Come conciliare amore e libertà

Alla base di qualsiasi buon rapporto, e specificatamente il rapporto genitoriale, c’è l’amore ma un amore basato su alcuni cardini tra cui la verità e la libertà. E’ fondamentale imparare ad amarsi per poi riuscire ad avere un rapporto sano con un tu (figlio/a, compagno/a, amico/a). L’individuo, se lo decide, con umiltà, impara a guardarsi dentro, ad ascoltarsi, a mettersi a nudo e ad accettarsi. Con fatica è vero perché la verità non sempre è facile da accettare e da vedere poiché siamo molto abili a nasconderla a noi stessi, ma ripeto con umiltà piano piano si possono abbassare le varie maschere che indossiamo e scardinare quei blocchi interiori, come i sensi di colpa, il masochismo, la paura, la rabbia, la disistima, ecc. che abbiamo interiorizzato sin dall’infanzia. Ma se noi impariamo ad accettarci con tutte le nostre parti sia belle che brutte, se non ci sentiamo vittime ma invece artefici della nostra vita, se prendiamo coraggio e ci permettiamo di decidere secondo il nostro sentire e di essere liberi, ecco che tutto acquista un nuovo sapore. Cambia proprio tutto ed io l’ho sperimentato.

Cambia proprio il modo di affrontare ogni cosa, l’approccio è diverso di fronte a tutto, di fronte al rapporto con gli altri, di fronte alle gioie e ai dolori, alle piccole cose ed alle grandi cose. Quindi è importante imparare ad amarsi. A questo punto però vorrei porre l’accento anche sulla libertà che, come ho già detto, è un cardine dell’amore. Non voglio parlare della libertà religiosa, politica, economica, giuridica, morale, ecc. sulla quale si è parlato e scritto tanto nel corso dei secoli da parte anche di grandi pensatori ma della libertà interiore quella che ci permette di decidere, di scegliere, di agire senza essere schiavi dei nostri blocchi interiori. Se mi rifaccio alla mia esperienza personale, io ho vissuto per tanti anni condizionata dal bisogno di essere riconosciuta ed accettata per cui ero sempre alla ricerca affannosa della perfezione in tutto ciò che facevo e se non ci riuscivo o nessuno lo rilevava mi sentivo in colpa: ero sbagliata, incapace. In poche parole ho vissuto condizionata dal giudizio degli altri: niente altro aveva importanza. Vivevo per quello e non mi rendevo conto di essere prigioniera.

Se sentivo talvolta un moto di ribellione lo ricacciavo in fondo dentro di me e mi giudicavo indegna. La gioia non faceva parte della mia vita. Non riuscivo a godere delle gioie e guardavo esclusivamente ciò che non avevo fatto e ciò che dovevo ancora fare senza soffermarmi su ciò che avevo, su quello che costruivo, sui successi: tanto non facevo niente di eccezionale, solo il mio dovere. Finchè un giorno, annientata da un dolore devastante e immenso, ho rimesso tutto in discussione e raccogliendo i cocci della mia vita ho cominciato a cercarmi, a cercare la mia identità, a capire chi ero, cosa realmente ero e cosa volevo. Ho cominciato a vedere finalmente anche tutte le mie qualità, ad accettarmi e ad assaporare la libertà. Quella libertà che non mi doveva venire concessa dagli altri e che era la mia prigione interiore ma che dovevo trovare dentro di me e che dovevo anche donare agli altri. Una libertà che mi permetteva di rispettarmi e di rispettare, di sbagliare e di permettere agli altri di sbagliare, di perdonarmi e di perdonare, di non essere perfetta, di saper chiedere, di poter esprimere i miei bisogni, di saper dire di no, di scegliere, di decidere, di essere responsabile di ogni decisione e dell’uso della libertà stessa.

Ma una volta che ho preso coscienza della mia libertà ho anche capito che dovevo e volevo donare la libertà alle persone che amavo e quindi a mia figlia. Ma come? Con il mio esempio, con il mio agire e non considerando più mia figlia come la mia appendice, come una mia proprietà che doveva soddisfare i miei bisogni, che doveva essere come io volevo che fosse: considerandola invece come una persona unica portatrice della sua realtà, della sua identità. Detto così sembra forse facile ma non lo è stato e i lavori sono ancora in corso perché ogni giorno si deve prendere una nuova decisione o rinnovare quella già presa utilizzando la propria libertà per fare delle buone scelte, cioè scelte valide per il benessere. Vale la pena!

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