Implantologia dentale olistica – Mai più denti monconizzati!

Implantologia dentale olistica. Dati statistici ufficiali indicano che, l’operazione di monconizzazione dei denti, è compiuta 8 milioni di volte in un anno sull’insieme delle persone che si recano negli studi odontoiatrici italiani. Dovendo ripristinare uno o più denti mancanti, il dentista sceglie preferenzialmente e/o per abitudine l’opzione del ponte e che fa? Prepara i denti adiacenti agli elementi mancanti.

La “preparazione” per l’incapsulamento è veramente qualcosa di shockante per il dente, cui è letteralmente “tagliata la testa” per abbassarlo e ridurlo dimensionalmente: in seguito, gli è anche asportato lo strato protettivo di smalto naturale che lo ricopre sino alla gengiva. Questa è un’operazione cruenta, che comporta la distruzione della corona anatomica naturale del dente (che spesso è sanissima) ma è considerata necessaria allo scopo di avere un’adeguata struttura portante per lo spessore della capsula: bisogna limare accuratamente e delicatamente il dente fino al colletto e, spesso per soli motivi estetici, anche sotto l’orlo della gengiva, fino a renderne la superficie, alcune volte, molto sottile.

Quanto sopra, vale per i denti che si desiderano tenere vitali ma, una pratica comune in odontoiatria allopatica, è quella di devitalizzare i denti che necessitano di una maggiore limatura (ad esempio per ottenere il parallelismo tra di loro): dal momento in cui sono stati monconizzati i denti vitali, potrebbero far male e, comunque in seguito, andare in contro alla auto-devitalizzazione!

La capsula che ricopre il dente, dal punto di vista della conservazione del materiale biologico sano, ha senso SOLO quando esso è già ridotto ad una radice. Ribadisco che, in ogni altro caso, se esiste ancora del tessuto dentale, anche pochissimo, questo dovrebbe essere mantenuto e conservato rigorosamente!

Denti sani come appoggio per ponti?

Ecco un esempio classico in odontoiatria: manca il dente 6° inferiore (il 1° molare è considerato la “chiave di volta” della bocca, spesso perso in età giovanile): l’elemento mancante è in mezzo a due denti sani.
Che fare ora, se si intende ripristinare la masticazione per problemi di statica mandibolare e/o scheletrica? E’ evidente che l’utilizzo della ceramica su metallo ed anche di quella integrale e/o dello zirconio, conduce ad una consistente riduzione (tramite una fresa diamantata) dei due denti sani adiacenti. Tanto più si vorrà usare la ceramica integrale (con o senza basi metalliche), quanto più sarà necessario effettuare una “preparazione adeguata”. Nella terminologia odontoiatrica, “preparazione adeguata”, significa ridurre di molto la forma naturale del dente e magari devitalizzarlo!

Dovendo eseguire un ponte, con la priorità di non compromettere gravemente i denti sani, le opzioni sono le seguenti: i ponti “california”, i ponti “maryland” metallici, le protesi metal-free in composito poli-ceramico strutturato che richiedono, entrambi, pochissima abrasione dello smalto del dente (anzi, lo smalto deve assolutamente rimanere per garantire l’adesione del manufatto al dente), in alternativa alla “monconizzazione”, l’implantologia olistica metal-free.

Quali metalli è possibile utilizzare per l’esecuzione di un california/maryland-bridge? Vi sono: il nichel-cromo, che è da escludere per i problemi legati all’uso di nichel, poi il cromo-cobalto che è altrettanto da evitare perchè il cromo è risultato essere un metallo aggressivo o sensibilizzante, oppure l’oro galvanico.

Ora è necessario sapere che per sostituire uno o più denti, le scelte possibili sono solo queste:
1. Implantologia olistica metal-free (di cui tratterò diffusamente più avanti);
2. Ponti “maryland” o “california”. Dei micro-intarsi sono alloggiati nei solchi e nello spessore dello smalto. L’adesione è costituita da composito adesivo e di oro galvanico, rivestito esternamente. Il rischio è la tenuta a lunga distanza in quanto, sono solo “incollati” al dente;
3. Composito poli-ceramico strutturato, senza alcuna base metallica (PEX). E’ incollato tramite l’adesione di composito fluido;
4. Preparazione, non troppo marcata su denti mantenuti vitali, per alloggiarci un ponte tradizionale in metallo-ceramica o anche in ceramica integrale (senza struttura in metallo).

Le tecniche sono state elencate in ordine crescente riguardo alla riduzione del dente sano: il massimo di preparazione “demolente” è necessaria per piazzare la ceramica integrale senza metallo ed, in alcuni casi, anche con il “california bridge” comunque, secondo i casi, il minimo di riduzione si ottiene con il composito. Ovvio: non è necessaria nessuna riduzione dei denti sani se si sceglie l’implantologia olistica metal-free!

Metalli in bocca: quali problemi possono causare?

Forse non tutti lo sanno ma, alcune persone, hanno una particolare sensibilità: sono allergiche ai metalli, anche all’oro giallo (che a volte si può usare a volte no), al nichel e ad altri metalli non nobili, compreso il titanio; il loro uso è perciò assolutamente da escludere. Queste persone, che sono coscienti del problema avendolo vissuto dolorosamente sulla propria pelle, sono in grado di spiegare perfettamente ai dentisti, quali e quanti problemi di salute hanno avuto in corrispondenza di precedenti trattamenti odontoiatrici e che, vorrebbero non incorrere in altri “incidenti” legati all’uso dei metalli in bocca.

Tali pazienti, solo alcune volte, trovano il coraggio di tornare, sconfortati e delusi dal loro dentista, per descrivergli la visita che hanno fatto, magari per caso da un medico omeopata, illustrando i loro problemi di salute e, spesso dopo notevoli insistenze, riescono ad avere le fotocopie dei “bugiardini” (le schede tecniche che dovrebbero essere consegnate insieme con le protesi), dei materiali usati dal dentista; con loro sorpresa apprendono, solo ora, che c’era veramente di tutto nelle leghe metalliche che hanno in bocca!

Infatti: le basi metalliche per ponti, di solito, sono costituite da:
• alluminio (15%), stagno (12%), cromo (1%), nichel (1%), vanadio, manganese, zinco;
• oro (39%), palladio (35%), argento (19.5%), stagno (5%), platino (1%), iridio (1%), rutenio (1%), indio (0.5%);
• palladio (25%), argento (70%), rame (1%), stagno (1%), iridio (1%), indio (2.8%), zinco (1.4%)

Inoltre, gli “scheletri” metallici degli apparecchi mobili, di solito, sono costituiti da:
• palladio (63.5%), cromo (28%), molibdeno (6.5%), manganese (0.6%)

In realtà, il termine “manufatto in oro-ceramica”, che è riportato nel foglietto del consenso informato e nel certificato di conformità alle norme europee (destinati appositamente al paziente e previsti dalla legge), serve per giustificare qualsiasi cosa, infatti: non è detto che il lavoro dentale non possa contenere; rame, cadmio, palladio, cromo, ecc. ecc., spesso, ad insaputa anche del dentista!!! Questi metalli, altamente allergizzanti, sono sempre contenuti nelle basi per ponti e nei perni cosiddetti aurei.

Attenzione: se il dentista nel consenso informato e/o nel certificato di conformità CEE, scrive: “protesi in oro-ceramica” e non vi consegna il bugiardino (la scheda tecnica del metallo), è quasi sicuro che la lega d’oro che ha utilizzato per voi è mescolato ad altri metalli, così come lo è il 99% dei prodotti odontoiatrici simili, presenti oggi sul mercato! Riflettete: se il dentista stesse usando l’oro puro al 99%, cioè “oro galvanico”, questa scritta apparirebbe in “bella evidenza” nei documenti ufficiali in quanto, quelli che lo usano veramente, lo mostrano (giustamente) con vanto!

Dal momento che si possono ottenere manufatti protesici con una durezza superiore, solo mischiando il 40% di oro ad altri metalli, sono sempre più diffuse le leghe che contengono di “tutto”. Sentirete citarle anche dal dentista quali, leghe: “platinate”, “palladiate”, oppure “non nobili” e/o semi-preziose (se contengono in elevate percentuali rame, cromo e altri metalli dal potenziale elettrico positivo).

C’è da osservare che, all’avvento dell’odontoiatria moderna, vi erano solo le leghe platinate. Poi s’intravide l’opportunità tecnica di sottrarre del platino (costosissimo) e di sostituirlo con il palladio (a basso costo). Maggiore era la percentuale di sostituzione del platino con il palladio, più si risparmiava sul materiale di partenza! Purtroppo, il palladio ha, notoriamente, l’elevata potenzialità di inibire gli enzimi inoltre, ha la capacità di indurre sensibilizzazioni nel tempo.
I tedeschi ci avvertono da anni degli effetti nocivi del palladio. La Svizzera, qualche anno fa, bandì il palladio dalle protesi (ancora prima che l’amalgama per le otturazioni). Oggi, molti omeopati anche in Italia, essendo a conoscenza della spinosa questione, iniziano a testare la compatibilità di un individuo con il palladio che ha in bocca, trovando sempre dei problemi generati da esso.

Se proprio il vostro dentista vuole usare dell’oro, oppure anche dell’oro platinato fate attenzione che, almeno, non vi sia del palladio nella lega (fatevelo scrivere….!).

Il plurimetallismo

Consentitemi una premessa di metallurgia, magari un po’ noiosa, ma necessaria per capire la problematica. Un metallo, immerso nella soluzione del suo sale, assume un potenziale standard ben definito. La differenza di potenziale è la “forza motrice” della corrosione; ma, la bocca, non dovrebbe diventare, a causa dei metalli permanentemente ivi inseriti, una “cella elettrolitica di riferimento”, tuttavia: è abbastanza comune che, proprio in bocca, si formino delle differenze di potenziale (persino tra amalgama ed amalgama, se si tratta di amalgama di diverso tipo o di diversa età). Dall’anodo (cioè dal metallo meno nobile) si staccano numerosi atomi dalla superficie della lega (il metallo in bocca), che entrano in soluzione sotto forma di ioni metallici, in grado di migrare nell’organismo e di produrre, qua e là, qualche guaio!

I metalli “nobili” sono “inerti” solo in una “cella elettrolitica” immaginaria (cioè sperimentale) ma, non quando sono accoppiati con un elettrodo diverso: infatti, gli elevati potenziali elettro-positivi dei metalli nobili, proprio perché lontani dai potenziali elettro-negativi di tutti gli altri metalli, quando sono accoppiati con un qualsiasi elettrodo diverso producono differenze di potenziale tra le più elevate. Inoltre, alcuni metalli non nobili usati in odontoiatria, hanno una forza motrice intrinseca che conduce all’auto-ossidazione come, ad esempio, il cromo, la cui reattività naturale crea spontaneamente un ossido.

Sfortunatamente, l’ambiente orale, per via della saliva che è un ottimo conduttore, rappresenta un’efficace “cella galvanica biologica”. I metalli presenti nelle leghe, delle quali sono costituite le varie tipologie di protesi, creano differenze di potenziale in ambiente orale, che spazia da 100 milliVolts sino a 1000 milliVolts.

Purtroppo, la maggioranza dei dentisti non sa cos’è un micro-amperometro/voltmetro e non possiede neppure un multimetro digitale per valutare i valori di tensione/corrente che si scaricano, in una data unità di tempo, direttamente in bocca. Peccato: potrebbero assistere e misurare delle vere e proprie “scariche di corrente” simili a microscopici fulmini!

L’effetto negativo della corrente/tensione orale è duplice:
1. crea un micro-amperaggio continuo, installato permanentemente in una forma biologica di vita;
2. aumenta la corrosione e la migrazione di pericolosi ed aggressivi ioni metallici nel corpo.

Tutti i dentisti (olistici o allopatici che siano) dovrebbero iniziare subito ad usare, di routine nella pratica quotidiana, un micro-amperometro per le misurazione delle correnti endo-orali. Ben presto rileveranno dei valori sospetti, cioè dai 5-10 microAmpere in su e, quando questi valori sospetti sono associati a sintomi clinici, dovrebbero cominciare ad intervenire per ridurre e/o eliminare la corrente presente in bocca. Vi riferisco brevemente di una ricerca effettuata in una clinica dentale tedesca su 99 pazienti: essi hanno accettato la bonifica delle amalgame coinvolte nel bimetallismo. Tutti loro avevano sintomatologie che si erano dimostrate resistenti ai vari tentativi terapeutici effettuati fino ad allora da cliniche e specialisti vari.
Tuttavia, tali sintomi sono spariti completamente con la sola eliminazione delle correnti endo-orali, essi erano: mal di testa (57 casi), vertigini (20 casi), nausea e vomito (6), emicrania (6), svenimenti (4), fibrillazioni oculari (3), ronzio auricolare (1), gusto sgradevole (1), dolore alla mandibola (1).

La vera natura dei sintomi di questi pazienti non potrà mai essere diagnosticata se si ignora la reale causa e complessità del problema, ovvero: l’esistenza dell’elettro-galvanismo endo-orale e dei suoi effetti negativi sull’organismo.

Nella pratica comune della medicina, attualmente, l’effetto batteria all’interno della bocca è largamente trascurato, se non addirittura sconosciuto!

Tuttavia, ciò mi appare veramente singolare, in quanto: sin dal 1879 (Dr. H.S. CHASE), si pubblicano regolarmente comunicazioni che provano l’insorgere di turbe dovute al poli-metallismo delle ricostruzioni dentarie. Inoltre, sono veramente innumerevoli i ricercatori che hanno pubblicato studi su sintomatologie trattate con l’eliminazione del galvanismo orale: la bibliografia sarebbe troppo lunga da citare in questa sede, seppure solo scrivendo il nome degli autori che hanno pubblicato una ricerca in tale direzione!
Sempre di più si assiste a diagnosi errate o diagnosi “facili” appartenenti, spesso, al quadro delle malattie neurologiche, per sintomi quali: mal di testa, emicranie, distonia vegetativa, false depressioni ecc.. Spesso sono anche prescritti molti farmaci, che risultano però perfettamente inutili. Alcuni possono solo attenuare i sintomi. Quello che dispiace maggiormente è che, questi pazienti, sono considerati ipocondriaci e/o nevrotici.

Sono convinto assertore che, la misurazione delle correnti orali, dovrebbe divenire una procedura di routine, nella pratica di tutti i medici e, specialmente, dei dentisti. Un consiglio gratuito: chiedete sempre al vostro dentista (anche e soprattutto a quello olistico), se ha un micro-amperometro-voltmetro in studio e, soprattutto, se lo utilizza di routine!

IMPLANTOLOGIA DENTALE OLISTICA IN OSSIDO DI ZIRCONIO BIOCOMPATIBILE

Si sta sempre più affermando anche in Italia, l’utilizzo degli impianti in ossido di zirconio, materiale altamente biocompatibile, appartenente alla famiglia delle bio-ceramiche (ZrO2-TZP/TZP-ABio HIP, secondo la norma ISO13356). Tuttavia gli ossidi di zirconio non sono tutti uguali. Durante la produzione dei componenti di questi impianti in monoblocco, la scelta della materia prima, nonché la padronanza del processo di pulitura e di realizzazione, sono d’importanza fondamentale al fine di ottenere un bio-materiale che è in grado di raggiungere una resistenza alla flessione notevolmente superiore a quella del titanio. Inoltre, la nano-radioattività di questo ossido di zirconio è di 100 volte inferiore a quella basale, cioè naturalmente presente, del corpo sano.

Si tratta di un prodotto relativamente recente (utilizzato in ambito clinico da oltre 5 anni) ma, certamente, dall’enorme portata innovativa, che presenta numerosi vantaggi rispetto ai tradizionali impianti in titanio, in termine di: biocompatibilità, osteointegrazione, caratteristiche meccaniche ed estetiche, nonché in perfetto accordo con la filosofia degli odontoiatri olistici che, in genere, aborriscono l’implantologia eseguita con i metalli (qualsiasi essi siano) per via dei noti problemi sopra evidenziati.

Questa rivoluzionaria alternativa agli impianti tradizionali, si può apprezzare ancora prima di avere un impianto posizionato nella propria bocca. Tutti gli strumenti d’incisione quali: frese, bisturi, scolla-periosteo, persino le pinzette, sono costruiti in ceramica ATZ (Allumina Toughened Zirconia), di cui sono costituiti anche gli impianti che saranno inseriti nell’osso. Tra l’altro, gli strumenti in ATZ presentano una capacità d’incisione notevolmente maggiore ed un’usura essenzialmente inferiore degli strumenti metallici tradizionali.

Ma perché di questa scelta? L’implantologia olistica metal-free non sarebbe ideologicamente sostenibile se per: incidere la mucosa, scollarla dall’osso e creare la sede dell’impianto nell’osso, fossero usati i consueti strumenti chirurgici di metallo che, in ogni modo, rilasciano sempre delle microscopiche particelle del metallo di cui sono costituiti, nei tessuti con i quali entrano in contatto, per via dell’intervento implantologico.

Implantologia dentale olistica

Cosa significa Implantologia olistica? Olos significa globale: se la scelta di operare in modo olistico in odontoiatria non fosse coerente con la pratica clinica quotidiana, allora che serietà ma, soprattutto, che differenza dall’allopatia odontoiatrica ci sarebbe in tale modus operandi? Le indicazioni di tali impianti sono sostanzialmente: riabilitazione orale funzionale ed estetica di pazienti con edentulia parziale o totale, impianti a persone intolleranti ai metalli, o la volontà di risparmiare del tessuto naturale dei propri denti sani. Il tempo di osteointegrazione e di carico masticatorio varia dai 3 ai 6 mesi. Normalmente, i costi e le controindicazioni sono sovrapponibili a quelli dell’implantologia allopatica tradizionale.

 

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