Gli italiani che fumano sono in costante diminuzione

I fumatori italiani potranno sapere, d’ora in poi, quante probabilità hanno di contrarre una bronchite cronica ostruttiva (BPCO) o un tumore al polmone nei prossimi 10 anni della loro vita. Per capire la probabilità individuale di ammalarsi basta incrociare all’interno delle Carte del rischio respiratorio elaborate dall’ISS e presentate il 31 maggio scorso in Istituto nel corso del Convegno “Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale”, le variabili relative alle proprie abitudini al fumo. Le Carte del rischio respiratorio sono il frutto di una ricerca multicentrica coordinata dall’ISS insieme all’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa e al Dipartimento di Epidemiologia dell’ASL RME di Roma. “Questo nuovo strumento, costruito in linea con tutta l’azione promossa dal Ministero della Salute per combattere il tabagismo, rappresenta in Italia un’iniziativa unica nel suo genere e la sua importanza risulta evidente se solo si pensa che proprio il fumo è la principale causa evitabile di morbosità e mortalità in Italia, come in tutti i Paesi industrializzati – ha affermato Enrico Garaci, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – La broncopneumopatia cronica ostruttiva, che provoca nel nostro Paese 15mila morti l’anno e che, secondo l’OMS, entro il 2020 potrebbe diventare la terza causa di morte, e il tumore al polmone, con i suoi 300mila decessi l’anno, sono tra le patologie più insidiose ad esso correlate.

Per questo motivo è importante che i fumatori, ma anche gli ex fumatori e chi non fuma affatto, siano consapevoli del rischio che corrono i loro polmoni e i loro bronchi dal momento in cui consultano le Carte fino ai successivi 10 anni”. Sono diverse le informazioni che ogni fumatore può rilevare consultando queste carte sia per quanto riguarda la probabilità individuale di contrarre una BPCO: “Dalle Carte del rischio del tumore polmonare si deduce, ad esempio, che una donna che fuma tra le 15 e le 24 sigarette al giorno rischia di contrarre un tumore al polmone 5 volte di più rispetto ad una donna che non fuma; se le sigarette fumate, poi, sono più di 25 le probabilità aumentano fino a 12 volte – ha sottolineato Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’ISS – e che per un fumatore il rischio di contrarre una neoplasia polmonare è esattamente doppia rispetto anche a un ex fumatore e si può vedere come la percentuale di rischio diminuisce a seconda dell’età in cui si smette di fumare”. Nel complesso, tuttavia, gli italiani che fumano sono in costante diminuzione: il 26,2% della popolazione adulta contro il 27,6% del 2003 e il 29% del 2001, secondo le stime dell’indagine sulle abitudini al fumo commissionata dall’Istituto.

“A smettere di fumare sono di più gli uomini, mentre rimane stabile il trend delle fumatrici – ha osservato Zuccaro – Ed è in leggero aumento anche la percentuale di chi riesce a smettere (il 2% in più rispetto allo scorso anno) e la maggioranza (oltre il 90%) è riuscita nell’intento senza dover ricorrere al supporto farmacologico o psicologico, un risultato che è senz’altro frutto dell’azione programmatica del ministro per migliorare gli stili di vita degli italiani”. Qualche effetto, soprattutto sui giovani hanno avuto anche le nuove scritte sui pacchetti di sigarette hanno ‘colpito’ soprattutto nella fascia d’età che va dai 15 ai 24 anni, tanto che a ricordare la frase “il fumo uccide” è il 90% del campione, inferiore di poco alla percentuale degli anziani (93%) che la ricorda.

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