Il bisogno e i giochi di potere nella coppia

Distinguiamo il “potere su”, fatto di dominio e che porta alla sopraffazione, alla continua contrapposizione e alla distruzione, e il “potere di”, costruito attraverso la capacità di lavorare per gli altri, e che porta alla creazione. Distinguere queste due forme di potere ci può aiutare a comprendere che tra i partners il nemico non è l’altro, ma spesso è soltanto il nostro bisogno di agire un “potere su” bisogno che non viene tollerato dal nostro Io più adulto e che quindi scatena grandi sensi di colpa. Ma chi non riconosce il proprio bisogno di potere negandolo, rifiutando di accettare che dentro ognuno di noi alberga questo profondo bisogno narcisitico, è colui che spessissimo si fa vittima delle circostanze esterne, delegando agli altri la possibilità di agire un potere spesso enorme. Ogni volta che uno dei partners (o entrambi) finge di ignorare il proprio potere e il proprio bisogno di potere, struttura una relazione che oscilla continuamente tra i ruoli di dominatore e dominato, carnefice e vittima, in cui viene riprodotta una modalità di rapporto estremamente rassicurante (perchè regressiva) ma al tempo stesso altamente frustrante per entrambi i partner. Essi barattano così al bisogno infantile di sicurezza, al bisogno narcisitico di un “potere su”, la possibilità di agire sia per il bene proprio che per quello dell’altro, rinunciando ad acquisire la capacità creativa di un “potere di”, un potere che si sa prendere finalizzandolo ad uno scopo di crescita, seguendo consapevolmente sia il proprio progetto evolutivo, sia il progetto di crescita della coppia.

L’uomo storicamente ha lasciato il potere dell’affettività nelle mani della donna escludendosi dalla vita familiare, dai rapporti con i figli. La situazione che si è andata strutturando è che l’uomo ha sviluppato il suo potere maschile fuori casa, realizzandosi nella società e nel lavoro e la donna ha sviluppato il suo potere all’interno delle mura domestiche. Questi stereotipi hanno prodotto uno strapotere, un “potere su” da ambo le parti. L’uomo ha sviluppato una cultura “maschilista” nella società escludendo e sottomettendo la donna (forse per vendicarsi del suo strapotere nella vita familiare?); la donna ha fatto della famiglia il suo regno creando dei rapporti con i singoli componenti, marito e figli, di dipendenza e di possesso. Si instaura con questi stereotipi, la lotta di potere tra l’uomo e la donna per arrivare – oggi – ad una ulteriore esasperazione: la distruzione dell’identità maschile e femminile e la nascita dell’identità fallica. Il principio maschile e paterno è un elemento fondamentale oggi più che mai all’interno della coppia e della vita familiare, nel rapporto con i figli. con la sua forza aiuta i figli ad incontrarsi con la vita, con la realtà e a separsi dalla simbiosi e dalla dipendenza. Così come il principio femminile e materno sano può insegnare l’armonia e l’amore per la vita. Il punto è che sia l’uomo che la donna sono figli della stessa madre che li ha posseduti e gli ha insegnato che la loro vita apparteneva solo a lei. Questa consapevolezza è un primo passo per uscire dalla lotta di potere.

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