Workshop organizzato da Dossier Salute

“Le basi dell’ecologia clinica: le intolleranze alimentari, la disbiosi, le carenze mineraliche” Prof. Marcello Mandatori, Docente di Nutrizione Olistica all’Università di Urbino.
Le allergie sono in continua crescita (gli ultimi dati mostrano che il 40% dei nostri bambini ne soffre). Allo stesso modo sono in continua crescita le intolleranze (sia da alimenti che da inquinamento che da stress). Eppure le intolleranze sono ancora poco studiate dalla classe medica. Noi seguiamo le indicazioni della Società Statunitense di Allergologia che fa cinque distinzioni (mentre la Società Italiana ne fa dodici):
1. Allergie alimentari propriamente dette (reazioni immediate all’assunzione di cibo – orticaria – angioderma);
2. Pseudoallergie (derivano da deficit enzimatici: es. i bambini che non digeriscono il latte);
3. Ipersensibilità (contro alimenti che liberano istamina: vino rosso, cioccolato, pesce in scatola);
4. Reazioni tossiche (avvelenamento da funghi, botulismo);
5. Intolleranze alimentari (è una reazione cronica mascherata, diluita nel tempo a differenza del primo caso dove si ha la reazione immediata in seguito all’assunzione del cibo).

L’ecologia clinica è nata in America agli inizi del ‘900. Studia le patologie ambientali: pollini, inquinanti dell’aria, dell’acqua, cibi. Le intolleranze si verificano nei confronti degli alimenti che assumiamo tutti i giorni. Ci sono dei sintomi associati alle intolleranze alimentari: cefalee ricorrenti, scarsa concentrazione, depressione. A carico dell’apparato genito-urinario: irritazioni e cistiti. A livello di derma: eczema, orticaria, psoriasi. Le cause sono fondamentalmente tre:
1. carenze minerali e vitamine (in particolare l’insufficienza di zinco, selenio, manganese altera il sistema immunitario);
2. carenza di flora batterica intestinale
3. Stress inteso, secondo la definizione dell’americano Seye (1936), come lotta di adattamento a un agente nocivo che può essere ambientale, chimico, da agenti infettivi, fisico, ormonale.

I metodi diagnostici sono:
– CITOTEST
– DIETA A ESCLUSIONE
– DIETA A ROTAZIONE

“Il Citotest: il corretto metodo di diagnosi per intolleranze alimentari e chimiche”.

Dr. Ercole Lauletta, Direttore Responsabile Laboratorio Natural Srl. Il Citotest è un brevetto che in Italia viene commercializzato dalla Natural Srl. Ha un’attendibilità verificata tra il 70 e il 90%. E’ una metodica in vitro autorizzata dal Ministero della Sanità. Il prezzo è imposto: è uguale in tutta Italia e costa 250mila lire. Il kit diagnostico contiene 17 vetrini trattati con lavaggi particolari. Su ognuno vi sono degli allergenici alimentari ma anche chimici (ad es. il solfato di nichel è una delle più diffuse cause da intolleranza). L’esame del sangue non è pasto-dipendente (cioè non occorre essere a digiuno); viene invece compromesso dall’assunzione di cortisonici fino a 10 giorni prima. Testa vari stadi da intolleranza: più è forte l’intolleranza a una sostanza più sarà lungo il periodo di astinenza a quella sostanza e alla sua famiglia biologica. Es. l’intolleranza al pomodoro comporta l’astinenza anche alla sua famiglia biologica: patate, peperone, melanzane, peperoncino. Si va dalle 4 alle 8 settimane di astinenza prima di procedere alla reintroduzione graduale.

“EPD: la nuova terapia per le allergie ambientali e le intolleranze alimentari” Prof.

Carmelo Rizzo, Docente di Ecologia Clinica Università di Urbino. L’EDP è un nuovo metodo di terapia. E’ un vaccino aspecifico (si usa lo stesso contro tutte le allergie). Contiene dosi bassissime di sostanze ambientali (pollini, acari, muffe e piante) o sostanze ambientali + sostanze alimentari. O sostanze ambientali + sostanze alimentari + sostanze chimiche (es. nichel, fenoli). In Italia viene utilizzato dal 1992. Si fa dal medico due volte l’anno per tre anni.

“Applicazioni della metodica in pediatria: iperattività, disturbi del comportamento e dell’apprendimento” D.ssa Donatella Dallari, specialista in Psicologia. L’intolleranza alimentare è uno dei tanti stress cui l’organismo reagisce mettendo in superattività le ghiandole surrenali che producono adrenalina e cortisolo. L’eccesso di adrenalina può portare problemi di apprendimento (concentrazione, attenzione, memoria); il cortisolo regola il comportamento. Non è detto che tutti i bambini con questi problemi siano intolleranti. Innanzitutto si parte dall’analisi dei sintomi-spia: problemi di sonno, peluria eccessiva lungo la spina dorsale e le gambe; naso che cola e disturbi di respirazione in assenza di raffreddore.

Nei neonati crosta lattea e rigurgiti. Poi si fa la prova per l’intolleranza (per i lattanti si fa alla mamma). Se risulta positiva, si procede all’eliminazione del cibo e della sua famiglia biologica. Poi la reintroduzione cadenzata.

“Nutrirsi in modo corretto e perdere peso con le intolleranze alimentari”. D.ssa Annalisa Bettin, specialista in Scienza dell’Alimentazione. Per perdere peso è importante suddividere gli alimenti in più pasti durante la giornata. Al mattino vanno assunti frutta fresca e carboidrati. Spuntini a metà pomeriggio di frutta. A pranzo e cena meglio un monopiatto accompagnato da verdure. Maggior parte delle persone (70%) hanno un metabolismo basso: meglio assumere proteine a pranzo e carboidrati alla sera. Evitare di bere molto durante i pasti (rallenta digestione). Questo in generale. Poi va detto che anche gli incrementi ponderali possono dipendere da intolleranze alimentari. Individuato l’alimento, si nota un veloce “sgonfiamento”. Va eliminato l’alimento, la sua famiglia biologica e tutti quei cibi preparati con quell’alimento. Es. intolleranza da latte, una delle più diffuse.

Sono vietati latte, formaggi, burro, yogurt, bovini, agnello capretto ma anche alimenti preparati con latte (tortellini, biscotti, dolci) o con lattosio (dadi, zuppe, impastati). In alternativa si possono usare latte di soia (non tutti i giorni), di riso, di mandorla, di cocco, di cavalla. Margarine, prosciutto cotto a vapore e i tipi di biscotto preparati senza lattosio.

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