Lo sconosciuto percorso che ha condotto ai fiori di bach

Tutti riconosciamo il dottor Edward Bach come il padre della floriterapia, ma poco, pochissimo sappiamo della strada percorsa per arrivare a concepirla nella pratica. Vedremo ora una parte di tale percorso, talmente valida che ancora oggi è presente nell’omeopatia e nell’omotossicologia di Reckweg: ” Nosodi del dottor Bach”. A trent’anni a causa di un’emorragia, fu operato d’urgenza e gli viene diagnosticata una grave malattia, la diagnosi dei colleghi non lascia spazio – tumore alla milza con metastasi- , tre mesi di vita. Immunologo e batteriologo iniziò ad impegnarsi nella ricerca al fine di lasciare qualcosa di utile per l’umanità. Questa attitudine produce il “miracolo della guarigione”. Passano i tre mesi e non solo lui era ancora vivo, ma l’esperienza della malattia l’aveva reso più tenace nel perseguimento del suo intento.

Più tardi, forse grazie anche a questa esperienza, arriverà alla conclusione che “non vi è vera guarigione senza la pace dell’anima e la gioia interiore”. Analizzando le relazioni tra le malattie croniche ed il lato esistenziale dell’essere, divide i batteri che causano le malattie in sette macrogruppi ai quali collega caratteristiche personali specifiche. Pensa dapprima che ogni malattia generi determinati atteggiamenti ma poi comprende che ogni stato d’animo genera invece una malattia. Le sue scoperte in batteriologia risultarono pionieristiche e i rimedi da lui i scoperti entrarono nella storia dell’omeopatia, autovaccini per curare l’intossicazione intestinale che sta alla base delle malattie croniche. Fu in grado di riconoscere lo stretto rapporto che intercorre tra la malattia cronica e l’intossicazione intestinale individuando 7 gruppi di bacilli ai quali corrispondono 7 tipi umani, classificati secondo il comportamento, le attitudini del corpo, l’espressione del viso, la mentalità ecc.. Poteva così prevedere quale tipo di bacillo predominasse nella flora intestinale di un determinato paziente solo dall’osservazione clinica.

In sostanza, classifica i numerosi batteri intestinali in gruppi, a seconda della loro azione; ricava così i nosodi conosciuti come “i nosodi di Bach”. Utilizzandoli ebbe la conferma che ad ogni gruppo di batteri corrispondeva un tipo particolare di personalità nei pazienti. Infatti, tale osservazione fondamentale lo avrebbe portato, nel 1930, ad abbandonare gli onori e la fama e a ritirarsi nella campagna del Galles per continuare la sua ricerca: tutti i pazienti che presentavano caratteristiche simili a livello emotivo, indipendentemente dai sintomi fisici che presentavano, trovavano un rapido beneficio dalla somministrazione del medesimo nosode. I nosodi sono rimedi omeopatici ricavati da “prodotti” patologici sterilizzati o da culture microbiotiche devitalizzate. Studiò quindi sempre più attentamente ogni paziente nelle sue reazioni, espressioni, abitudini e iniziò a prescrivere i rimedi non in base ai sintomi fisici, ma in accordo con quanto emerso dalle osservazioni, cioè in base ai sintomi caratteriologici. Il termine “nosode” fu coniato da Costantin Hering. Già i Cinesi, molti secoli prima, utilizzavano, in forma diluita, i secreti essiccati prelevati dai malati di vaiolo.

Constatò ripetutamente che i malati affetti da strane paure presentavano un tipico aumento dei batteri del paratifo nelle feci. I pazienti nervosi, irritabili e con lo sguardo fisso, erano per lo più infestati del battero proteus. Altri, che a prima vista sembravano sani ma erano tuttavia affetti da malattie croniche, presentavano un sovrannumero di colibatteri. Bach affermava: “è possibile registrare in una tabella le percentuali dei microrganismi presenti nei campioni fecali giornalieri dei pazienti e stabilire un rapporto tra queste percentuali e lo stato di salute del paziente”. Bach si immerse nella ricerca batteriologica, isolò i microscopici abitatori dell’intestino su determinati substrati nutritivi per controllare come digerivano i diversi zuccheri (glucosio, lattosio ecc.), se producevano gas se avevano una reazione acida o basica. In base al tipo di scomposizione degli zuccheri, classificò le migliaia di ceppi batterici nei sette gruppi. Questi costituirono la base di partenza dei suoi nosodi omeopatici. Fedele al suo principio trattare l’eguale con l’eguale, del tipo di batterio che predominava in un paziente preparava un cosidetto vaccino autogeno.

Con alcuni dei batteri presenti nello stomaco dei malati cronici preparò un vaccino che poi inietto nei suoi pazienti che lentamente guarirono:
· Bacterius proteus
· Bacterius dysentery
· Bacterius Morgan
· Bacterius Faekals alkalagenes
· Bacterius Coli mutabile
· Bacterius Gaertner
· Bacterius Nº 7

In effetti molte patologie possono essere provocate dalla caduta di difese immunitarie dando la possibilità ad agenti patogeni come i batteri di attaccare l’organo “bersaglio”. A provocare la cistite ad esempio, è, di norma, la migrazione dall’area genitale verso le vie urinarie di microbi come l’Escherichia coli, Areobacter, Proteus. A innescarla può contribuire un’improvvisa caduta di difese dell’organismo, provocata magari semplicemente dal freddo. La disbiosi, alterazione della presenza di batteri (flora batterica) nel nostro organismo, porta all’emersione di patologie anche importanti. Può causare lesioni alla parete intestinale, che lascia passare nel sangue le sostanze tossiche, genera forti squilibri a livello neurovegetativo (quindi nella nostra centralina di comando) e a livello immunitario.

Ad esempio oggi si tende a dare scarsa importanza al numero di…evacuazioni ..settimanali, ma esiste una relazione diretta tra l’attività dei batteri ed i tempi di transito colico. In caso di stipsi, ad esempio, le feci sono troppo secche (il riassorbimento colico dell’acqua è d’ordine di 900 – 1400 ml. nelle 24 ore ) ed i lattobacilli scompaiono. Altro agente causa di molte malattie è noto come Candida Albicans, un parassita appartenente alla famiglia dei miceti (funghi), ed è responsabile di un nutrito gruppo di patologie che va sotto il nome di candidosi. La grande intuizione di Bach fu notare come la disbiosi non era una, ma tante e tutte caratterizzate da stati emotivi indotti caratteristici propri del battere che prevaleva. I sette ceppi batterici corrispondono alle sette costituzioni o personalità o gruppi di stati d’animo individuati dal medico inglese:
· paura
· incertezza
· insufficiente interesse per il presente,
· solitudine
· ipersensibilità alle idee
· scoraggiamento
· eccessiva preoccupazione per gli altri.

Il nosode promuove un effetto molto profondo ed incisivo: esprime la violenza dell’aggressione di un microrganismo sull’organismo e, parimenti, la resistenza delle difese sull’aggressore, scrive il Dr. Gianfranco Hermann, il quale aggiunge: “I nosodi sono mezzi di reazione; nel processo di guarigione rappresentano, spesso, l’elemento mancante dell’effetto a cascata che, senza il preparato nosodico, si realizza parzialmente o con difficoltà. L’effetto dei nosodi consiste nella stimolazione immunologia. Nosodi di Bach-Paterson, che furono molto usati in passato per la loro efficacia e vengono ancora utilizzati in tutto il mondo in omeopatia ed omotossicologia. Non a caso Bach ebbe come maestro Hahnemann nel suo periodo londinese, era il 1912 quando esercitava presso la University College all’Ospedale Omeopatico di Londra (Bach stesso fu soprannominato “il secondo Hahnemannì”). Oggi siamo abituati a vedere Hahnemann come il padre dell’omeopatia ma ad onor del vero fu Il Dr. Lux, veterinario di Lipsia, nel 1832, incoraggiato dai propri successi sentenziò sinteticamente: ”Aequalia aequalibus curentur” (le cause stesse di una malattia, la curano). Lo stesso Dr. Hahnemann accolse l’affermazione con diffidenza e scetticismo prima di verificarne le basi sul campo che lo portò a sentenziare :”similia similibus curantur”.

Purtroppo però quando la disbiosi non viene riconosciuta, la cura dei sintomi e delle patologie che ha provocato non è mai risolutiva e genera malattie recidivanti o l’apparire di nuove patologie dopo la ‘guarigione’ ed è quanto accadeva a Bach, il quale cercava qualcosa di più diretto e che potesse addirittura eliminare la mediazione tra malattia e malato. Pur mantenendo inalterato il concetto dei setti stati d’animo, abbandonò i nosodi batterici per indirizzarsi alla ricerca ancestrale dei significati in natura, come druido ripercorse i sentieri delle antiche civiltà, esclusivamente dotato dei suoi sensi, associò a 38 fiori, stati d’animo particolari. Nasceva la Floriterapia, annessa fra le Medicine Alternative dall’OMS dal 1976.

“La malattia non è una crudeltà in sé, né una punizione, ma solo ed esclusivamente un correttivo, uno strumento di cui la nostra anima si serve per indicarci i nostri errori, per trattenerci da sbagli più gravi, per impedirci di suscitare maggiori ombre e per ricondurci sulla via della verità e della luce, dalla quale non avremmo mai dovuto scostarci.”
Edward Bach

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