Una evoluzione della floriterapia di Bach

Tutti i metodi di cura, tradizionali e non, col tempo sono oggetto di evoluzione nell’intento di migliorarne le prestazioni terapeutiche. Si è cercato di sviluppare, in diverse direzioni, anche la metodologia che impiega i fiori di Bach: i fiori di Raphael rappresentano uno di questi sviluppi. Anzichè di fiori, si dovrebbe parlare, più propriamente, di diluizioni di Raphael, in quanto i fiori che si utilizzano sono gli stessi e con le medesime indicazioni di quelli di Bach. La differenza sta nel fatto che i fiori di Raphael sono diluiti e dinamizzati, preparati cioè omeopaticamente, mentre, è sempre bene ricordarlo, i fiori di Bach non sono diluizioni omeopatiche in senso stretto. Alcuni fiori di Raphael corrispondono, inoltre, a tipologie personali ben delineate, sottolineando ancora di più il legame esistente fra questi e l’omeopatia. Si possono poi associare altri fiori che fungono da complemento ai primi, andando così a definire il quadro complessivo individuale. La diluizione utilizzata è la 2CH, la posologia varia da caso a caso dalle 4-15 gtt/die diluite in un poco d’acqua, con libertà di ripeterne l’assunzione giornaliera se necessario, per due mesi circa. I fiori di Raphael, combinando l’energia vibrazionale del fiore alla diluizione omeopatica, andrebbero ad agire aumentando la consapevolezza di sè e della propria energia spirituale in evoluzione, permettendo quindi una miglior espressione delle qualità personali e individuali.

La scelta dei fiori, analogamente a quelli di Bach, può essere effettuata attraverso un colloquio che miri a identificare il fiore con quel particolare stato d’animo, o anche tramite sistemi energetici a seconda delle predisposizioni e della sensibilità del floriterapeuta.

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