Si può vivere solo con il dovere?

Nella vita di tutti i giorni, ascolto spesso un detto che dice: prima il dovere e poi il piacere! Si deduce, come la via del piacere, del rilassamento, sia possibile solo dopo aver soddisfatto tutti i doveri. La prima domanda che mi pongo è: chi stabilisce la fine dei doveri e l’inizio dei piaceri? Se sappiamo stabilire questo limite, come mai ci lamentiamo sempre di avere una vita stressata? Gli impegni giornalieri sono sempre moltissimi e sembra che non ci sia mai il tempo di fermarsi. Abbiamo sempre moltissime cose da fare e alla fine della giornata arriviamo stanchissimi a casa. La vita continua a scorrere e noi di nuovo la mattina successiva ci alziamo e ricominciamo la nostra giornata cercando di risolvere tutti i nostri impegni. Dobbiamo fare questo e quest’altro. Inoltre può succedere che oltre ai nostri impegni se ne aggiungano altri di persone a noi vicine. Tutti ci chiedono qualcosa, tutti hanno dei bisogni e noi cerchiamo di soddisfare per quel che possiamo le richieste che arrivano dall’esterno. Il nostro partner, i nostri figli, il nostro datore, amici…….ci chiedono qualcosa ogni giorno e noi ci attiviamo per fare tutto il possibile e a volte anche l’impossibile! Doveri, doveri, doveri e ancora doveri! Ora, vorrei farmi delle domande: in tutto questo chi pensa a noi? Quanto tempo della giornata dedico a me stessa/o? Mi sto godendo la vita che passa inesorabilmente? Chiedo agli altri di essere rispettata/o.

Ma io per prima/o mi rispetto? Mi ascolto? Mi amo? In che modo posso dare amore agli altri se per primo non lo do a me stessa/o? Ecco allora che comincia a diventare importante considerare nella vita di tutti i giorni la parola “PIACERE” e scoprire quante cose si fanno con interesse, vedere quanto piacere mi dò nell’arco di una giornata, valutare se i doveri e i piaceri sono allo stesso livello. Spesso sento persone che si lamentano della loro vita molto stressata! Se continuo a mettere benzina sul fuoco, perché il fuoco si dovrebbe spegnere? A volte siamo convinti che la nostra vita stressata sia per colpa degli altri. Ma questo non è così perché siamo noi stessi che alimentiamo una situazione che forse, in fondo ricerchiamo. Rifacendomi al “Dizionario di Psicologia” di U. Galimberti la parola piacere viene associata ad una” Esperienza di Benessere puntuale e transitoria che prende avvio dalla soppressione del dolore o dispiacere” e ancora ci si riferisce al piacere come “ un effetto della rappresentazione dell’azione da compiere” cioè non legato al raggiungimento di finalità ma all’atto stesso di compiere un’azione.

Inoltre rifacendosi a Freud il piacere è associato alla riduzione di una tensione con la necessità di ridurre o eliminare una tensione interna. Si, è proprio così!! Il piacere per essere sentito ha bisogno di soddisfare qualcosa che non ci fa star bene, qualcosa che desideriamo, qualcosa che riduce un nostro disagio! Proviamo a chiederci allora quante Esperienze di Benessere attiviamo ogni giorno. Proviamo a vedere se abbiamo insegnato al nostro corpo a godersi il piacere. Ad accoglierlo. Succede allora che, se il nostro corpo non ha imparato il piacere, la cosa che accade può essere quella di non riuscire a coglierlo nemmeno nei momenti in cui ciò è possibile! Ci sono uomini che mi raccontano di non riuscire a rilassarsi nemmeno quando è il momento di riposare e ci sono donne che hanno difficoltà a provare piacere nei rapporti sessuali. I motivi sono molti e andrebbero valutati tuttavia uno fra tutti è quello di sentirsi in colpa. E qui entriamo in un campo molto particolare che è quello della sessualità in cui il piacere è molto legato alla propria capacità di rilassarsi e ciò è valido sia per gli uomini che per le donne.

Quando chiedo se ci sono altri momenti giornalieri legati al piacere, molte persone, non sanno rispondere. Il corpo può essere qualcosa di molto complesso ma anche qualcosa di molto semplice! Se noi non lo aiutiamo a provare piacere durante la vita di tutti i giorni e quindi non lo aiutiamo a rilassarsi ma lo stressiamo continuamente, perché al momento di un rapporto sessuale dovrebbe rilassarsi così tanto da procurarci un grande piacere? Ma la nostra vita non è solo sessualità. È anche coltivare un proprio hobby, è leggere un libro, è fare una bella chiacchierata, è saper giocare con l’altro, è raccontare, è ascoltare totalmente chi ci parla, è fare una bella corsa, è respirare più lentamente e non in modo ansioso e rapido, è essere “presenti” in tutte le cose che si fanno, è ascoltarsi rispetto a tutte le violenze che noi stessi facciamo ogni giorno su di noi e decidere di cambiare qualcosa, è fare qualcosa per il semplice gusto di farla e non per raggiungere un obiettivo, è curarsi rispetto alle proprie ferite e non aspettare sempre l’uomo o la donna giusta che ci potranno un giorno dare tutto l’amore che noi non ci diamo.

È ascoltare i propri desideri e provare a soddisfarli. È accettare di provare piacere per qualcosa che si fa senza sentirsi in colpa. E qui entriamo in un altro campo molto spinoso perché noi siamo cresciuti nel sentirci in colpa quando facciamo qualcosa che può essere piacevole per noi soprattutto se crea dispiacere a qualcun altro. Molte persone ad esempio non sanno stare senza far niente, non riescono a godersi il dolce annoiarsi, non staccano mai, sentono la necessità di fare sempre qualcosa soprattutto le madri di famiglia che comunicano a se stesse i continui doveri che hanno nei confronti della famiglia ma non i piaceri. Queste stesse donne, raccontano, che se si fermano, si sentono in colpa perché non stanno facendo tutto quello che possono fare per la famiglia, sentono di essere loro le responsabili se mollano un attimo. Ci sono molte persone che si sentono in colpa se riescono a trovare momenti piacevoli dove non sono coinvolti i loro partner. In altre la colpa è talmente forte che nemmeno ipotizzano piacere per se stessi reprimendo fin dal nascere ogni desiderio. Esprimere un proprio desiderio, un proprio piacere è una possibilità di star bene e potersi affermare rispetto a se stesso e rispetto al mondo.

Esprimere qualcosa che ci piace può andare contro qualcosa, contro ad esempio una morale che ci vuole tutti passivi e disposti ad abbassare le schiene per voleri superiori in cui ci viene negata una libertà che comunque noi stessi per primi ci neghiamo. Avere un istinto per la vita significa esprimerla in ogni sua forma e non spaventarsi se possiamo stare bene nell’affermarci! Perché il rischio è proprio questo: aver paura del piacere come nostra forma di affermazione e quindi negarcelo attraverso il senso di colpa!

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