Come l’ARMONIA è una prima sintesi fondamentale per la scuola francese di gra-fologia, così il RITMO lo è per quella tedesca. Sono due criteri valutativi che ben si inte-grano, perché, se l’Armonia ci dà dati sull’inserimento sociale dello scrivente, il Ritmo ci dice le sue potenzialità di energia psichica.

Il concetto di ritmo è nella lingua italiana legato a quello di una successione nell’alternanza. Più suggestivo è l’etimo greco, che richiama il verbo scorrere, fluire, tipico di un corso d’acqua sempre uguale e sempre diverso. E’ proprio quanto si ricerca nella scrittura, seguendo le indicazioni di Klages, Heiss, Muller ed Henskat: il grafismo che stiamo esaminando ha forza creatrice e dinamica ma non caotica e distruttrice, continuità nella diversificazione, libertà viva ma non disordina-ta, respiro e tenuta? Innanzitutto ci si sofferma ad esaminare il livello di ritmo in quelli che sono gli ele-menti costitutivi fondamentali del grafismo: forma, movimento, spazio. La FORMA con buoni valori di ritmo è quella personificata, capace di distaccarsi dal modello appreso ( se ci riflettiamo, fra le tante componenti della scrittura, è l’unica ad esserci insegnata a scuola), ma senza cadere in un’arbitrarietà incomprensibile e non co-municativa. La forma ben ritmata è solitamente semplificata, agile, ma pure, più raramen-te, ben strutturata con un investimento di costruzione. Non deve comportare gesti artificiali o comunque inutilmente appesantiti, gonfiati, complicati.

Ma non ha nemmeno buoni valori di ritmo di forma un grafismo che, sotto la spinta del movimento, si destrut-tura al punto da diventare un filo in cui si vanifica la zona media – la zona dell’Io – per la-sciare frequentemente il posto a prolungamenti in alto e/o in basso. Un buon ritmo di MOVIMENTO è invece conferito da una rapidità che non sia precipitata, da un sicuro distendersi verso la destra, da legamenti abili e funzionali, dal prevalere delle forze di liberazione su quelle di costrizione, in particolare dall’assenza di scatti, torsioni, riprese, saldature, ritorni ed avvolgimenti del filo grafico su se stesso. Sia l’eccessiva lentezza, anche quando si tratti solo di accuratezza e precisione un po’ eccessi-ve, sia la precipitazione impulsiva e disordinata sia le troppo differenti andature del grafi-smo abbassano i valori del ritmo di movimento. Il ritmo di SPAZIO consiste in una ripartizione viva ed intensa del bianco e del ne-ro: come il filo grafico (col suo inchiostro che indica l’IO) si immette nel foglio vuoto (che significa lo spazio della vita)? Lo riempie completamente quasi con avidità ansiosa, oppu-re annega in un mare che resta infido e non esplorato? O riesce finalmente a dialogare con sicurezza ed apertura, mantenendo la propria identità ma curioso dell’altro, del futuro, del mistero? Muller ed Enskat ricorrono ad una metafora suggestiva: la forma può essere para-gonata ad un cavaliere (che ha il compito razionale di dirigere), il movimento al suo caval-lo (le pulsioni, che vogliono prendergli la mano), lo spazio al terreno in cui i due – che do-vrebbero essere una cosa sola – si muovono. Osservare le grafie con questo primo colpo d’occhio può far entrare subito il grafo-logo in sintonia con gli elementi essenziali del grafismo, che saranno poi definiti accura-tamente ed analiticamente con lo studio delle specie grafologiche. (segue)

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