Mangio e sarò appagata per sempre!

Quali sono i sensi che più utilizziamo al fine di provare un piacere immediato? L’udito, per ascoltare una musica che ci rilassi? La vista, per guardare un panorama infinito al tramonto? Il tatto, per toccare il nostro compagno e sentire la gioia di averlo accanto? L’olfatto, per inebriarsi del profumo di lavanda in un giardino di primavera? Oppure il gusto, per organizzarsi una bella cenetta con il nostro piatto preferito e un buon bicchiere di vino? Credo proprio che il gusto ben si presti per esaudire velocemente un nostro desiderio di piacere. Anzi, in realtà per gustare il cibo utilizziamo più sensi contemporaneamente, lo tocchiamo, lo guardiamo, e a volte prima di metterlo in bocca lo odoriamo per anticiparne il piacere. Mangiando, misuriamo bene la nostra capacità di godere, di essere dentro ciò che facciamo e dentro ciò che ci fa provare piacere. Contemporaneamente però ci confrontiamo anche con i nostri bisogni, con la nostra avidità e con l’incapacità di rimanere in ascolto di noi stessi. Il rapporto con il nostro piatto – in una pausa pranzo o in una romantica cenetta – può trasformarsi in una sfida all’ultimo respiro.

E’ come se in quel momento ci sia un alto rischio che qualcuno possa derubarci del nostro piatto oppure che sia l’ultimo dei nostri pasti. C’è chi divora tutto alla velocità della luce, chi non respira, chi mangia anche parlando, chi fa delle piccole pause, e chi invece fa dei piccoli bocconi e delle grandi pause. Insomma ce n’è veramente per tutti i gusti. Ma cosa ci succede realmente in quel momento? Ci allontaniamo da noi, ci distraiamo dalla nostra mente, regrediamo e ci andiamo a rifugiare in quel boccone di piacere immediato posto sotto le nostre papille gustative nella speranza che duri per sempre? Purtroppo però solo fino alla fine del piatto! L’avidità e la pretesa di volere tutto e subito, sono i meccanismi che ci allontanano dalla possibilità di accettare il vuoto di oggi per avere un pieno e una bellezza di domani. In prima persona posso dire che il mio Io psichico, che scatta immediatamente e agisce in funzione di un bisogno, mi chiede solo di assecondare un piacere immediato, ed è inconcepibile accettare la frustrazione di non esaudire tutto e subito oggi per raggiungere magari una gioia di domani.

Il cibo è solo un esempio per riportarci alla grandezza della nostra pretesa, è certamente una necessità primaria per nutrirci e alimentarci, ma sicuramente calza a pennello per esaudire il bisogno di un piacere immediato. Nella Sophia-Analisi, Antonio Mercurio ci dice che la gioia è un piacere qualitativamente diverso dal piacere psichico. (Teoria della Persona – Antonio Mercurio – Ed Costellazione di Arianna, 1992). Il principio della gioia, quella dimensione di adulto che ci può dare la forza per accettare una sofferenza e un vuoto di oggi per la realizzazione di una meta futura, di bellezza e di godimento. Seguendo quindi il principio della gioia, e ritrovandoci davanti al nostro piatto preferito, potremmo decidere di trasformare quel momento di bisogno di piacere a tutti i costi, in un momento di grande godimento per se stessi, degustando quel piatto in maniera lenta e appagante, socchiudendo gli occhi per entrare nel cibo, e perché no, elencando in maniera dettagliata a chi ci sta di fronte, tutti gli odori, le spezie e gli ingredienti presenti nel nostro tanto desiderato piatto!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here