Ero molto piccolo quando mia madre mi disse che per punizione sarei rimasto chiuso da solo al buio nel sottoscala.

Quanto tempo passò? Quante ore prima che tornasse riaprirmi? Cosa mi passò per la mente durante tutte quelle ore al buio? Oggi – ho quasi 40 anni – non posso dormire da solo: ho una paura terribile del buio e dei fantasmi che vi abitano. Ero molto piccolo quando mia madre mi disse che ero intelligentissimo, praticamente un genio! Non dimenticò di dirmi inoltre che i miei risultati dovevano essere i migliori di tutta la classe: solo così mi avrebbe voluto bene. Lei aveva già un uomo pessimo accanto a sé, un uomo incapace ed imperfetto: non ne avrebbe accettato ancora un altro. Oggi – se non ci sto attento – la mia presunzione schizza fuori nei rapporti di lavoro ogni volta che può, impedendomi di avere un lavoro stabile e distruggendo le relazioni che cerco di creare. Ero molto piccolo quando mia madre mi disse che solo accanto a lei sarei sopravvissuto: avrei avuto amore, calore, cibo, vestiti, giocattoli e tutto ciò che desideravo. Ma se l’avessi lasciata, avrei perduto tutto. Niente giocattoli, niente vestiti, ma soprattutto niente amore. Oggi non riesco a vivere accanto ad una donna: mi manca sempre qualcosa, e la mia compagna non è mai sufficientemente perfetta come l’avrei voluta.

L’amo, ma ho sempre paura di perdere tutto, e per essere certo di non perderla, fomento litigi senza senso. Sono un uomo “normale”: a volte saggio altre volte stupido. Ma la mia vita è divisa. In altri momenti smetto di essere normale e un’altra personalità si impossessa del mio corpo, dei miei pensieri, delle mie relazioni. La seconda personalità non è ben evidente, ma piuttosto difficile da distinguere perché è confusa e mischiata con la prima. La seconda personalità è quella di un faraone, con poteri di vita e di morte su tutti gli uomini della terra. Ricchezze infinite, molte più di quanto sia possibile spendere e scialacquare in una vita intera, mi appartengono. Terribili poteri soprannaturali possono ulteriormente aiutarmi in momenti difficili o semplicemente quando lo desidero. Come può quest’uomo girare in mezzo alla gente? Come può prendere la metropolitana o mettersi in fila alla posta per pagare l’affitto? Come può accettare un rifiuto da una bella ragazza, o accettare un posto di commesso ad un negozio? La sua vita è terribilmente dolorosa: ogni momento la sua incolumità è messa in pericolo, ogni circostanza ferisce l’immagine che ha di sé, ogni persona lo umilia profondamente semplicemente perché non lo adora o non si inchina al suo passaggio.

Questo faraone è cresciuto insieme a me e dentro di me: ogni volta che un pensiero creato da lui si impossessa di me, il risultato è sempre il dolore. Dolore perché non sono ricco, dolore perché non sono il presidente degli Stati Uniti (ed è pure un po’ pochino ..), dolore perché non sono onnipotente, dolore perché – come tutti – mi capita di ricevere qualche rifiuto, sgarbo. Anzi, più il faraone vive e si esprime, maggiori sono le offese e gli sgarbi che ricevo. Questo perché nei rapporti con le persone, lui ha un atteggiamento presuntuoso, borioso, saccente, strafottente e arrogante: in una parola – antipatico! “Ma chi si crede di essere?” – Dice chi lo conosce. E giù, ancora più rifiuti ed offese. Il faraone crede inoltre di avere diritto alla vita eterna. E’ cresciuto dentro di me, ha succhiato il latte mentre io succhiavo il latte, ha sfruttato le miei gioie, i miei amori, i miei successi ed insuccessi per nutrirsi di odio e di rancore verso i miseri umani che non lo capivano e non lo adoravano. Ha sfruttato il mio corpo per vivere una vita che non gli appartiene e che non ha neanche chiesto in prestito: l’ha rubata.

La vita è la mia, ma lui crede di poterne disporre a suo piacimento: perché lui è un faraone. Lui è il padrone della vita di tutti, compresa la mia (figurarsi …). Io sono stato il suo schiavo fedele, il suo illuso servitore: ingannato che un giorno – quando lui avrebbe conquistato il potere che gli spetta – anche io ne avrei goduto. Quando tutti avrebbero finalmente riconosciuto che lui era un faraone, io sarei stato libero. Menzogna! Il faraone crede di vivere in eterno: ma non dentro di me! Io ho deciso di ucciderlo. Ho deciso di ammazzarlo, di farlo fuori, di avvelenarlo come lui ha avvelenato me e la mia vita. Ho deciso di diventare il padrone della mia vita e di smettere di voler essere il padrone della vita degli altri. Ho deciso che – ogni volta che si presenterà un suo pensiero – lo toglierò dalla mia mente, farò finta che non sia mai venuto: farò qualsiasi cosa pur di non seguire il pensiero del faraone. Anzi, se non riuscirò a spazzare via il suo pensiero, farò deliberatamente il contrario pur di non seguirlo. Il faraone deve morire: perché se non muore lui, io non sarò mai libero. Se non muore lui, morirò io. Se non se ne va, io non saprò mai chi sono, non saprò mai perché sono nato, perché sono venuto al mondo e cosa sono venuto a fare. Se il faraone non muore, io non posso spezzare le catene e uscire alla luce.

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