L’ebbrezza amorosa

L’amore appartiene alle esperienze in cui sembra di essere colti da qualcosa, di essere amorosamente permeati e riempiti da eventi interiori. L’abbandonarsi all’amore diventa un gioco, un’avventura, destinati a manifestare senza sosta una corrente profonda che ci avvolge e coinvolge totalmente. L’esperienza è molto piacevole, esaltante. Ma in qualche modo sembra volere la nostra perdita, la nostra scomparsa, quasi uno scioglimento negli stessi sentimenti amorosi. Io sono, divento, questo inebriante fiume interiore. L’amore s’innamora di se stesso, l’innamorato s’innamora prima di tutto dell’innamoramento. Sono le sensazioni che sentiamo dentro di noi a farci felici. Si sviluppa una strana forma di costrizione: non mi sento libero di sentire o di non sentire, voglio e desidero senza dubbio questo piacevole immenso sentimento, ma è soprattutto lui che vuole me. E’ veramente un dio potente l’amore, un dio infinitamente bello, amabile, suadente, convincente, desiderabile. Ma è anche un dio che possiede: non lascia tregua, fa esplodere i sensi ed i sogni, mette in movimento tutte le parti dell’essere.

Ecco allora il precipitare felici ed inconsapevoli nella contemplazione dell’amato, come pure nella contemplazione di qualsiasi cosa bella al mondo, di qualsiasi cosa mi circondi, dentro e fuori. Tutto mi parla e mi canta dell’amore e dell’amato, tutto sembra attraversato dall’espansione amorosa che sgorga dal mio cuore. Sembra quasi esistere di per sé, mi perdo io in lui, e si perde anche qualsiasi cosa mi circondi. Ma quanto profondamente mi sento io stesso presente in questo liberante perdere il mio ego, la mia persona, la mia ragione? Tutto questo potere inebriante che scorre in me, senza dubbio non si limita semplicemente al mio io, l’io che dialoga, che pensa, che confronta, che ha paura, che si blocca. Chi abita allora dentro di me? Da dove vengono, chi sono queste forze, che portano felicità e costrizione, liberazione e superamento? Sembrano quasi delle persone autonome, degli dei che mi visitano, delle forze deliziose ed amanti che mi contengono in qualcosa. I fiumi profondi che mi attraversano nell’intimo, pieni di gioia e di mistero, non sono me stesso, non sono il mio comune io, ma sono in me, sono una parte di me.

Si presentano come un perpetuo viaggio interiore, con una sua destinazione misteriosa, una sua guida autonoma, un suo proporsi, un suo continuo incoraggiare a spostarsi, muoversi, rimanere in moto, anche nella pace e nel sogno. Ecco allora la continua spinta, ad elevarmi, ad abbracciare gli esseri, a volare, a sperimentare, ad inseguire le forme della bellezza. Raggiungo queste forme: fate bellissime, folletti misteriosi, mi abbracciano felici e ridenti, ma poi improvvisamente si sciolgono, volano via, e mi richiamano altrove, attraverso nuove forme sorprendenti, da raggiungere con nuovi percorsi. Mi succede poi che voglio scrivere, cantare, donare, espandere, immergermi nelle avventure, nelle esplorazioni. Una risposta di manifestazione energetica all’irrompere interiore di un fiume di piaceri, impulsi, aperture, scoperte. Lo stesso piacere dell’amore cresce in se stesso attraverso il gusto dell’esercizio appassionato di qualsiasi mia parte. Ecco allora che il passeggiare, la presenza della natura, la conversazione, lo sforzo dell’intelligenza e della volontà, il seguire le ispirazioni, tutto diventa un piacere.

Non ci sono più limiti: tutto si espande come un fiume, e quando i limiti ci sono, sembrano strumenti di una palestra per giocare, il piacere diventa gioco che gusta la resistenza, scioglie il pensiero, rinforza la pazienza e la compassione, dilata la sensibilità. L’apertura del cuore fa volare il coraggio, il potere dell’eros sollecita il mio potere personale. Ecco allora l’amore, ecco la danza di due folli amori felici, la divina potenza dell’amore che mi sommerge, senza condizioni e senza limiti, ed il mio rispondere sollecitando tutte le facoltà, esprimendo la creatività. Arriva impetuoso il dio, si rivela immensa la potenza, sembra sommergermi, sembra che mi voglia sciogliere e dissolvere, tanta è la sua forza. Mi abbandono a questa forza, immensa, esaltante. Mi faccio penetrare, attraversare. Soccombo, come in una lotta. Mi arrendo allora al dio, ed ecco che questi si fa piccolo ed innocente, amichevole e lieto, mi prende per mano, mi rialza, mi trasmette lentamente la sua energia. Mi sento esaltato, ebbro, pieno della presenza divina. Poi lentamente mi aiuta il dio, lui si ritira, e sperimento la nuova forza che ora sono io, sperimento il piccolo dio che sto diventando.

Mi lascia ora il dio, e mi accorgo che sono diventato molto più potente io stesso. Divento creatore per rispondere all’amore divino. Ora un fare vorticoso rende nuova, sveglia e capace ogni mia cellula, ora il rifluire nel non fare scioglie gli attaccamenti e le attese, nella contemplazione dell’essere. La freschezza dell’amore vuole celebrare e vuole donare, ecco allora le imprese attraverso le quali ogni amante conquista nuove bellezze per l’amato, in qualsiasi forma d’amore. Come se gli esseri avessero bisogno sempre di nuovi mondi per potersi meglio abbracciare e fondere. Quanto e come si potrebbe lodare e celebrare l’amore, quanto si potrebbe cantare questa parola, pure così diffusa ed utilizzata, così comune. Si presenta come una fonte di felicità, che sgorga dall’interno, anche quando appare scatenato da un evento esterno. E’ vero che l’evento scatenante può sembrare qualcosa di esterno a me, inevitabilmente oggettivo od altro da me, una persona, un’esperienza. Ma sono sempre io a reagire ed a sentire, non esistono altri che reagirebbero come posso, sento e voglio reagire io.

Dentro di me quindi la fonte. L’amore si presenta prima di tutto come percezione di una beatitudine autonoma, oggettiva ed interiore, e poi come amore di se stessi, perché è dentro di noi che sentiamo l’esperienza. Esiste prima di porsi come amore relazionale, sia verso me stesso, sia verso l’altro. Viviamo tutti immersi in continui strati di relazioni, fra le quali la maggioranza ha un carattere affettivo: l’amore per i genitori e per i figli, l’amore per gli amanti e per gli amici. Viviamo lo stesso amore per noi stessi, comunque sia e comunque vadano le cose: l’amore per il corpo, per le esperienze, per la vita, per i divertimenti, per gli ideali, per i gusti e gli impegni. In una situazione in cui, per quanto esistano condizioni alienanti e negative, ho comunque e sempre molte relazioni che costituiscono una fonte naturale di soddisfazione, di piacere, di entusiasmo, dovrei sempre essere immerso in questo dio amoroso che m’immerge, mi esalta, mi fa godere, mi fa espandere, mi fa contemplare, mi fa agire. Fossi anche nelle condizioni più gravose, potrei anche non avere tempo e modo di sentirle e di vederle: l’amore stesso porterebbe a giocare con le resistenze, con le paure, con i limiti, con la pazienza.

Quali sono le condizioni che mi permettono di sostenere e vivere la beatitudine amorosa? In fondo la condizione è una sola: vivere la pienezza dell’amore come felicità e come entusiasmo, come immersione nel dio, come ispirazione, abbandonando e sciogliendo il cuore, accogliendo senza riserve, in piena fiducia. Accogliere il sentire dell’amore come sorpresa, come invasione, come espansione, come intensità. Il sentire, la sapienza del cuore, comprende il piacere, la conoscenza, la donazione, genera il bene e la bellezza, dona senza riserve. Non dobbiamo fare altro che abbandonarci a tutto questo, vivendo la possibilità, la forza ed il diritto di sentire e comunicare una felicità incondizionata. Allora il dio amore sa che cosa fare per aumentare il sentire, per stimolare la sorpresa e l’intensità, che si nutrono di se stesse. L’amore fa volare, fa sentire e vibrare l’entusiasmo, per il proprio essere, per gli altri, per il divino. Si potrebbe immaginarlo come una possente ardente spinta, in cui non ha importanza la destinazione, ma il continuo aumento della potenza che spinge.

Sembra sì partire da un’area: un’esperienza di tenerezza intima, con i figli o con i genitori, un innamoramento, un’esperienza interiore di ebbrezza, nella natura o nei templi. Ma subito questa spinta si trasforma in un tornado, e si espande dalla prima esperienza, ad altre esperienze che si accendono quasi a catena. Finché, da un corpo ad un altro corpo, da una bellezza ad un’altra bellezza, ci si sente trasportati in un’elevazione divina senza confini. Ecco la potenza dell’amore, sorge senza confini dentro di noi, ci trascina e ci unisce agli altri, ai mondi, ci unisce al divino, come pienezza inesauribile di felicità, piacere, creazione. Diventa possibile sì reagire a questa invasione, a questi doni senza confini, l’amore stesso esige che rispondiamo, diventando qualcosa, qualcuno, diventando un essere bello e potente, diventando sempre più attraenti per lui stesso, cavalcando le pulsioni, manifestando e producendo, creando, in opere del cuore e del pensiero, che a loro volta irraggiano e risvegliano la coscienza ed il cuore degli esseri, residenze, misteriose esse stesse, del dio eros.

La capacità di abbandonarsi, di aprirsi, di sentire, di superarsi, di lasciare l’ego, di fondere l’individualità, si accompagna con il processo di risveglio e di trasformazione di un essere che scopre, usa il libero arbitrio, focalizza le scelte, i pensieri, le volontà, supera lo stato esistente, si espone con il coraggio, il rischio ed il lavoro, a costruire qualcosa di nuovo e di originale, in una dimensione stretta di ascolto, dialogo e scommessa con la prima dimensione ricettiva. Questo significa che si tratta di una persona che si è rivolta alla realizzazione della propria essenza, impegnandosi in un processo di purificazione e di sviluppo che lo ha allontanato dalle paure, dai blocchi, e quindi dalle maschere, dal potere e dalle perversioni dell’amore presenti nelle aspettative, nelle richieste, nei controlli. Una persona che riesce a vivere entusiasta della vita, autonoma nei suoi valori e nei suoi affetti, può esprimere il desiderio di un’altra persona proprio perché non ne ha bisogno, non ne dipende. Chi riceve in sé il dio dell’amore, non dipende da nulla, né dall’interno, né dall’esterno.

L’amore sembra effettivamente costringere, ed è questa pressione che noi poi drammatizziamo descrivendo passioni irrazionali e cedendo agli istinti di avidità ed alla voglia di costringere gli altri. Ma questa pressione interiore deve tradursi in un risveglio del potere della psiche, dell’anima: si esce dalla costrizione soltanto diventando noi stessi una potenza d’amore. In quest’immersione siamo prima quasi soggiogati dalla potenza del sentire, ma poi questa potenza rimane dentro di noi, quando ci rialziamo e l’integriamo in un tipo di vita che sia all’altezza di queste potenze. Si vive nel profondo di se stessi, dove l’amore sorge, dove ci s’innamora dell’amore, in un luogo dove non ci sono certezze, garanzie, programmazioni, controlli, rispondenze, verifiche. Si vive con l’amore quando si sa vivere con il mistero e con la fiducia, con la forza e con la creatività. Un’attitudine al coraggio ed all’apertura di cuore permette di contenere, vivere ed esprimere l’amore nell’innamoramento dell’amore. L’amore va poi sostenuto da tutta una coerenza di vita, in modo che l’amore possa essere libero di spaziare e coltivarsi attraverso tutte le forme di attività e di rapporti.

Si evitano così i momenti di rottura o di abbandono. La passione dell’amore si espande allora in tutte le altre forme di passioni che fanno vibrare la creatività di un’intera vita come fornace di amore.

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