Psicosomatica: uno strumento fondamentale per tutti

Psicosomatica è un termine occidentale che si riferisce all’approfondimento delle relazioni corpo-mente. Tali interazioni erano già state approfondite dalle medicine orientali (le prime osservazioni avvennero in Cina e risalgono addirittura a circa 2000 anni prima di Cristo), mentre l’attenzione degli occidentali si è rivolta a queste tematiche solo a partire da fine Ottocento. Le più importanti e rivoluzionarie “scoperte scientifiche” in proposito, risalgono soprattutto agli ultimi quindici anni. In particolare si è scoperto che ogni emozione corrisponde ad una reazione biochimica ben precisa all’interno dell’organismo, la quale si riflette a livello fisico, influendo notevolmente sugli organi, sui meccanismi biologici e conseguentemente, ovviamente sulla salute. Studi recenti nei campi della psico-neuro-immunologia e della psico-neuro-endocrinologia, hanno comprovato l’importanza delle emozioni e la loro determinante influenza nei processi afferenti salute e malattia. In realtà, ognuno di noi, nella vita quotidiana, sperimenta continuamente ed istintivamente la stretta correlazione emozione-reazione fisica (ad es. quando ci emozioniamo, ci viene la “pelle d’oca”; quando ci innamoriamo, ci batte forte il cuore, e così via..). Purtroppo però questa preziosa conoscenza innata non viene approfondita, anzi semmai repressa nel contesto socio-culturale cui apparteniamo. Nonostante le numerose ricerche effettuate in merito infatti, emozioni e stati d’animo sono a malapena contemplati dall’ “approccio medico tradizionale occidentale”, che risulta perciò spesso “mutilato” di una componente essenziale, ed orientato prettamente all’intervento sugli effetti delle patologie (piuttosto che sulle cause). Diveniamo così sempre più estranei a noi stessi, e conseguentemente, sempre più allarmati alla comparsa di ogni manifestazione sconosciuta (la paura è infatti caratteristica dalla sensazione della non conoscenza e del mancato controllo). Sintomi e malattie si sono perciò progressivamente trasformati in inesauribili “opportunità lucrative”: le persone, sempre più allarmate, farebbero infatti di tutto pur di liberarsi del problema nel più breve tempo possibile, pur di mettere a tacere quella “voce fastidiosa” espressa dal sintomo/patologia (che è in realtà spesso sinonimo di un problema molto più profondo), con gravi conseguenze sia in termini economici che in termini di salute.

I risultati di tale atteggiamento sono sotto gli occhi di tutti, tanto diffusi e palesi da avere assunto la connotazione di “fenomeni sociali”: l’abuso di farmaci, la corsa ad analgesici alla comparsa del minimo dolorino, un impiego sconsiderato di antibiotici e cortisonici, il ricorso a qualsiasi cosa ed a chiunque possa liberarci velocemente dal problema, promettendoci una pronta guarigione ed il minimo sforzo. Purtroppo la “comodità” di non chiederci il perché, di risparmiarci “scomode” domande, si paga a caro prezzo; l’assumere farmaci quando potrebbero essere evitati è infatti un’abitudine sbagliata e dannosa poiché oltre a danneggiare l’organismo sotto vari punti di vista (stress, aumento delle resistenze etc…) ha, in casi non isolati, la conseguenza di indurre l’assunzione di nuovi farmaci, magari volti a curare gli effetti collaterali dei precedenti. La psicosomatica, insegna invece che oltre a curare le fronde (e per questo ben vengano farmaci scientificamente avanzati, poco invasivi ed efficaci), è altrettanto necessario intervenire sulla salute delle radici, ovvero è necessario approfondire e lavorare sull’origine emozionale del malessere.

Se le emozioni influiscono in modo tanto evidente sul corpo, è immediato ed intuitivo capire anche la loro grande influenza nella formazione, o meno, della sintomatologia/patologia fisica. E’ allora fondamentale capire le nostre emozioni, conoscere noi stessi, dar voce in modo costruttivo e non distruttivo ai nostri sentimenti perché non vengano somatizzati e svelare i meccanismi di correlazione mente-organo. In questo modo acquisiamo uno strumento non solo di benessere, ma anche di ragionamento, che ci permette di rispondere con precisione alla domanda “come sto?” ancora prima che qualcuno dall’esterno, possa constatarlo (dopo una serie di analisi ed indagini). Beninteso, ben vengano le analisi, tuttavia è necessario portare l’attenzione anche sulla considerazione banale eppure non scontata, che noi siamo di fatto dentro di noi, e quindi chi meglio di noi può sapere come stiamo? E’ pertanto necessario arricchire l’ approccio medico tradizionale occidentale con nuove consapevolezze, così come lo è riportare la persona al centro del processo di guarigione, poiché è proprio la persona la vera ed unica protagonista attiva della propria vita e del proprio benessere.

A tale proposito si aggiunga che un aspetto negativo, purtroppo poco sottolineato, è l’atteggiamento passivo indirettamente indotto dall’assunzione di farmaci, che appare evidente quando si considerano frasi comunissime del tipo:”spero che conti”, “aspetto che faccia effetto”, “mi auguro che funzioni”. Questo approccio deve essere accompagnato anche dalla consapevolezza che invece in realtà la persona può fare tantissimo per il proprio benessere e la propria salute, in modo da porsi nella condizione idonea per lavorare attivamente e consapevolmente al miglioramento delle proprie percezioni ed incrementando così le emozioni positive, responsabili di fenomeni di miglioramento fisico (oltre che psicologico), in taluni casi addirittura risolutive della problematica. Dobbiamo dunque imparare a prenderci cura di noi, a sentire il nostro corpo e le nostre esigenze, a capire le correlazioni fisico-emozionali, ad amarci, abbandonando quella sterile sensazione di terrore che compare non appena avvertiamo un dolorino insolito. Apriamo gli occhi ed impariamo una nuova cultura della salute, c’è tutto un mondo da scoprire (il nostro)!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here