Dall’odio all’espansione e all’amore

Il primo passo per diventare una stella. Durante il mio percorso di crescita il primo passo ed il più difficile è stato riconoscere che ero capace di odiare e che sotto al mio odio sempre negato e rimosso c’era il mio dolore, il primo e più grande dolore. Il nostro primo dolore è sempre legato al rapporto con nostra madre nell’utero. In seguito quella situazione si ripropone continuamente nella nostra vita fino a che non la vediamo, la accettiamo e la sciogliamo attraverso il perdono , ma questo è il percorso visto “a ritroso”. Per i primi anni della mia analisi venivo messa continuamente di fronte al problema dell’odio, ma come un cieco non riuscivo a vederlo. Certo avevo un sacco di problemi, ma io non avevo mai odiato nessuno, mia madre poi…. impossibile! Un giorno, dopo aver passato una domenica pesante e particolare con mia madre, durante la quale non aveva fatto altro che parlare di una delle mie sorelle, la sua “figlia preferita” e di quanto fosse brava, in gamba, bella, intelligente e chi più ne ha più ne metta, mi sono trovata da sola, camminando per la città. Ecco, mi ero sentita trasparente, inesistente un’altra volta.

Mi sono fermata davanti ad una vetrina ed ho visto un pullover color celeste, soffice e caldo. Di colpo mi è “caduto addosso” un dolore profondo, senza nome che mi sembrava insostenibile, come se quel pullover celeste mi avesse fatto pensare ad un materno dolce ed accogliente che in quel momento mi mancava profondamente. Sono entrata nel negozio ed ho comprato quel pullover, come se questo potesse attenuare il mio dolore. Invece no. Sono rimasta per molti giorni in quel dolore e sono stata immobile lasciando che mi riempisse, che fluisse libero, cercando di non esserne terrorizzata come in passato. Ho sentito che lentamente si stava sciogliendo. Finalmente sono riuscita ad accettare che mia madre non era la madre che avevo sognato e ostinatamente desiderato, era semplicemente quella che era, con i suoi limiti ed i suoi pregi, esattamente come me, un meraviglioso e imperfetto essere umano. Nel momento in cui io l’ho accettata profondamente, il nostro rapporto ha cominciato a cambiare. Credo che lei mi abbia sentita più vera e più libera ed io ho imparato a volerle bene in un modo nuovo.

Questo è stato senz’altro il passaggio più importante del mio percorso, il primo di molti altri verso il perdono, il perdono per me stessa che avevo tanto odiato ed il perdono per i miei genitori che per lungo tempo avevo incolpato per tutte le mie sofferenze. Il mio odio ricopriva il mio dolore ed io non potevo ancora permettermi di sentirlo e riconoscerlo. Quando ho ammesso con me stessa che potevo odiare e che avevo odiato, ho fatto un primo passo. Poi ho sentito che potevo andare a scoprire che cosa c’era sotto : il mio dolore antico, il primo patito ancora nella pancia di mia madre, sempre lo stesso che mi ero portata dietro. Ripassare attraverso questo dolore è stato anche questo un altro passo: posso ripassare attraverso il mio dolore e non muoio! Perché è questa la sensazione di cui abbiamo più paura, di morire. Ci sembra che il dolore sia troppo grande e che ci possa uccidere. Spesso il dolore ci dà un’angoscia di morte, il dolore è un “assaggio della morte” ci dice Antonio Mercurio, e ancora : “nel dolore che c’è la missione profonda che l’universo ci ha dato” . Possiamo paragonare l’energia contenuta nel dolore alla nascita di una stella.

La condensazione della stella porta ad una collassazione verso l’interno, la temperatura sale e si arriva ad un punto critico che provoca una reazione termo-nucleare. Quando questo punto viene superato si può arrivare a due risultati, la formazione di un buco nero o quello della nascita di una stella. Noi attraverso una reazione termo-nucleare(dolore) possiamo decidere di diventare delle stelle oppure implodere e diventare dei buchi neri, accumulando solo dolore e divorando tutte le occasioni che la vita ci offre, alleandoci con la nostra madre castrante interiore. Noi possiamo “decidere” di diventare una stella e cioè possiamo trasformare il nostro dolore in energia (stella) per creare, per crearci una nuova vita e per creare bellezza. Qui si deve introdurre il concetto del Sé. Noi non siamo mai soli dentro di noi, fin dal nostro concepimento noi abbiamo il Sé dentro di noi, insieme a tutto l’amore e la forza necessari a trasformare la nostra vita. Possiamo dire che il Sé è il sole della nostra vita, viene fuori nella misura in cui noi lo “sposiamo” dentro di noi e nella misura in cui siamo capaci di andarlo ad estrarre da “sotto” al dolore ed ascoltiamo la sua voce per “decidere” di scegliere di trasformarci.

Possiamo dire anche che noi siamo il frutto di un big-bang di una sola cellula (il nostro embrione) e cioè di un’esplosione di vita. Il Sé agisce un’azione molto importante in questa esplosione e noi nasciamo profondamente in contatto col nostro Sé, ma il trauma ci distoglie dal Sé ed il Sé si nasconde così sotto al nostro primo trauma. Sta a noi andarlo a ricercare, a scavare nel nostro odio e nel nostro dolore e a trasformarlo in energia per creare bellezza. La bellezza che l’universo vuole da noi è piantata come un seme nel nostro dolore, se noi riusciremo a coltivare il seme di questa bellezza potremo decidere di diventare stelle, stelle che brillano ciascuna di una luce propria nell’universo.

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