Secondo una ricerca britannica esporre gli occhi a questo colore aiuterebbe a regolare l’orologio biologico che controlla il ritmo di sonno e veglia.

Guardare per qualche minuto al giorno una luce di un blu intenso aiuta a combattere l’insonnia. Lo afferma una ricerca britannica che ha dimostrato che l’occhio umano è sensibile alla luce nell’arco delle brevi lunghezze d’onda e ha scoperto l’esistenza, nella retina, di un sistema di recettori che regola il ritmo biologico del sonno. Secondo lo studio, guidato dall’esperta di cronobiologia Debra Skene e condotto nell’università del Surrey, questi recettori comunicano direttamente all’orologio biologico le informazioni raccolte e lo regolano, stimolando o riducendo la produzione di melatonina, la sostanza che regola sonno e veglia. Esponendo ventidue volontari a luci di diversa lunghezza d’onda, i ricercatori hanno notato che l’esposizione alla luce blu riusciva a modificare direttamente il livello della melatonina. Questo tipo di ricerca non è nuova, perché già la cromoterapia si è occupata di stabilire le diverse caratteristiche della luce a seconda del colore basandosi non solo sullo stato d’animo che questo può suscitare o rappresentare, ma proprio sull’effetto che il colore può sortire in relazione alla lunghezza d’onda che gli è propria.

Lo studio britannico, però, conferma l’utilizzo del colore per modificare e sistemare l’orologio che controlla i ritmi biologici, tra cui quelli del sonno e della veglia.
Sonno vitale
La luce blu, dunque, è utile a regolare il sonno sconvolto da lunghi viaggi, dai disturbi legati al jet lag, da orari irregolari o dalla cosiddetta sindrome affettiva stagionale che, soprattutto con l’arrivo dell’autunno, provoca sonnolenza, senso di affaticamento e lievi depressioni. In particolare questo colore sarebbe un buon antidoto contro l’insonnia, un disturbo molto fastidioso che interessa ben dodici milioni di italiani. Diversi studi dimostrano che il 70 per cento degli insonni non consulta il medico di famiglia e il 40 per cento non cerca alcun rimedio, sottovalutando la gravità di questo disturbo. Il riposo notturno, infatti, svolge una funzione indispensabile alla vita come la respirazione e l’alimentazione. Dormire è una necessità istintiva dell’uomo: se si paragona lo stato di veglia e lo stato di sonno alle funzioni digestive il primo è analogo alla ricerca del cibo e all’atto del mangiare, mentre il secondo al digerire, all’impiegare le componenti nutritive del cibo e dunque acquistare forza.

Tutto il metabolismo aumenta nel sonno aiutando l’organismo a immagazzinare energia: l’apparato renale e il fegato eliminano le tossine più efficacemente di quando si è svegli, il sistema immunitario produce più anticorpi, il midollo osseo “fabbrica” globuli rossi in gran numero, l’ormone somatotropo (quello della crescita) viene prodotto in quantità considerevoli. Il sonno è una fase attiva della vita quotidiana assolutamente necessaria a completare l’equilibrio di tutto il corpo e di conseguenza la carenza di riposo notturno peggiora nettamente la qualità dell’esistenza. Chi dorme poco e male è più esposto a disturbi di tipo psicologico come la depressione e ha una minore vitalità nelle relazioni sociali. Le ripercussioni dell’insonnia non si riflettono solo sulla vita diurna in termini di freschezza o di energie, ma si fanno sentire su tutto l’organismo: risulta infatti che gli insonni fanno maggior ricorso alle strutture sanitarie e accusano più frequentemente malattie, con un generale peggioramento delle attitudini socio-professionali. In particolare, emerge un legame tra la mancanza di sonno e l’incidenza delle malattie del sistema cardiocircolatorio.

A prescindere dalla causa che ha scatenato l’insonnia, questo disturbo porta, infatti, a un aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, favorendo il maggior rischio cardiovascolare. Senza contare la rilevanza sociale del problema: la sonnolenza diurna, infatti, è la causa di circa il 45 per cento degli incidenti stradali e di oltre il 50 per cento di quelli sui luoghi di lavoro.
Consigli per una buona dormita
Dal punto di vista pratico si possono distinguere tre tipi di insonnie: quelle occasionali, di uno o pochi giorni, legate a situazioni contingenti (cambio di letto, ricovero in ospedale, imminenza di un esame, preoccupazione, lutto, euforia); quelle transitorie, che persistono per alcune settimane e quelle croniche che, con l’alternanza di ricadute e remissioni, continuano per molti mesi, anni o decenni. Le insonnie croniche, per le quali è necessario ricorrere al medico, riguardano il 10-15 per cento della popolazione sopra i 18 anni. Una ricerca pubblicata sul Journal of the Medical American Association consiglia agli insonni cronici di coricarsi e alzarsi a ore regolari, restringendo il tempo di permanenza a letto ed evitando i sonnellini pomeridiani.

Ciò, infatti, favorisce un sonno più compatto e perciò più soddisfacente. In realtà non esiste una regola sulle ore necessarie per una buona dormita, ma solo tempi personali: meno di sei ore di sonno sono sufficienti al 5 per cento degli italiani ed un’altrettanta percentuale di connazionali dorme più di dieci ore. Il restante 90 per cento riposa 7-8 ore per notte. Tutti compiono però lo stesso percorso circolare fatto di 4-6 cicli notturni della durata media ciascuno di 90 minuti. Suddivisi a loro volta in stadi: sonno Non Rem (senza movimenti oculari) prima leggero poi lento e profondo, e Rem durante il quale si muovono gli occhi e si sogna. Quando un ciclo di sonno si è completato ci si può svegliare oppure si entra nel ciclo successivo. L’insonnia è un disturbo in cui è da bandire il cosiddetto fai da te: troppo spesso infatti si ricorre ai sonniferi senza consultare il medico rischiando, da un lato, fastidiosi effetti collaterali e dall’altro, una rapida dipendenza biologica e psicologica. Tuttavia, possono essere utili alcuni accorgimenti di tipo alimentare e comportamentale: eliminare dal pasto serale la carne, che contiene tirosina, un aminoacido che stimola i processi mentali, imparare un metodo di rilassamento per diminuire la tensione muscolare, limitare, nelle ore precedenti il sonno, attività che eccitano l’organismo, evitare l’assunzione di sostanze stimolanti con il fine di aumentare la produttività del giorno.

Per chi invece vuole seguire i risultati della ricerca britannica è possibile conciliare la tranquillità del sonno con pareti della camera da letto e biancheria nelle tonalità del blu. E se non si possono cambiare i colori della stanza, delle lenzuola o dei pigiami, un suggerimento più semplice può essere quello di rivestire con questo colore i paralumi delle varie lampadine nella zona notte.

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