L’eiaculazione precoce

In generale i disturbi sessuali riguardano una sfera difficilmente diagnosticabile, soprattutto nell’uomo. Non perchè nell’uomo i disturbi legati al sesso compaiano più raramente che nelle donne, ma perchè è più difficile che un uomo si rivolga direttamente allo psicologo per effettuare un trattamento. Gli studi epidemiologici in questo campo quindi non tengono conto di una gran parte di casi che non vengono mai diagnosticati perchè non vengono alla luce. Sulla sessualità maschile si sa molto, ma spesso molte cose sono taciute per vergogna, ma più spesso per il peso di luoghi comuni e informazioni inesatte. Uno dei tanti luoghi comuni che pesa sulla sessualità maschile è quello della prestazione sessuale. Esso è strettamente legato a l’altro luogo comune delle dimensioni del pene maschile. Dimensioni e prestazione sono legati ad un immaginario maschile che vede la sessualità come rafforzamento spesso patologico del proprio Io e della propria identità. Il pene rappresenta uno dei cardini su cui il bambino svilupperà la propria identità e il proprio ruolo sessuale. Se il rapporto con la madre e con il padre sono stati regolari, il bambino si identificherà con il padre e solidificherà il proprio Io sulla base di questa identificazione.

Se invece, come spesso capita, i rapporti non sono stati del tutto armoniosi, alcune aree dello sviluppo psicologico possono essere disturbate. In particolare nell’eiaculazione precoce (E.P.), i soggetti spesso riferiscono di trovarsi in una situazione di estrema ansia e di vivere il rapporto con la partner alla stregua di una sorta di “lotta”, in cui è necessario che sia dimostrata la loro capacità di “essere uomini”. L’ansia e l’eccitazione sessuale si mescolano, fino al punto che l’ansia supera la soglia in cui diventa un positivo stimolo al rapporto: essa quindi spesso prende il sopravvento, costringendo l’uomo ad una serie di “tecniche” per ritardare l’eiaculazione. Molti sviluppano tecniche diverse a seconda delle proprie problematiche e della propria personalità, ma tutte sono indirizzate al “controllo”. Il problema fondamentale dell’uomo che soffre di E.P. sembra solo quello di riprendere il “controllo” su una situazione che sembra sfuggirgli da tutte le parti. Il soggetto è dunque costretto a rigidità muscolari, pensieri ossessivi, e altre metodologie nel tentativo di allontanare la tensione ansiogena e ritardare l’eiaculazione.

Uno dei nodi fondamentali della E.P. è legato non solo alla capacità della persona di essere consapevole di Sè, ma anche ad una relazione spesso disturbata ed ambivalente con l’altro sesso. Consciamente la persona è convinta di provare il massimo bene verso la donna e di desiderarla, ma molto spesso – inconsciamente – si nascondono numerose difficoltà di rapporto con l’altro sesso. Solo attraverso una paziente terapia è spesso possibile rimuovere i blocchi che ostacolano la rabbia e il risentimento verso l’alto sesso. In molti casi la E.P. nasconde dunque proprio una volontà inconscia di “non concedersi”, a volte motivata da paure non confessate (non dimentichiamo che l’uomo accetta molto difficilmente di provare paura per il sesso), altre da risentimento e rabbia. L’atto di introdurre il pene in vagina, potrebbe rappresentare per alcune personalità una minaccia alla propria identità maschile. L’eccitazione e la paura di perdere il controllo della situazione aumentano uno stato di ansia che si auto-alimenta. L’eiaculazione pone rapidamente termine a questa situazione di sofferenza: essa è tanto più precoce quanto maggiori sono le situazioni di disagio interiore che la persona sta inconsciamente affrontanto.

Con la E.P. l’uomo spesso esprime un senso di colpa, una paura, una forte rabbia verso le donne in generale, oltre ad una strutturazione nevrotica della propria personalità. Quando la E.P. non è episodica od occasionale ma si presenta ripetutamente, i vari aspetti sopra descritti potrebbero essere contemporaneamente presenti e/o strutturati nella personalità della persona. Molto possono aiutare le tecniche di respirazione diaframmatica, soprattutto a livello sintomatico. Ma se la E.P. non ha origini lesionali, organiche o farmacologiche, nessuna tecnica di rilassamento può essere efficace a lungo senza essere accompagnata da un trattamento psicologico che vada a sciogliere i nodi più profondi che sono all’origine della personalità nevrotica.

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