Tutto ritorna al mare.

Ognuno di noi può essere chiuso nella propria isola, sentirsi diverso, ma allo stesso tempo avere voglia di attraversare quel mare che si frappone fra noi stessi e gli altri, spesso non sappiamo come fare, non basta un’ “allergia” come difesa o saggezza del corpo, bisogna prima fortificarsi per poi poter affrontare il profondo mare della nostra esistenza. Lo scorrere sempre uguale della vita sull’isola non è sufficiente per chi ha un animo predisposto a comprendere l’esperienza delle emozioni; il nostro Mario avverte che c’è di più, si può “essere” di più. Così un giorno approda sulla Tua isola un forestiero, una novità, una finestra spalancata verso il mondo, un altro mondo, molto diverso dal tuo. Avviene così l’incontro tra Mario e Pablo; due esiliati, due isolani, due uomini diversi per cultura ed esperienza. Essi si incontrano per rinascere, l’uno grazie all’altro, decidendo di perdere una loro parte, donandosi quello che è più grande e forte in loro: l’immediatezza verso le emozioni, il senso vero della vita. Sono come due fanciulli che giocano sulla spiaggia; metafora dell’amicizia.

Ma le “reti tristi” della realtà, i bisogni e le necessità della vita, fanno sì che Mario e Pablo vadano incontro a strade differenti. Così arriva il momento della separazione. Il senso di abbandono si impadronisce di Mario, il dolore è forte ma è proprio per questo che il Postino può trasformarsi in un creatore di bellezza. Mario capisce che il Poeta gli ha lasciato qualcosa, e cioè la possibilità di riconoscersi un valore, umano ed artistico ossia riesce a trasformare i doni che ha ricevuto da Pablo in doni per sé stesso e per gli altri. Soltanto ritornando in contatto con ciò che è dentro di noi e vicino a noi (sentimenti, relazioni, conflitti), si può scrivere la “poesia” per il mondo: “quella che non sarà più di chi la scrive ma di chi gli serve”. a cura di: Vincenzo Baccano, Anna Barone, Stella …….. Caforio, Antonia Melchiorre, Paolo Patarca, Paola Pietrangeli, Flavia Valentini

LA VITA … PUÒ DIVENTARE … UNA COSA MERAVIGLIOSA Immaginiamo che ogni personaggio di questo film rappresenti una parte di Mario e che Mario rappresenti ognuno di noi.

Immaginiamo anche che parlando di un’isola il Regista ci abbia voluto parlare di una particolare condizione umana: la solitudine. La solitudine ci può spingere in tante direzioni: nella disperazione, nella distruttività verso noi stessi e verso gli altri, nel rafforzamento di schemi e modalità che già conosciamo, oppure può spingerci alla ricerca, alla sperimentazione, all’azione. Il protagonista di questo film inizialmente è solo, insoddisfatto ed immobile, incapace di prendere una qualsiasi decisione. Capita nella vita di sentirsi confusi e persi, incapaci di comprendere le motivazioni del nostro disagio, ma è proprio grazie a questi momenti che la vita può fare un salto di qualità. Il primo passo in questa direzione è nell’agire. Mario è invitato dal padre a trovare un qualsiasi lavoro, purché faccia qualcosa. Il padre rappresenta quella parte di noi che ci spinge ad uscire dall’immobilità e dal vittimismo e che ci invita a rischiare in prima persona. L’agire però da solo non è sufficiente se non è finalizzato alla realizzazione della nostra identità unica ed irripetibile.

Questo progetto alcune volte sembra lontano, come lontano e sconosciuto è Pablo Neruda a Mario prima di arrivare sull’isola. Grazie all’agire e alla volontà di ascoltarlo, il progetto comincia a prendere forma fino a diventare un nostro alleato come avviene tra Mario e Pablo. Una tappa importante per il conseguimento del proprio progetto è la “riconciliazione”, l’armonizzazione e la sintesi di tutte le parti dentro di noi. Una sintesi importante è quella tra principio maschile e principio femminile, rappresentata per Mario dall’incontro con Beatrice simbolo della bellezza, del sentimento, dell’ispirazione creativa, dell’attenzione alle piccole cose. Fin qui Mario ha integrato dentro di sé diverse parti: “il principio di realtà” (il padre), la voce del suo progetto interiore (Neruda) e la sua parte creativa femminile (Beatrice); deve però fare i conti con quelle forze dentro di sé che rappresentano una controtendenza allo sviluppo, una spinta negativa, un impedimento alla libera espressione della sua identità. Queste parti nel film sono: la zia di Beatrice (il cinismo), il prete (il moralismo), l’uomo politico (l’avidità).

Mario si perde di nuovo e trascorre un periodo in un’apparente riedizione del passato; è depresso, apatico, si sente di nuovo solo. E quella energia che aveva sentito? La forza della poesia, dell’amore, la bellezza della natura, gli ideali che lo avevano infiammato? Tutto sembra essersi perso nel vuoto, nel ricordo dell’incontro con il Poeta, sempre più lontano. Ogni importante passaggio di crescita porta con sé anche un momento di dolore che spesso assume le vesti della depressione, ma se siamo disposti a cercare di nuovo il progetto che abbiamo dentro, ed ogni essere umano ha il suo, prima o poi lo ritroveremo. Così Mario con il tempo riesce a “ritrovarsi” sotto il profilo affettivo, ideologico, creativo. Infine cosa rappresenta Pablito? Ogni volta che una Persona si trasforma e si realizza, si trasforma anche tutto ciò che la circonda. La morte non è un annullamento totale dell’esistenza, poiché anche nelle piccole cose ed anche non rendendocene conto lasciamo dei segni, attraverso ogni nostro gesto, i nostri sentimenti, le nostre relazioni, le nostre idee. Pablito è quella parte di noi che sopravvive anche alla morte.

a cura di: Fausto Baccano, Silvia Cacciamani, Federico Falconieri, Priscilla Valletta

IL POSTINO

Mare. Barca che arriva al porto. Silenzio. Visi bruciati dal sole. Cosa porta? Pesci e uomini. I ritmi lenti del mare cadenzano la vita della piccola isola dove vive Mario Ruoppolo, figlio di un pescatore. E’ un mondo in armonia con una natura bellissima dove la vita sembra procedere immutabile da secoli. All’inizio della propria crescita ogni organismo ha bisogno di un ambiente caldo e protetto dove svilupparsi e di un cordone ombelicale dal quale ricevere nutrimento. Il Padre di Mario, con i suoi silenzi, sembra voler comunicare al figlio l’importanza di riconoscere e accettare questa simbiosi. Ma l’isola è anche un mondo chiuso dove i pescatori conducono un’esistenza sempre uguale, imprigionata dalle necessità quotidiane e le cui sorti sono strettamente dipendenti dalla pesca e dal mare. Come il bambino ha bisogno di separarsi dalla madre per trovare il proprio posto nella vita, così Mario sente crescere in sé il bisogno di qualcosa di diverso: vuole trovare un modo nuovo per esprimersi e per comunicare con gli altri.

Come fare? Mario decide di non essere pescatore e di trovarsi un altro lavoro, ma ogni scelta di cambiamento è difficile. Anche se “lo stipendio è da fame” ed il “portare la borsa delle lettere è come avere un elefante sulle spalle” Mario sceglie di diventare aiuto-postino: trasporta “parole”. Lettere inviate a Pablo Neruda, un poeta venuto da lontano: “Poeta amato dalle donne e Poeta del popolo”. Parole come onde che si infrangono e si frantumano per poi rinascere. Rincorrersi di emozioni. Suoni del mare. Armonia di un’amicizia. Per la propria crescita individuale è essenziale l’apertura verso l’esterno e verso gli aspetti nuovi della vita. Mario infatti cerca un primo contatto con il Poeta che per lui rappresenta un mondo affascinante ed esotico. Confrontarsi con gli altri comporta tuttavia delle difficoltà. La casa di Pablo inerpicata sulla collina simbolizza il desiderio di isolamento del Poeta in esilio. Pablo non cerca contatti con la gente del luogo e non nota affatto Mario che per lui è solo un postino. Mario dal canto suo vede Pablo solo come il Poeta e si trova ad affrontare uno dei tanti problemi che ogni rapporto comporta: superare il proprio egocentrismo e l’atteggiamento di pretesa, come quando non si accontenta della dedica sul libro.

Mario non si arrende e intuisce che per avvicinare Pablo deve imparare ad ascoltare, comincia allora a leggere le sue poesie e ad interessarsi al Paese da dove viene. Anche Pablo fa dei passaggi importanti: non si chiude e permette gradualmente a Mario di conoscere la sua casa, le sue lettere, i suoi pensieri ed i suoi sogni. Nasce un reciproco confronto, attraverso lo scambio di idee, di impressioni e di emozioni. Il Postino ed il Poeta imparano a riconoscersi come Persone ed a sentire che hanno l’uno bisogno dell’altro per completarsi. Mario domanda a Pablo: “come si diventa Poeta?” e ancora “come si conquista Beatrice Russo?”. Con umiltà e caparbietà Mario sta chiedendo a Pablo di insegnargli a scrivere la poesia più importante e difficile, quella della propria vita. Aqui nella isola il Mar, il tuo Amigo Mar, esce da sé ad ogni istante dice que sì, poi que no, poi que no non puede star tranquillo me chiamo Mar repete appiccicandosi ad una pedra senza riuscire a convincerla… Un sincero rapporto d’amicizia attraverso difficoltà, conflitti e doni reciproci consente ad ognuno di scendere nel profondo di sé stessi scoprendo la propria capacità di trasformare e trasformarsi.

Davanti alla grandiosità del Mare il Maestro Pablo insegna che “ci sono persone che con la forza della volontà riescono a cambiare le cose” ed il Maestro Mario si chiede se il Mondo non sia la “metafora” di qualcos’altro. Passo dopo passo Mario comincia a trasformare la propria vita scoprendo il suo progetto: la poesia come mezzo di comunicazione, l’amore per Beatrice e l’impegno politico. Mare ora impetuoso ora immobile. come l’intera Anima del Mondo. Mare in tempesta come marea di persone. La poesia si perde nell’acqua. Ma Mario non si è perso. è ritornato nel grande mare. Il Poeta lo riascolta nei suoni delle onde, del vento della scogliera e dei cespugli, delle reti “tristi”, della campana dell’Addolorata, del cielo stellato e del Cuore di Pablito. Mario Ruoppolo muore. Ma ci lascia un messaggio importante: come il poeta utilizza tutte le sue esperienze di gioia e dolore per dare vita alla sua opera d’arte, così ognuno di noi può utilizzare le proprie potenzialità ed i propri limiti per creare una bellezza che trascende la sua breve esistenza. Mare.

Tutto ritorna al mare. Suoni. Ricordi di visi. Cosa ci hai portato? La vita. La poesia. L’immortalità. a cura di: Suoni. Ricordi di visi. Cosa ci hai portato? La vita. La poesia. L’immortalità. a cura di: Olga

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