Coesistenza del principio femminile e del principio maschile

Sono una donna e come tale mi sto chiedendo quale è la mia identità femminile. In ognuno di noi coesistono il principio maschile e il principio femminile, due realtà che possono agire con modalità diverse, sono dei principi primari, degli archetipi cioè sono qualcosa che preesiste alla creazione. Sono dei modelli psichici innati che guidano la crescita e i comportamenti individuali. Iside, divinità egizia, dea della maternità e della fertilità, ha rappresentato l’archetipo del principio femminile che esiste in tutti noi e che è equivalente e complementare al principio maschile. Anche in Oriente, nella cultura taiosta, si è considerato che i due aspetti opposti – Yin e Yang – (la gentilezza o il femminile e la fermezza o il maschile) hanno un’identica importanza, sono complementari e non sono indipendenti. Lo Yin è il principio femminile della recettività, del freddo, dell’oscurità, dell’umidità, della morbidezza. Lo Yang è il principio maschile della creatività, del caldo, della lucentezza, dell’aridità, della durezza Lo Yin e lo Yang sono interdipendenti. L’uno non può esistere senza l’altro.

Per esempio, il giorno non può esistere senza la notte, il caldo esiste perché conosciamo anche il freddo e viceversa; senza luce non vi può essere comprensione delle tenebre; il principio maschile lo si comprende in funzione della esistenza di quello femminile ecc.; lo Yin (freddo) e lo Yang (caldo) esistono ovunque. Qualunque cosa ha un suo opposto, non assoluto, ma in termini comparativi. Nessuna cosa può essere completamente Yin o completamente Yang. E questo lo ritroviamo anche nell’essere umano. Il principio femminile è caratterizzato dalle qualità attribuite all’aspetto più gentile della personalità umana: cura, rispetto, fiducia, pazienza, lealtà, amore, onestà, empatia, comprensione, capacità di vedere i bisogni pratici, di connettere e combinare gli opposti, avvicinandoli e armonizzandoli. Il principio maschile è tutto ciò che impressiona, che imprime qualcosa nel principio femminile. Si può dire che il principio maschile è la possibilità di scegliere, di cambiare, di modificare qualcosa, invece il principio femminile è quello in grado di accogliere questo cambiamento, questa scelta, il primo (maschile) è attivo, il secondo (femminile) è passivo, è ricettivo, ma si può essere madri o no, si può accogliere o meno, è una scelta.

Nonostante le differenze di personalità, ogni donna è un canale che incarna a gradi diversi l’energia femminile. Ogni donna che vive bene il suo lato femminile ha un buon rapporto con i sentimenti, con le emozioni e con l’affettività ed è in grado di vivere un rapporto appagante con il corpo. Quindi in lei possiamo trovare fascino, sensualità, seduzione, bellezza interiore, affidabilità e non solo, possiamo trovare forza, coraggio, dignità, saggezza. Tra le caratteristiche della identità femminile molto accentuato è il ruolo di madre che deriva proprio dal principio femminile. In varie misure, come donne, è dentro di noi molto forte. Certo è condizionato dalla società, dai vissuti intrauterini, dai legami con la madre biologica e quindi può avere espressioni diverse. Per quanto mi riguarda io, avendo conosciuto il dolore di essere una figlia non desiderata dalla propria madre, una madre divorante, possessiva, piena di pretese e che non mi vedeva, che non mi rispettava come persona, ho avvertito in me la necessità di colmare il vuoto creato da questo rapporto. Guidata dal desiderio di dar vita, nutrire e far crescere, mi sono sentita sempre pronta ad affrontare la maternità, decisa a realizzarla in qualunque modo, anche ricorrendo all’adozione.

Il mio sogno si è realizzato: ho avuto una figlia ma proprio perché la realizzazione di questo sogno rispondeva ad un mio bisogno primario ho cercato di non fare patire a mia figlia le mie sofferenze e l’ho sempre considerata non come una mia proprietà che doveva esclusivamente soddisfare i miei bisogni ma l’ho considerata come un essere umano che ha diritto di essere rispettato, ha diritto di essere libero, ha diritto di avere una sua identità. Mia figlia è ormai adulta ed ancora oggi mi confronto con lei, mi studio per cercare di essere una “buona” madre, o come diceva D. Winnicott “una madre sufficientemente buona”, capace di accoglienza e di sostegno. Ma quante paure, quante indecisioni, ma anche quante gioie e quanto amore. In questo rapporto però riconosco di non aver dato sempre e solo spazio al mio lato materno, ma tante volte la mia parte maschile, ha avuto il sopravvento specialmente nella mia determinazione, nella mia fermezza. Mi rendo conto inoltre che questo sentimento “materno” sia io che molte donne lo manifestiamo non solo nei confronti dei figli ma anche nei rapporti con gli altri verso i quali tendiamo a mostrare un senso di protezione, di accoglienza, di comprensione, di empatia, di dolcezza, di amorevolezza.

Per quello che ho desunto dalla mia esperienza di vita, non solo dalla mia esperienza di madre, ho potuto verificare che la mia identità femminile è caratterizzata nel bene e nel male, nelle qualità e nei difetti da un continuo bilanciamento tra i due opposti che coesistono in me: il principio maschile e il principio femminile.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here