Un quarto dei sub che vengono colpiti da emicrania dopo un’immersione è portatore di una malformazione nota come pervietà del forame ovale

Per chi, armato di maschera e pinne, si prepara a bagni e immersioni, arriva un monito dal quinto congresso del Centro cefalee dell’ Istituto nazionale neurologico Carlo Besta di Milano in corso a Stresa. Come ha spiegato Stewart J. Tepper, direttore del Centro cefalee della Yale University School of Medicine, il cosiddetto “mal di testa del sommozzatore”, può infatti nascondere una malformazione congenita del cuore che, passata inosservata per tutta la vita, dà segno di sé con un attacco di emicrania con aura dopo un’immersione subacquea, anche semplicemente in apnea. Di questa malformazione congenita (PFO, pervietà del forame ovale), sarebbe portatore oltre un quarto dei sub che vengono colpiti da mal di testa dopo un’immersione ed è facile che buona parte di essi ne soffra anche nella vita di tutti i giorni (47,5%). La malformazione si associa spesso anche alla sindrome da decompressione dei subacquei. Il forame ovale è un piccolo orifizio aperto durante la vita fetale fra atrio cardiaco destro e sinistro, che si chiude con lo sviluppo. Se ciò non avviene, l’anomalo passaggio di sangue fra i due atri non provoca problemi clinicamente rilevanti, ma l’alterazione che si verifica nella dinamica del flusso sanguigno pompato dal cuore verso l’area posteriore del cervello può provocare mal di testa.

Il forame resta parzialmente o del tutto aperto in quasi un terzo degli individui normali, senza che ciò abbia alcun significato clinico e la condizione viene in genere ben tollerata per tutta la vita senza nemmeno cefalea. Ma se si verifica un anomalo aumento della pressione nell’atrio destro (come in caso di immersione) i sintomi si manifestano. Sarebbe portatore di questo difetto il 37,7 per cento di chi soffre di emicrania con aura non responsiva ai trattamenti farmacologici e in generale il 41-48 per cento di quelli che soffrono di questo tipo di emicrania. Gli anomali vortici del flusso sanguigno dovuti alla mancata chiusura possono portare alla formazione e al distacco di microemboli che viaggiano lungo il torrente circolatorio fino al cervello, dove produrrebbero piccole zone di ischemia. Se il blocco del circolo è transitorio compaiono solo il dolore e i sintomi di accompagnamento dell’emicrania con aura. Se invece dura più a lungo si può arrivare all’ictus, soprattutto in donne giovani che fumano e prendono la pillola, fattori che, particolarmente nel sesso femminile e prima dei 45 anni, peggiorano la coagulabilità del sangue.

Fonte: lescienze.espresso.repubblica.it – 24 maggio 2007

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