio psicologico, deteriorano progressivamente i rapporti affettivi e relazionali e compromettono la loro attività lavorativa ed economica. In più, secondo precedenti ricerche, il 55% commette con alta frequenza reati a sfondo sessuale. Pertanto la problematica della Dipendenza da Sesso non ha solo rilevanza clinica individuale, ma anche significativi riflessi sociali. La ricerca ha rilevato inoltre che per quanto riguarda l’età, i valori più alti di Dipendenza da Sesso si riscontrano nella fascia tra i 36 ed i 50 anni con il 6,8%, segue la fascia <26-35 con un valore medio del 5,65% e i soggetti oltre i 50 anni con il 2,8%. La fascia d'età più a rischio di Dipendenza (situazione borderline) è invece quella che va dai 18 anni ai 35, con una media dell'10,8%, che si restringe sostanzialmente scendendo al 5-6% dai 35 ad oltre 50. Relativamente al titolo di studio, si osserva una presenza più significativa di Dipendenza (9,9%) in coloro che hanno un diploma di licenza media inferiore, che scende progressivamente al 6,8% per i diplomati alle medie superiori, al 5,1% per i diplomati all'università e al 4,7% per i laureati. La più alta percentuale di rischio di Dipendenza (situazione borderline) si osserva tra coloro in possesso di licenza media superiore (13%), valore quasi doppio rispetto alla media dei diplomati all'università e dei laureati (6,9%). La Dipendenza da Sesso è poi maggiormente presente (8%) tra i single, rispetto a coloro che hanno una partner fissa (5%), e tra i single è più presente tra coloro che sono stati sposati (23% separati/e e vedovi/e) rispetto ai celibi /nubili (7%). La ricerca è stata poi estesa a 60 detenuti maschi, presso la Casa di Reclusione di Opera, di Milano. In questa condizione la Dipendenza da Sesso è risultata doppia (12%) rispetto alla media nazionale (6%) e superiore del 2% rispetto al campione maschile (10%). La situazione limite (borderline) è emersa superiore di 6 punti (17%) rispetto alla media nazionale (11%). La droga prevalentemente assunta dai detenuti dipendenti da sesso è la cocaina (16%); eroina (6%); il solo uso di cannaboidi non vede rilevata Dipendenza da Sesso. I reati più frequenti nel campione dei detenuti dipendenti da sesso sono: spaccio, rapina ed omicidio. "I risultati della somministrazione del nostro questionario sono congrui con le rilevazioni effettuate in USA e con i recenti dati italiani elaborati su piccoli campioni - afferma il dott. Franco Avenia, Presidente dell'AIRS, direttore della Ricerca - Affiora così una preoccupante percentuale del 5,8% di dipendenti da sesso che non va assolutamente trascurata. Tale realtà, fino ad ora sommersa, appare in tutta la sua pericolosità. Il dipendente da sesso reca a se stesso gravi danni economici e relazionali, quanto i soggetti con altre dipendenze (droghe, gioco d'azzardo, ecc.). Ma, aspetto ancor più rilevante, commette frequentemente reati a sfondo sessuale (esibizionismo, pedofilia, stupri). Negli Stati Uniti il 55% dei reati a sfondo sessuale sono commessi da soggetti con Dipendenza da sesso ed è lecito stimare che anche in Italia non ci si discosti da una così allarmante correlazione - continua Avenia - Dato l'alto grado di pericolosità individuale, il preoccupante indice di pericolosità sociale e la significativa presenza nella popolazione della dipendenza da sesso, il fenomeno va urgentemente approfondito, studiato e soprattutto gestito a livello pubblico. Il normotipo del dipendente sessuale è: uomo, tra i 36 ed i 50 anni, residente al nord Italia, con licenza media inferiore, separato o vedovo. Premesso che la Dipendenza da Sesso è una reale psicopatologia, cerchiamo di capire perché il dipendente ha queste caratteristiche. La nostra società è ossessionata dal sesso (da sessuofobica negli anni '50 è divenuta di recente sessuofila) e l'uomo è più esposto delle donne ai continui e martellanti stimoli sessuali che i mass media impongono, proponendo figure femminili sempre più spogliate, sempre più provocanti. E' residente al nord Italia perché al nord i rapporti umani sono, in genere, più rarefatti ed più facile sentirsi soli, spronando a cercare comunque una relazione. Ha un basso livello d'istruzione e ciò innesca due processi distinti e sinergici: primo, ha meno strumenti culturali per difendersi; secondo, le sue frustrazioni sociali sono più probabili, inducendolo a cercare una facile gratificazione nel sesso. Infine, è single (separato o vedovo) e la ricerca - non sempre facile - di una partner lo spinge a surrogare un rapporto affettivo con l'attività sessuale. " "La somministrazione del questionario SAI, del dott. F. Avenia, su una popolazione di 60 detenuti maschi tossicodipendenti rileva dati estremamente significativi dal punto di vista sociale: il 29% presenta il sintomo o la tendenza, con una rilevanza maggiore di più del doppio rispetto al campione generale - mette in evidenza la dott.ssa Annalisa Pistuddi, Segretario generale dell'AIRS, responsabile ricerca presso la Casa di Reclusione Opera di Milano - La sostanza più utilizzata è la cocaina; i reati spaccio, rapina e furto. La caratteristica di spicco di tali soggetti poli-dipendenti può riconoscersi nella fragilità emotiva. I loro punti di riferimento affettivo sono pochi, hanno scarsa fiducia in sé e nelle relazioni, così da investire non in autentici rapporti interpersonali, ma nei loro sostituti, come il sesso fine a sé stesso o la droga." Fondamentale quindi l'intervento psicoterapeutico, possibilmente svolto da uno psicoterapeuta analitico, sia per il soggetto, ma spesso è utile coivolgere nella terapia anche i familiari, anche se per motivi di imbarazzo talvolta questo non è possibile. Tuttavia, rispettando il volere del soggetto, è sempre importante intervenire attraverso la psicoterapia, che al momento appare come lo strumento più efficace e che garantisce i migliori risultati, efficacia e tenuta nel tempo. "Una possibile prevenzione delle ricadute, per questi soggetti, da attuarsi già all'interno del carcere, dovrebbe essere un trattamento riabilitativo integrato e polidimensionale, che preveda l'intervento dello psicoterapeuta, dello psichiatra e di altre figure socio-assistenziali per il reinserimento sociale, lavorativo e familiare. - afferma la dott.ssa Annalisa Pistuddi, Segretario generale dell'AIRS, responsabile ricerca presso la Casa di Reclusione Opera di Milano) - E' altresì fondamentale che prioritariamente venga definita la struttura di personalità del soggetto con lo strumento del colloquio diagnostico strutturale ed il supporto di reattivi psicodiagnostica come, ad esempio, il test di Rorschah ed il test delle Relazioni Oggettuali (ORT). Vanno, inoltre valutati: il desiderio di essere aiutato, la motivazione alla psicoterapia, l'idoneità del soggetto a comprendere i conflitti e la capacità d'investigare le proprie esperienze emotive con le relative connessioni subgiacenti."

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