Anoressia, bulimia, bed: una difesa da un profondo disagio psicologico

I DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare) maggiormente conosciuti sono l’anoressia e la bulima, ma stanno prendendo sempre più piede i cosidetti “disturbi dell’alimentazione atipici”, BED (Binge Eating Disorder). In queste poche righe cercheremo di fare un po’ di chiarezza su questo delicato argomento, su chi sono le persone che soffrono di DCA, le caratteristiche principali di anoressia, bulimia e BED, il loro contesto sociologico di sviluppo e i problemi psicologici che generalmente li caratterizzano, senza pretendere tuttavia di essere esaustivi, ma semplicemente di avviare una riflessione per riuscire a prevenire l’insorgenza del disturbo. Pur presentando delle linee generali comuni alle persone che soffrono di disturbi alimentari è sempre bene considerare l’unicità della storia personale di ogni individuo. In Italia le persone che soffrono di DCA sono circa 3 milioni (il 5% della popolazione circa) ma si suppone che ce ne siano altre “sommerse”, ovvero che non sono in cura né presso ospedali o associazioni specializzate, né presso psicoterapeuti o gruppi di auto-mutuo aiuto.

Di tutte queste persone il 92% circa sono di sesso femminile, in età compresa fra i 9-10 anni e i 55-60 anni. Riporto qui di seguito i criteri diagnostici tratti dal DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali dell’American Psychiatric Association) riguardanti i disturbi alimentari.

Anoressia nervosa:
• Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale per l’età e la statura (perdita di peso che porta a mantenere il peso corporeo al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto di norma)
• Intensa paura di acquistare peso o diventare grassi anche quando si è sottopeso
• Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo o eccessiva influenza di questi sui livelli di autostima o rifiuto di ammettere la gravità dell’attuale situazione di sottopeso
• Assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi (amenorrea) per le donne; alterazioni dell’interesse e della funzionalità sessuale per gli uomini.

Bulimia:
• Ricorrenti abbuffate. Le cui caratteristiche sono: mangiare in un definito periodo di tempo quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo; la sensazione di perdere il controllo durante l’episodio
• Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso (vomito autoindotto, lassativi, diuretici, digiuno, esercizio fisico eccessivo).
• Abbuffate e condotte compensatorie due volte alla settimana per tre mesi.
• Livello di autostima indebitamente influenzato dalla forma e dal peso corporei.

Il Binge Eating Disorder (disturbo da alimentazione incontrollata) ricalca le caratteristiche cliniche della bulima nervosa, ma si differenza da questa per l’assenza di una dieta ferrea che segue all’abbuffata, delle condotte di compenso e del valore esagerato attribuito alla magrezza. La persona è sovrappeso o obesa. I fattori socioculturali possono giocare un ruolo importante nello sviluppo di questi disturbi, in particolare potremmo soffermarci a riflettere sulla pressione culturale esercitata verso il corpo magro come simbolo di progresso nell’acquisizione dell’emancipazione femminile e il pregiudizio, invece, verso l’obesità; il cambiamento del ruolo sociale della donna che deve essere perfetta in tutto (corpo, maternità, lavoro, matrimonio); soffrire di anoressia è diventata un’insegna identificatoria, una “malattia di moda”. Un contesto culturale votato alla magrezza e la decisione di seguire una dieta non sono comunque sufficienti perché si sviluppi un disturbo alimentare, le cui radici infatti affondano in un disagio psicologico del soggetto ben più profondo.

Per non creare fraintendimenti vorrei sottolineare attentamente come anoressia e bulimia non siano disturbi dell’appetito, ma siano solamente un mezzo: il soggetto utilizza il corpo quale strumento attraverso il quale esprimere la sua sofferenza intima, duratura, profonda che a parole non riesce a esplicitare. Il sintomo è la risposta ad un profondo disagio interno ed è una difesa che il soggetto stesso decide di mettere in atto. Il paradosso fondamentale dell’anoressia è dunque che la persona cerca di sparire, cerca cioè di annientarsi e di non-essere; cerca di essere nulla e nelle forme estreme ci riesce. Ma nello stesso tempo, attira l’attenzione di tutti, perché il suo corpo la sta conducendo verso la morte. Nella clinica dei disturbi del comportamento alimentare possiamo riscontare nelle persone l’eccessiva preoccupazione per il peso e le forme corporee, lo scarso concetto di sé dovuto ad una mancanza di autostima e di autoconsapevolezza, ricerca della perfezione in ogni cosa, assenza di sfumature nella visione della realtà, o “tutto o nulla”, difficoltà nel controllo dell’impulsività, paura del vuoto che apre nel soggetto una mancanza incolmabile che non può essere saturata da nessun oggetto (non si intende farne comunque una regola generale in quanto ogni individuo è una storia a sé).

Abbiamo visto quindi come alcune caratteristiche socio-culturali e caratteriali dell’individuo possano favorire l’insorgenza di questa malattia, ma è importante sottolineare che posso favorire, non causare. I genitori, gli insegnanti, gli educatori possono avere un ruolo molto importante in fase preventiva diventando ascoltatori attivi nel dialogo con i ragazzi, aiutandoli a migliorare il loro senso di autostima, riconoscendoli e sottolineando la loro soggettività e unicità, ripristinando la differenziazione dei ruoli (genitore-figlio, insegnante-alunno), fondamentale perché un giovane non si senta confuso, riscoprire il ruolo del padre come elemento fondante, insieme alla madre, nel processo di crescita dei figli e di formazione dei futuri uomini e donne.

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