Generalità e modelli nell’uso delle piante medicinali

La Fitoterapia è una forma di terapia naturale che aiuta a prevenire e curare i disturbi dell´organismo umano con l´ausilio di piante medicinali. Essa mette a disposizione un patrimonio di principi attivi spesso sottovalutato e misconosciuto, costituito da un buon numero di specie vegetali, dalle quali si estraggono le sostanze necessarie per preparare i rimedi per i più svariati problemi. Le proprietà curative delle erbe medicinali sono note fin dalla remota antichità, ma oggi trovano nuove conferme. A ridare il giusto valore alla fitoterapia non è infatti solo una maggiore attenzione alla medicina ´dolce´, meno artificiale e aggressiva e più rispettosa dei delicati equilibri del corpo: molte delle indicazioni tradizionali giunte sino a noi sono state ribadite da moderni esami di laboratorio. Varie sostanze attive presenti nelle piante sono state riprodotte chimicamente e inserite nella formula di farmaci molto diffusi.

Ad esempio l´acido acetilsalicilico, il principio attivo dell´aspirina, è presente nella corteccia del Salice bianco (Salix alba), da sempre conosciuto per le sue proprietà antiinfiammatorie e antipiretiche; così per il chinino, presente nella corteccia di china, o per la morfina, presente nel papavero da oppio. Ancor oggi le case farmaceutiche proseguono la ricerca di principi attivi nelle piante passandole al vaglio su grande scala. Il vantaggio delle preparazioni naturali è forse anche che, quando la pianta viene utilizzata nella sua completezza, “in toto”, e quindi mantenendo inalterati gli equilibri naturali, il suo impiego curativo risulta più efficace e meno aggressivo per l´organismo. Alcune sostanze della pianta, infatti, aiutano l´assorbimento dei principi attivi, mentre altre, nello stesso tempo, ne limitano l´eventuale tossicità. La Rosa canina è ad esempio ricca di vitamina ´C´, ma utilizzando l´estratto della pianta completa abbiamo un maggiore effetto antiossidante, frutto dell´interazione tra la vitamina ´C´ e le altre componenti della pianta. Nei farmaci di sintesi invece viene isolata e riprodotta chimicamente solo la molecola della sostanza attiva, che agisce direttamente sul disturbo, con il rischio di un intervento eccessivo e di provocare assuefazione o effetti collaterali anche molto seri.

Le cure vegetali, inoltre, sono valide per effettuare terapie preventive e per rinforzare l´organismo, migliorandone quindi la capacità di risposta alle aggressioni esterne. Naturalmente i preparati a base di erbe sono numerosi, e in aumento, anche nel campo delle cure estetiche della pelle, il corpo, i capelli. Va sempre tenuto presente che non pochi rimedi vegetali hanno effetti tossici e possono presentare controindicazioni, specialmente se usati contemporaneamente a farmaci chimici, e che quindi è bene affidarsi ai consigli di un fitoterapista professionale (medico o farmacista). La somministrazione corretta dei fitopreparati, cioè dei medicinali a base di erbe, non presenta rischi particolari, se non quello, raro, di una reazione allergica, peraltro sempre possibile anche con i farmaci di sintesi.

In ogni caso è sempre meglio seguire alcune avvertenze:
– utilizzare solo il preparato prescritto: la pomata e l´estratto alcolico di una stessa pianta possono avere effetti diversi;
– controllare se è stata consigliata una parte specifica della pianta: i fiori, le radici e i semi di una stessa pianta possono contenere principi attivi diversi;
– preferire sempre prodotti erboristici provenienti da coltivazioni biologiche, che non dovrebbero contenere residui di antiparassitari;
– controllare che l´etichetta sulla confezione acquistata in farmacia o in erboristeria riporti esattamente il nome completo della pianta e le specifiche della preparazione;
– non superare mai le dosi prescritte: quantità diverse di uno stesso principio possono avere effetti diversi e anche opposti;
– rispettare i tempi prescritti per la cura, comprese le eventuali interruzioni tra un ciclo e l´altro.

Ricapitolando e riducendo all’osso i diversi concetti, per fitoterapia si intende il trattamento di una malattia o uno stato patologico con piante o rimedi derivati da queste. Il termine, introdotto dal francese Henri Leclerc, riguarda sia l’impiego scientifico che emprico dei diversi rimedi e viene attualmente annoverato fra le cosiddette Medicine Complementari o Non Convenzionali (MnC). Sebbene ampie e numerose siano le ricerche sui principi attivi presenti nelle diverse droghe vegetali da un esame della letteratura emerge che la maggior parte degli studi si basa su conoscenze empiriche, mai abbandonate in virtù della loro validità pratica. Anche se oggi la frattura fra fitoterapia popolare o empirica e fitoterapia scientifica è ampia, è indubbio che per molti secoli le due visioni furono fra loro indissolubilmente legate. Non solo, ma a questo va aggiunta la semplice considerazione che la sperimentazione scientifica ha un senso solo quando si basa sulle osservazioni “empiriche” desunte dalla medicina popolare. Inoltre, molto spesso, la sperimentazione conferma quanto la medicina popolare ha sottolineato per moltissimi anni.

Si tenga presente, infine, che lo studio scientifico ha una “storia” relativamente recente e solo da allora che questi due modi di intendere la fitoterapia si differenziano nettamente. A proposito poi di modelli empirici, etnomedici o tradizionali, va aggiunto che, dalle ricerche effettuate con criteri scientifici, emerge in modo chiaro ed ineluttabile, che l’azione di una piante medicinale non è quasi mai riconducibile ai suoi principi o alla somma dei suoi singoli principi, ma dall’insieme dei componenti (attivi ed inerti) che costituiscono il cosiddetto fitocomplesso. Il fitocomplesso, nel momento in cui agisce all’interno di un organismo vivente, da luogo ad una sinergia fitocinetica difficilmente prevedibile. I consensi continui della farmacologia moderna che mette a disposizione dei terapeuti principi attivi sempre più purificati e più numerosi hanno alimentato la convinzione invece che, ormai, è divenuto superfluo somministrare le piante medicinali in toto, e che, al contrario, può essere più redditizio ed efficace somministrare solo i principi attivi dotati di attività terapeutica.

Ma la pianta medicinale purtroppo (o fortunatamente) costituisce un’unità terapeutica nella quale i principi attivi formano dei fitocomplessi caratteristici legandosi ed interagendo con le altre molecole apparentemente inattive, le sostanze adiuvanti, che vengono eliminate nel corso del processo di purificazione. Esistono varie impostazioni metodologiche in fitoterapia. In primo luogo la fitoterapia scientifica, poi quella popolare, infine le diverse forme etniche o tradizionali. Per comodità espositiva distingueremo la fitoterapia scientifica (basato sullo studio dei principi attivi) dalle altre forme e ci occuperemo, in questo ambito, di etnofitoterapia, di fitoterapia tradizionale cinese e di una nuova metodologia definita fitoterapia energetico-costituzionale. Prima di questa parte e a conclusione della sezione introduttiva, vogliamo segnalare un fatto importante. Sia i medici che i farmacisti, che pure possono prescrivere e dispensare fitoprincipi, non hanno, spesso, una adeguata conoscenza delle regole fitoterapiche, conoscenze che possono rendersi possibili attraverso corsi di tre-quttro anno, con un monte orario di non meno di 300-400 ore.

Fitoterapia scientifica (Fitofarmarcalogia)
La fitofarmacologia si può dividere in due grossi campi:
a) la farmacodinamica, che studia gli effetti biologici e medicamentosi del principio attivo, come esito della sua interazione con i recettori specifici. E’ in pratica, ciò che i principi attivi fanno sull’organismo.
b) la farmacocinetica, che si dedica all’apprendimento dell’assorbimento, della distribuzione, del metabolismo e dell’eliminazione del principio attivo. La farmacocinetica analizza, quindi, ciò che l’organismo fa sui principi attivi. I principi attivi della droghe sono molecole che, generate dal metabolismo di un organismo vegetale, hanno attività farmacologica e risultano suscettibili di impiego terapeutico. Introdotto nell’organismo, il principio attivo di un vegetale deve essere in grado di procurare delle variazioni in una o più funzioni della cellula vivente, come conseguenza di azioni chimiche o chimico-fisiche. I principi attivi le altre sostanze curative presenti nelle piante medicinali, in qualunque forma galenica vengano date, devono penetrare nell’organismo e arrivare a livello dei singoli organi e tessuti sedi della risposta, attraverso i liquidi corporei costituiti dal sangue, dalla linfa, dai liquidi intercellulari e da quelli intracellulari.

Esistono varie vie di somministrazione (oral, per cutanea, area) e la scelta è chiaramente decretata da valutazioni pratiche che fanno riferimento ad aspetti riguardanti l’anatomia, la farmacologia e la fisiologia. La fitoterapia scientifica studia i diversi principi attivi (eterosidi, alcaloidi, tannini, olii volatili, cere, mucillagini, ecc.) di ogni pianta, la loro azione, il loro metabolismo, lo smaltimento e le diverse interazioni. Una parte importante è lo studio delle vie naturali di eliminazione dei principi attivi. I principi attivi, dopo che sono stati assorbiti ed eventualmente trasformati, vengono rimossi dall’organismo umano, in una fase chiaramente successiva a quella in cui hanno esercitato la loro azione terapeutica.

Il processo di eliminazione interessa i reni, i polmoni, la pelle, il tubo digerente e le ghiandole annesse, le ghiandole lacrimali e, infine, le ghiandole mammarie.
a) eliminazione salivare
Attraverso la saliva vengono rimossi molti principi attivi quali l’acido salicilico, la chinina e l’atropina. Spesso la saliva viene inghiottita e si instaura così il circolo gastro-salivare, infatti la sostanza eliminata con la saliva passa nello stomaco e, riassorbita torna nella bocca.
b) eliminazione gastro-intestinale
Attraverso la mucosa dello stomaco viene rimossa la caffeina, la morfina, la cocaina, gli ioduri ed gli alcaloidi. La mucosa intestinale del tenue e del crasso possiede una capacità eliminatoria di gran lunga superiore a quella del primo tratto del tubo digerente. Attraverso questa via vengono eliminati molti alcaloidi, vari glucosidi, il calcio.
c) eliminazione biliare
Il ferro, la chinina, la stricnina, lo iodio, gli eterosidi antrachinonici, il rame, il cobalto e alcuni costituenti del boldo vengono rimossi attraverso la bile. Molte piante medicinali durante il loro metabolismo agiscono come colagoghe, coleretiche o antisettiche delle vie biliari. Numerosi composti liposolubili sono in parte eliminati con la bile nel duodeno, e una parte di essi vengono riassorbiti attraverso la vena porta.
d) eliminazione polmonare
I gas e le altre sostanze facilmente volatili come gli oli essenziali vengono allontanati attraverso i polmoni. Il meccanismo della rimozione è contrario a quello dell’assorbimento. La sostanza gassosa, attraverso gli alveoli polmonari, si scioglie nel sangue e viene distribuita a tutto l’organismo, poi, ritornando al polmone con il sangue in cui è disciolta viene eliminata con l’aria espirata mescolata ai prodotti della respirazione in forma di gas.
e) eliminazione cutanea
La pelle è uno degli organi emuntori più importanti dell’organismo. Grazie alle ghiandole sudoripare vengono eliminate molecole idrosolubili ed i gas. È una via di eliminazione di grande interesse ed è troppo spesso sottovalutata. Attraverso la cute viene rimossa la CO2, l’H2S, lo iodio, la canfora e gli oli essenziali.
f) eliminazione lacrimale
Attraverso le lacrime viene eliminata una piccola quantità di ioduri e salicilati.
g) eliminazione mammaria
Alcune sostanze, eliminate attraverso questa via, possono dare al latte materno un sapore sgradito (aglio, trementina, chinina). Le sostanze allontanate attraverso la ghiandola mammaria sono: iodio, acido salicilico, atropina, ergotamina, caffeina, nicotina, solfato di magnesio, eterosidi antracenici, teobromina, alcool e morfina.
h) eliminazione renale
Tutte le sostanze idrosolubili o quelle che in seguito alle reazioni di trasformazione sono diventate tali vengono eliminate attraverso i reni. Alcuni principi vengono escreti immutati come le sostanze amare, alcuni alcaloidi e alcune vitamine. Altri vengono trasformati come alcuni alcaloidi ed i fenoli.

Alcuni principi attivi delle piante balsamiche e degli oli essenziali, allontanati attraverso questa via, svolgono un’azione irritante a carico dell’epitelio renale e vescicole.

Entonofitoterapia (Etnobotanica)
Il corso della civiltà umana è stato profondamente influenzato dalle piante, in particolare da quelle piante usate dagli indigeni nelle varie parti del mondo. A scuola s’impara, per esempio, che Colombo si avventurò in cerca di una nuova via per le spezie, ma pochi di noi conoscono la reale portata geopolitica della richiesta di spezie sulla crescita e il declino delle grandi città d’Europa. Lo studio dell’interazione fra le piante e i popoli e dell’influenza delle piante sulla cultura umana, costituisce l’interesse centrale dell’etnobotanica. Esso copre un vastissimo campo dell’esperienza umana; dal funzionamento dei sistemi terapeutici indigeni all’imbibizione di piante durante i riti religiosi, dalle conseguenze sulla salute di un cambiamento nella dieta al ruolo culturale degli ornamenti del corpo. Gli scienziati, diventati consapevoli della grande varietà delle questioni alle quali l’etnobotanica si riferisce, si rivolgono a questa disciplina con rinnovato interesse.

Equipaggiati con nuovi strumenti scientifici che traggono origine dagli studi dalla biologia molecolare, dell’ingegneria meccanica e dell’antropologia medica, i moderni etnobotanici pongono questioni sempre nuove e, al contempo vanno diffondendo nuova luce su argomenti già trattati. Usando le ultime tecniche molecolari, per esempio, alcuni etnobotanici testano empiricamente le teorie sull’origine delle piante, mentre altri studiano le piante medicinali usate dalle popolazioni indigene con indicazioni della funzione biochimica, nella speranza di sviluppare farmaci migliori. La Scienza è l’acquisizione della conoscenza basata sull’attenta osservazione e sulla sperimentazione della teoria. Le tradizione indigene sono qualche volta derise perché ritenute fondate sulla superstizione. Eppure ogni volta che un cacciatore Shipibo tira una freccia avvelenata ad un animale o un guaritore tahitiano somministra una pianta medicinale ad un bambino ammalato, l’efficacia della tradizione indigena è empiricamente sperimentata. Da ciò si può dedurre che la tradizione indigena e la scienza sono epistemiologicamente più vicine l’una all’altra di quanto gli occidentali possano supporre.

I contesti delle verifiche messe in atto dagli scienziati occidentali e dagli indiani Shipibo o dai guaritori tahitiani sono ovviamente molto differenti fra loro, ma l’empirismo che sottende ad entrambi è sicuramente un elemento interessante. Il campo di studi che analizza i risultati delle manipolazioni delle piante in un dato contesto culturale è chiamato etnobotanica. In generale, l’etnobotanica è lo studio delle relazioni tra le piante e i popoli. I due maggiori significati del termine etnobotanica sono contenuti nella parola stessa: “etno”, lo studio dei popoli e “botanica” lo studio delle piante. All’interno di questi due poli si dispiega uno spettro di interessi che si estende dal campo dell’investigazione archeologica di antiche civiltà alla ingegneria genetica. Il campo, però è limitato da entrambi i lati perché pochi studi dell’etnobotanica riguardano piante che non siano in relazione con le persone o usi e tradizioni dei popoli che non siano connessi con l’uso delle piante. Alcuni risultati della ricerca etnobotanica, come la reserpina, trascendono il mero interesse antropologico e sono di profonda importanza per l’Occidente.

Ma bisogna tenere in mente che le piante hanno talvolta determinato il corso stesso della civiltà. Nel tredicesimo secolo Marco Polo descriveva un’isola “che produce pepe, noce moscata, spigonardo, cipero, e tutte le preziose spezie che si trovano al mondo”. Questa notizia diede impulso alla ricerca delle Isole delle Spezie, che inavvertitamente risultò nella scoperta dell’America da parte degli europei e culminò nella circumnavigazione del globo di Magellano. Sin dal Rinascimento il commercio internazionale di gomma, oppio e chinino hanno alterato i destini di intere nazioni. Anche la piaga dell’abuso di droga che affligge i paesi occidentali può essere considerato un problema etnobotanico poiché riguarda il traffico illecito di sostanze (eroina, cocaina, hashish) derivate da piante che gli indigeni hanno usato per secoli. Gran parte delle crisi ambientali (riscaldamento globale, perdita della biodiversità, deforestazione tropicale) sono problemi che coinvolgono le piante. L’etnobotanica può gettare nuova luce su questi temi e perfino indicare possibili soluzioni. Per quanto riguarda le persone alle quali l’etnobotanica fa riferimento; “gli indigeni”, diciamo che questo termine si riferisce a popoli che seguono stili di vita tradizionali, non industriali, in aree geografiche che hanno occupato per generazioni.

Il rapporto fra le piante e la gente è spesso più chiaro nelle società indigene che nella nostra, poiché il nesso tra la produzione e il consumo è più diretto. All’interno di un singolo villaggio un etnobotanico può osservare come si raccolgono le piante selvatiche per foraggio, come si semina, come si usano le piante per costruire case, ceste, barche, o abiti, e infine comprendere il ruolo che le piante rivestono nel mito e nella tradizione. In queste culture tali informazioni risiedono negli individui, nelle famiglie o nei villaggi. Nelle società industrializzate, invece i modelli di produzione e consumo sono così complessi che la maggior parte degli individui ha una scarsa conoscenza dell’origine botanica o della tecnologia usata per fornire i materiali derivati da piante che essi usano ogni giorno. Tali informazioni non risiedono nelle famiglie estese, e nemmeno in intere città. Prendiamo un oggetto semplice e comune come una matita. Il filosofo Leonard Read non soltanto non riuscì a trovare nessun individuo in America che sapesse accuratamente descrivere come si fa una matita, ma scoprì anche che le compagnie che producono specifici componenti di matite ignorano come siano prodotti gli altri componenti e come siano riuniti insieme per formare un’intera matita.

Questa compartimentalizzazione della conoscenza è rara nelle culture indigene. Un altro motivo che induce a scegliere le culture indigene come area privilegiata di studio dell’etnobotanico è rappresentato dal fatto che esse spesso sono considerate analoghi viventi degli stadi preistorici delle culture occidentali. In tal modo gli archeologi possono sperimentare le ipotesi che concernono la fase di caccia-raccolta dei primi stanziamenti europei, studiando gli stili di vita dei moderni cacciatori-raccoglitori. Il problema è, naturalmente, che non si può mai essere sicuri di quanto strette siano queste analogie. La conoscenza delle piante medicinali, tessili e della loro coltivazione, che i popoli occidentali hanno, in larga parte perso, è stata invece mantenuta, di necessità, dagli indigeni, per cui entrare in contatto con i sistemi indigeni può guidare i popoli occidentali nella scelta di nuove varietà di sementi o di piante medicinali. Un altro motivo che deve indurci ad avvicinarci alle civiltà di livello etnologico è il fatto che esse sono gli amministratori dei più sensibili ecosistemi del pianeta.

La loro conoscenza , sviluppatasi in secoli di vita in tali habitat può indicare strategie riguardanti la conservazione delle risorse. Allo stesso tempo gli indigeni sono vulnerabili al rapido cambiamento economico e culturale; la comprensione della tradizione, incluso l’uso delle piante, può aiutarci a limitare le conseguenze negative di quel cambiamento.

Fitoterapia Tradizionale Cinese
Fra le forme fitoterapiche tradizionali è quella a metà fra un impiego empirico ed uno sperimentale (cioè provato e verificato) e pertanto ha motivi di attualità e di interesse. E’ l’aspetto oggi più praticato in Cina e nel Mondo Orientale della Medicina Tradizionale Cinese (MTC) e l’investimento in ricerca è di altissimo livello. Oltre ai cosiddetti Meridiani la Medicina Tradizionale Cinese descrive Organi Interni che si occupano di produrre le diverse “Sostanze Vitali”. L’apparente contraddizione fra teorie Meridianiche (Jingluo) e viscerali (zang/fu) riflette, in un certo senso, l’eterna dialettica fra due opposte concezioni filosofiche che l’etnia Han (la vera etnia cinese) ha subito nel passaggio dalla preistoria ai nostri giorni.

Tutte le teorie e le pratiche Meridianiche ripercorrono lo schema del Tao e necessitano della presenza costante del proprio contrario. L’ideologia confuciana, e converso, si riflette nell’ordine, nella gerarchia, nella stabilità predefinita delle teorie e pratiche relative agli organi interni. Così vi è apparente contraddizione fra agopuntori Meridianici di spirito taoista (nulla è assoluto è tutto è relativo: un parmenideo, perpetuo divenire) e seguaci degli zang/fu, i quali incasellano tutte le malattie in una ventina di sindromi predefinite in senso cronologico e di gravità. Quando si parla d’organi in MTC non ci si riferisce a delle strutture anatomiche ma piuttosto a delle entità funzionali, che controllano la fisiologia delle 5 Sostanze (wu bao) e ne permettono l’equilibrio e la produzione (così peso, forma e posizione degli organi descritta nei classici è spesso del tutto errato, come rilevato, ad esempio, da Porket e P. Unshuld) (3). Poiché inoltre la vita è movimento e progressione, occorre che le cinque sostanze prodotte dagli organi scorrano attraverso delle vie specifiche definite Meridiani (Jingluo).

La visione degli organi interni offertaci dal Sowen è quella di uno stato o un microcosmo, un’area geografica ben organizzata che funziona da ricettacolo alle energie dell’universo. Nella visione alchemica taoista il corpo e gli organi debbono essere il recipiente (ding) per lo scambio delle essenze e per il libero fluire delle energie cosmiche: lo Yang (simboleggiato dal drago verde-blu, qinglong) e lo Yin (simboleggiato dalla tigre bianca, baihu). Se le due Energie circolano liberamente è grazie all’uso del potere mentale (yi) che deriva dal perfetto funzionamento degli organi/visceri e permette al Jing di essere trasportato fino al cervello (1-3). In questo modo si diviene zhenren (uomo probo o saggio), legato indissolubilmente col Tao. Leggere l’insieme dei capitoli che Sowen, Lingshu e Nan Jing dedicati agli organi in chiave scientifica, porterebbe a considerazioni sconclusionate e paradossali, poiché il presupposto logico di tali teorie è dialettico ed esoterico. Ha ragione Porkert, quando parla di “orbisconografia”, cioè Energia-informazione correlata a leggi fenomeniche di tipo universale.

Esiste una precisa divisione fra organi pieni (zang) e visceri vuoti (fu), poiché i primi sono dei serbatoi usati per immagazzinare ciò che è d’importanza capitale per il corpo e la mente, i secondi sono luoghi di transito, di passaggio e di trasformazione delle sostanze che vengono dall’esterno. I visceri sono dei magazzini di deposito temporaneo che eliminano all’esterno i materiali di scarto attraverso orifizi naturali (qiao), pori (maokong) e fori (xue) e sono Yang. Gli organi, invece, non comunicano con l’esterno, sono ritmici e si definiscono Yin. Se gli organi sono importanti e centrali, non meno lo sono i visceri che assicurano il ricambio, il drenaggio e l’eliminazione.

Volendo riassumere la visione taoista del corpo contenuto nel Sowen (1,4,6) possiamo schematizzare:
• Cuore (xin): corrisponde al Sovrano, al Signore Supremo. Occupa il Centro del Corpo (plesso Solare) e comanda e coordina tutti gli altri organi. In lui risiede il mentale e lo psichico (nel senso latino di mens e greco di psuché).
• Polmone (fei): è il primo ministro, il cancelliere, il funzionario che ricevute le direttive dal Sovrano-Cuore si occupa delle connessioni ed istruzioni interne (17).
• Fegato (gan): è una sorta di generale, di funzionario militare che si occupa di formulare piane e strategie più difensive, però, che offensive (16).
• Vescica Biliare (dan): è un ufficiale giudiziario responsabile dei verdetti.
• Ministro del Cuore (xinzhu, chanzhong, tanzhong) è una sorta di difensore ultimo del Cuore (si veda il Lingshu al cap. 35), il regolatore dei messaggeri, capace di far provare la gioia e l’armonia all’intero organismo.
• Milza-Stomaco (pi-wei): descritti come due funzionari che controllano i depositi, i granai, le riserve di cibo. Fanno provare all’individuo il gusto per le cose.
• Intestino Tenue (xiaochang): si occupa delle trasformazioni e dei raffinamenti del cibo.
• Grosso intestino (da chang): si preoccupa di trasportare ai diversi organi il cibo raffinati e di eliminare le impurità.
• Rene (shen): è l’attivatore, il rafforzatore che obbliga il corpo a compiere le sue attività fisiche e mentali e controlla tutte le facoltà dell’individuo.
• Vescica Urinaria (pangguang): è il funzionario delle acque, il viscere che si preoccupa dei territori, della messa in riserva e della trasformazione dei liquidi.
• Triplice Riscaldatore (sanjiao): è responsabile dei corsi d’acqua, della apertura delle chiuse, dell’irrigazione del corpo (in questa veste paragonato al nostro sistema linfatico).

In base alla dialettica Yin Yang ricordiamo che:
• Gli organi (zang) sono Yin, pieni, interni.
• I visceri (fu) Yang, vuoti e capaci di comunicare con l’esterno.

Sebbene si affermi che vi siano 5 organi (Cuore, Polmone, Rene, Milza e Fegato) e sei visceri, nella realtà i visceri sono solo 5 (Stomaco, Intestino Tenue, Grande Intestino, Vescica, e Vescica Biliare) poiché il Triplo Riscaldatore è solo una funzione e non un viscere. Gli organi fabbricano ed immagazzinano le sostanze essenziali: Qi, Jing, Sangue, Liquidi organici. Sono pieni e non possono essere svuotati, pena l’insorgenza di una malattia. I visceri hanno come principale funzione quella di far passare i cibi, di digerirli ed elaborarli I visceri possono essere riempiti e periodicamente svuotati, quindi si afferma che sono alternativamente pieni e vuoti. Nella dialettica Yin/Yang i visceri realizzano ciò che gli organi hanno in potenza, quindi, ad esempio, la forza del Rene è realizzata dalla Vescica, la decisione del Fegato dalla Vescica Biliare e così via.

Altri AA si esprimono in altro modo. Essi affermano che, di solito, l’organo Yin è la sede di fenomeni Yang e viceversa. Facciamo l’esempio molto attinente della coppia Milza/Stomaco, coppia centrale nei processi digestivi. Lo Stomaco Yang ha la funzione di ricevere gli alimenti che sono Yin, la Milza Yang di trasformarli e trasportarli, cioè di svolgere un ruolo Yang. Nel viscere Yang si effettua l’aspetto materiale della digestione, l’aspetto funzionale, invece, è a carico dell’organo pieno accoppiato.

Prima di chiudere questa premessa va ricordato che esistono altri Sei Visceri detti “Straordinari” o “Curiosi” (Qi heng zhi fu), così definiti perché si comportano in modo affatto particolare.

Questi visceri sono suddivisi in 3 coppie:
1. Cervello (nao) e Midollo (sui)
2. Ossa (gu) e Vasi (mai)
3. Vescica Biliare (dan) e Utero (nuzibao).

Il cap. 11 del Sowen ed il par. 10 del Lingshu ci ricordano le caratteristiche straordinarie (qi) di questi visceri, che sono certamente collegati alla permanenza ed alla sopravvivenza (l’ideogramma heng nel loro nome indica appunto perennità, permanenza).

Pur essendo visceri sono interni, appartengono allo Yin, ricevono e non eliminano, agiscono nei processi Yang. Alcuni AA li considerano strutture di base della vita, che precedono gli organi/visceri ordinari nel corso dello sviluppo embrionale. Per Li Xiao Ming sono riconducibili al genoma e partecipano alle modificazioni spirituali e trascendentali dell’individuo.Secondo J. Yuen essi sono implicati nella patologia dell’età pediatrica e geriatrica, cioè nelle forme patologiche da immaturità o carenza del cosiddetto Jing. Circa i derivati fitoterapici capaci di agire sui Visceri Curiosi si ritiene che siano quelli attivi sullo Shao Yang: Blupeurum radix (chai hu) e Gentiana scabra radix (long dan) per esempio.

Fitoterapia Energetico-Costituzionale
La pianta costituisce un’unità terapeutica nella quale i principi attivi formano dei fitocomplessi caratteristici legandosi ed interagendo con le altre molecole apparentemente inattive, le sostanze adiuvanti, che vengono eliminate nel corso del processo di purificazione. Fra i più recenti modelli empirici di fitoterapia vi è quella definita “energetico-costituzionale”, sviluppatasi in Francia nella metà degli anni ottanta e poi diffusasi in Italia e Spagna.

Si tratta di un modello di studio dinamico e moderno che nasce dall’integrazione della impostazione Costituzionalistica proposta dalla Medicina Tradizionale Cinese, con lo studio e l’applicazione della Psiconeuroimmunoendocrinologia della Medicina cosiddetta Scientifica. Vengono così individuate cinque reattività di base prototipiche che combinandosi fra loro danno origine e spiegazione alla molteplicità delle forme umane. Avremo così cinque costituzioni fondamentali: Legno, Terra, Fuoco, Metallo, Acqua con delle proprie specifiche caratteristiche psico-morfotipologiche. Ogni costituzione risponderà poi a delle caratteristiche psiconeuroimmunoendocrine ben definite. Inoltre se un individuo avrà caratteristiche globali in prevalenza toniche lo definiremo soggetto yang o viceversa se le sue caratteristiche globali saranno caratterizzate da astenia lo definiremo yin. Lo stesso modello lo possiamo applicare alle piante medicinali. Esse verranno caratterizzate in riferimento alle loro proprietà, alle indicazioni, ai principi attivi ed infine anche al “sapore” e alla “natura (calda o fredda” del vegetale, così come descritto nei vari erbari antichi).

Pertanto avremo piante medicinali yin o yang per le costituzioni Legno, Fuoco, Terra, Metallo, Acqua. Una pianta verrà definita yin se globalmente ha un’azione tonica (riscaldante) o yang se ha un’azione deprimente (raffreddante). Questo modello fornisce utili e pratiche possibilità sull’impiego di fitocomplessi sia per via topica sia orale, con risultati molte volte di grand’efficacia Soprattutto consente di coniugare vari tipi di MnC d’impostazione costituzionalistica come oligoterapia diatesica, omeopatia ed omotossicologia, con una diagnosi univoca e possibile sinergie d’azione fra rimedi molto diversi.

Alcuni schemi pratici di trattamento
Acne:
EF consigliati: Arctium l., Fumaria o., Viola t., Juglans r.. Infuso di: Arctium l. radici 20%, Taraxacum o. radici 20%, Borago o. fiori 20%, Plantago o. foglie 20%, Fumaria o. sommità fiorite 20%.

Aerofagia:
EF consigliati: Foenicum v., Carum c., Citrus a. Infuso di: Foenicum v. semi 20%, Citrus a. scorze 20%, Genziana l. radici 15%, Melissa o. foglie 15%, Valeriana o. radici 15%, Angelica a. radici 15%.

Allergie (respiratorie):
EF consigliati: Helichrysi f., Fagus s., Ribes n., Inula h.. Infuso di: Helichrysi f. sommità fiorite 25%, Acrimonia e. sommità fiorita 25%, Ginepro c. frutto 20%, Pinus s. foglie 20%, Glycyrrhiza g. radice 10%.

Amenorrea:
EF consigliati: Salvia o., Inula h., Achillea m.. Infuso di: Artemisia v. foglie 25%, Salvia o. foglie 25%, Marrubium v. sommità 25%, Carum c. semi 25%

Ansia
EF consigliati: Escholtzia c., Valeriana o., Passiflora i., Meliloto o.. Infuso di: Valeriana o. radici 30%, Passiflora i. parti aeree 30%, Tilia e. fiori 20%, Citrus a. fiori 20%

Artrosi
EF consigliati: Boswellia s., Harpagophytum p., Salix a., Uncaria t.. Infuso di: Equisetum a. sommità 15%, Fraxinus e. foglie 15%, Ribes n. foglie 15%, Salix a.

corteccia 15%, Urtica u. pianta intera 15%, Spirea u. sommità fiorite 15%, Rosmarinus o. rametti fogliati 10%.

Cefalea
EF consigliati: Tanacetum p., Rosmarino o., Ginkgo b., Cimicifuga r., Anthemis n., Lavandola o.. Infuso di : Citrus a. scorze 40%, Harpagophytum p. radice 30%, Avena s. parte aerea 15%, Levisticum o. tuberi e radici 15%.

Colite
EF consigliati: Plantago m., Angelica a., Papaver r., Malva s., Melissa o., Aloe v. Infuso di : Achillea m. sommità fiorite 15%, Angelica a. radice 15%, Cinnamomum z. 10% corteccia, Matricaria r. capolini 15%, Melissa o. foglie 15%, Passiflora i. parte aerea 15%, Vaccinium m. bacche 15%.

Depressione
EF consigliati: Hypericum p., Rosmarino o., Angelica a., Infuso di : Angelica a. radici 20%, Hypericum p. sommità fiorite 40%, Hyssopus o. sommità fiorite 15%, Melissa o. foglie 10%, Rosmarinus o. rametti fogliati 15%.

Dismenorrea
EF consigliati: Achillea m., Berberis v., Matricaria r., Verbena o.. Infuso di : Angelica a. radice 15%, Anthemis n. capolini 30%, Artemisia v. sommità fiorite 15%, Equisetum a. parte aerea, 15%, Vaccinium m. bacche 15%, Rosmarinus o. rametti fogliat 10%.

Dispepsia
EF consigliati: Anethum g., Carum c., Gentiana l., Raphanus s.n.. Infuso di : Curcuma l. radici 15%, Citrus a. scorze 15%, Artemisia v. sommità fiorite 15%, Genziana l. radici 15%, Erythraea c. sommità fiorite 15%, Tilia e. fiori con bratte 15%, Rosmarinus o. rametti fogliati 10%.

Eczemi
EF consigliati: Bardana o., Fumaria o., Viola t., Borrago o.. Infuso di : Bardana o. radici 40%, Juglans r. foglie 20%, Juniperus c. frutto 20%, Ribes n. foglie e gemme 20%.

Emorroidi
EF consigliati: Aesculus h., Cupressus s.. Infuso di : Capsella b.p. sommità fiorite 20%, Hamamelis v. foglie 20%, Rhamnus f. corteccia 20%, Rheum p. radici, 20%, Ruscus a. rizoma 20%.

Inappetenza
EF consigliati: Genziana l., Alpinia g., Trigonella f.g., Zingiber o..

Insonnia
EF consigliati: Escholtzia c., Crataegus o., Salix a., Valeriana o.. Infuso di : Anthemis n. capolini 20%, Avena s. parte aerea 20%, Passiflora i. foglie 20%, Humulus l. infiorescenze 20%, Tilia e. fiori 20%.

Ipotensione
EF consigliati: Angelica a., Inula h., Rosmarinus o.

, Sylibum m., Panax g.. Infuso di : Cupressus s. bacche 25%, Trigonella f.g. semi 25%, Cuscus a. rizoma 25%, Satureia m. sommità fiorita 25%.

Stress
EF consigliati: Angelica a., Eleuterococcus s., Chrysanthellum a., Panax g.. Infuso di : Passiflora i. parte aerea 20%, Crataegus o. sommità fiorite 20%, Chrysanthellum a. parte aerea 20%, Rosa c. frutti 25%, Ginkgo b. foglie 20%.

“Se tu stesso non ti apprezzi,come puoi pretendere che lo facciano gli altri?”
B. Roet

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