A Mosca, ai tempi nell’URSS di Brezhnev, un professore di storia delle religioni viene convocato con urgenza ad una riunione segreta nel Ministero degli Interni.

Da li’ parte un’avventura tra il monte Ararat e l’Aconcagua, tra percezioni extrasensoriali e la “camera del silenzio” dove il tempo e lo spazio finiscono per confondersi e confonderci. Sicuramente un libro insolito ed atipico. Scritto verso l’inizio degli anni ottanta, esso ha circolato in varie lingue, in molti paesi, in “edizioni” che andavano dalle fotocopie di un testo dattiloscritto, a pubblicazioni ad uso interno di quell’insieme di persone che si riconoscono nel “Movimento Umanista”. Un altra curiosità riguarda l’autore del libro, dato che una di queste vecchie edizioni accenna a Salvatore Puledda come all’estensore materiale di un racconto la cui ideazione risulterebbe il prodotto di un lavoro collettivo, del lavoro di un gruppo che attraverso di esso ha cercato di portare avanti una sorta di esperimento…. Ed in effetti, il testo presenta una narrazione abbastanza singolare: sotto la forma del “rapporto” suggerito dal titolo, viene costruita una storia tra il poliziesco e il fantascientifico che mette in dubbio la percezione comune del tempo e richiama alla memoria il “percorso” delle antiche iniziazioni misteriche. Siano come siano la sua storia ed i suoi autori, questo testo ci intriga, ci affascina, ci inquieta e ci fa sperare in un mondo nuovo, nella migliore tradizione della letteratura umanista.

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