Convegno organizzato da SANA, in collaborazione con ACRA Ass. Coop. Rurale Africa e America Latina, APE, Ass. di Promozione Etico-ambientale, AVIS, Ass. Volontari Italiani Sangue

Valorizzare le medicine tradizionali. Costruire un sistema eco solidale che riesca a recuperare i prodotti erboristici, cosmetici e fitofarmacologici di differenti gruppi etnici sparsi soprattutto nei Paesi poveri dell’Africa, dell’America Latina, dell’Asia e dell’Europa dell’Est. Il progetto “Medicine dai cinque continenti” è stato al centro del convegno organizzato a SANA, il Salone internazionale dell’Alimentazione naturale, Salute e Ambiente.

UNITE REALTA’ PROFIT E NON PROFIT
Il progetto vede affiancate numerose realtà con storie e finalità differenti: si tratta di associazioni non profit impegnate nella cooperazione con il Sud del mondo, di associazioni impegnate nel commercio equo solidale, ma anche di associazioni storiche del volontariato italiano come l’Avis, l’Associazione Volontari Sangue. Al loro fianco si muovono anche aziende come Guna, la prima azienda italiana a proporre nelle farmacie una linea di prodotti equo solidali. L’idea base del progetto, come ha spiegato la coordinatrice Iside Baldini, è quella di evitare che vada disperso il patrimonio di conoscenze che caratterizza la medicina tradizionale in molti Paesi dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia.

“Vogliamo costruire una relazione di scambio che permetta di realizzare una vera e propria filiera ecosolidale di “medicine-altre”, una risorsa che può certamente essere meglio utilizzata. In Africa e America Latina c’è in atto un cambiamento epocale che riduce sempre di più gli spazi della medicina tradizionali”. E’ sempre più difficile che le conoscenze dei guaritori vengano tramandate: sempre meno giovani sono disponibili a imparare queste tecniche che devono essere messe in pratica in modo assolutamente gratuito. E così si è attivata una forma di collaborazione: i guaritori mettono a disposizione i propri rimedi per studi di istituzioni europei. Allo stesso tempo si incentiva la formazione tradizionale fra i giovani locali. In questo senso si sta anche lavorando alla nascita di un Consorzio per la tutela della qualità biologica ed etica dei prodotti fitofarmacologici, erboristici e cosmetici di medicina tradizionale, che sarà presentato per il riconoscimento europeo.

UNO SBOCCO PER LA MEDICINA SENEGALESE
Il primo progetto di collaborazione è stato avviato con il Senegal.

“Stiamo lavorando per la realizzazione di un laboratorio per la produzione di medicamenti tradizionali”, ha spiegato il presidente di Guna, Alessandro Pizzoccaro. “I guaritori si sono riuniti in una federazione. E insieme hanno deciso di diffondere le loro conoscenze gli altri Paesi. Finora per quel che riguarda il complesso fitoterapico sono stati individuati 80 prodotti. Stiamo lavorando per realizzare un laboratorio che serva per la loro preparazione e per l’imballaggio per la spedizione secondo determinati standard”. A questo si affiancherà l’attività di ricerca condotta dall’Università di Salerno. Guna pensa di concludere la fase preparatoria entro un anno. “A quel punto si potrà dare uno sbocco alla medicina senegalese: attualmente siamo in contatto con oltre 10.000 medici e circa 7.000 farmacie, la metà di quelle presenti in Italia”.

UN PROCESSO EQUO E SOLIDALE, CHE TUTELI LA BIODIVERSITA’
Federico Ceratti, giornalista AceA, ha sottolineato l’importanza del fatto che tutto avvenga secondo un meccanismo che sia equo e solidale e che preservi la biodiversità di quelle zone.

“E’ importante mantenere vive determinate tradizioni, determinate specie, determinati prodotti perché se ne attiva il commercio, ma è un meccanismo che non è sufficiente. Un prodotto ha successo, viene pagato in modo equo. E quindi nel Paese di provenienza se ne produce sempre più, con effetti devastanti. E’ il caso di molti prodotti alimentari di successo: si è creata una monocultura e si è persa la biodiversità”. Lo sfruttamento intensivo porta a realizzare determinate attività in zone non adatte o con metodologie di raccolta distruttive. Il rischio per le piante medicinali è che perdano la loro efficacia o che, in caso di raccolta selvaggia, scompaiano rapidamente. “Va salvata l’intera biodiversità. Per mantenere un equo equilibrio va mantenuta alta la soglia di attenzione su questo tema”.

MEDICINE UTILI
Erus Sangiorgi , Direttore del Centro di Ricerca sulle Metodologie Naturali delle Terme di Riolo, ha ricordato la sempre maggiore diffusione che le medicine non convenzionali stanno ottenendo, in vari Paesi europei e negli Stati Uniti. “Si tratta di medicine che non devono essere considerate alternative alle altre, ma devono essere utilizzate come un’integrazione”.

E ha ricordato le esperienze condotte con pazienti sottoposti a chemioterapia che, grazie a trattamenti integrativi realizzati con medicine non convenzionali, hanno evitato o ridotto determinati effetti collaterali della chemioterapia. “Non è un caso che sempre più medici sono interessati a questo campo e lo approfondiscono”. La strada, ha detto Sangiorgi, è dunque quella di far convivere entrambe le realtà, come accade già in altri Paesi: “Ricordiamoci che la terapia con medicine tradizionali può essere a minor danno per il paziente, ma può ance ridurre i costi”.

L’IMPEGNO DELL’AVIS: “GLOBALIZZARE LA SOLIDARIETÀ”
Aumentare ed estendere la solidarietà, renderla più efficace. Questi i motivi della scelta di Avis di aderire all’iniziativa, come ha spiegato il vicepresidente nazionale Andrea Tieghi. Avis, ha ricordato Tieghi,è un’associazione di volontari che donano il sangue in modo gratuito, anonimo, rispettoso della salute. “In fondo c’è un punto di contatto fra la donazione di sangue e la medicina tradizionale di questi Paesi: entrambe vengono fatte in modo gratuito.

Avis è favorevole a promuovere l’uso di prodotti che vengono dal Sud del Mondo per poter poi creare dei progetti là, progetti per aumentare la solidarietà: in questo momento in cui parla tanto di globalizzazione, così riesce a globalizzare la solidarietà”.

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