Percorsi integrati in oncologia

L’attenzione crescente alla qualità della vita dei pazienti oncologici ha visto, negli ultimi anni, affiancarsi sempre più spesso, ai protocolli di terapia convenzionali, le cosiddette terapie “biologiche”, quali l’ipertermia, la stimolazione immunitaria, i trattamenti ormonali, gli interventi di tipo metabolico o nutrizionale. L’ipertermia oncologica è una terapia biologica che utilizza diverse tecnologie (radiofrequenze, raggi infrarossi, ecc.) per ottenere un innalzamento artificiale della temperatura a livello di determinati organi o tessuti o, in alcuni casi, dell’intero organismo.

Il calore è un’arma antichissima contro il cancro (già menzionata da Ippocrate) ma solo nel 19° secolo sono iniziati i primi studi osservazionali. Negli anni ’70 il Professor Harry Le Veen, chirurgo americano, ha poi approfondito i meccanismi fisiologici innescati dal trattamento con il calore, mettendo a punto i primi macchinari a radiofrequenza per il trattamento loco-regionale di profondità. Recenti e sempre più numerosi studi clinici hanno definitivamente confermato l’efficacia dell’ipertermia nel determinare regressione tumorale, da sola o in associazione ai trattamenti convenzionali di chemio e/o radioterapia.

Ipertermia e radioterapia: l’utilizzo concomitante dell’ipertermia potenzia l’effetto delle radiazioni ionizzanti utilizzate in radioterapia con un effetto di tipo superaddittivo (cioè con un sommarsi degli effetti maggiore di quanto atteso dall’applicazione indipendente dei due trattamenti). Tale effetto è massimo se i due trattamenti vengono somministrati entro un breve intervallo di tempo. Numerosi trial clinici hanno documentato un incremento di risposte complete di circa 1.5/2 volte nel trattamento associato delle recidive locali di Ca mammario, nelle metastasi linfonodali di neoplasie del distretto testa-collo e nelle metastasi cutanee sottocutanee e linfonodali di melanoma. Promettenti sono anche i risultati ottenuti dall’associazione di radioterapia ed ipertermia nell’impiego neoadiuvante (cioè prima dell’intervento chirurgico, con l’intento di favorirne la radicalità) nei tumori del retto, della mammella, della cervice uterina. Ipertermia e chemioterapia: l’associazione tra calore e farmaci citostatici risulta essere complementare in quanto l’ipertermia agisce prevalentemente sulle cellule ipossiche e scarsamente nutrite che con più difficoltà vengono raggiunte dai chemioterapici, nelle porzioni più profonde della massa tumorale.

L’effetto di potenziamento reciproco è massimo per le sostanze alchilanti, i derivati del platino e delle nitrosuree che agendo con un meccanismo di tipo chimico sono più efficaci alle elevate temperature. L’associazione con ipertermia può inoltre permettere un vantaggioso contenimento del dosaggio dei farmaci chemioterapici in paziente anziani, defedati o con patologie concomitanti La risposta delle cellule tumorali al calore è legata sia a fattori cellulari che alle caratteristiche dell’ospite. Quando le cellule neoplastiche sono sottoposte a temperature elevate (43-44°C) esse subiscono un danno irreversibile, in maniera tempo e dose dipendente, legato ad una riduzione dell’efficacia dei sistemi riparativi normalmente presenti a livello cellulare (funzionanti invece nelle cellule sane). A 43-44°C la maggior parte delle cellule tumorali (a causa delle peculiari anomalie del patrimonio genetico e del corredo enzimatico)tende ad intraprendere un percorso di morte cellulare programmata noto come apoptosi. Tale danno viene ulteriormente amplificato grazie alle caratteristiche vascolari del tumore che generalmente è irrorato da una rete di vasi sanguigni insufficiente che favorisce lo sviluppo di un microambiente scarsamente ossigenato, a pH ridotto e povero di sostanze nutritive.

Dal punto di vista tecnico, nella pratica clinica, il riscaldamento dei tessuti può essere ottenuto con diverse metodiche:
Ø Apparecchiature a radiofrequenze (13.56 MHz) in grado di ottenere un riscaldamento ottimale di tessuti profondi. Vengono utilizzate per il trattamento localizzato di tutte le forme tumorali solide (es. polmone, colon ,mammella,ecc.) primitive e metastatiche
Ø Apparecchiature di tipo capacitivo (Tecar terapia) utilizzate per il trattamento di localizzazioni superficiali e di piccole dimensioni (cutanee, sottocutanee, linfonodali) e per il trattamento intra-rettale dell’ipertrofia prostatica benigna o delle neoplasie prostatiche localizzate.
Ø Apparecchiature a raggi infrarossi di tipo A come trattamento di associazione nelle forme neoplastiche disseminate o, in ambito non oncologico, utilizzate nel trattamento delle patologie autoimmuni e nella fibromialgia reumatica.
Ø Apparecchiature di perfusione ipertermico-antiblastica per il trattamento delle localizzazioni peritoneali multiple (carcinosi) con versamento ascitico.

Mettendo al centro della decisione terapeutica il malato e il suo legittimo desiderio di affrontare il percorso di malattia con dignità e in buona qualità di vita, l’oncologo potrà di volta in volta scegliere l’associazione di trattamenti più idonea.

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