Lavorare con la Creatività e l’Antropologia Personalistica Esistenziale. Vi racconto cosa sono, per me, le rappresentazioni teatrali che si svolgono all’interno dei Seminari di Cinematerapia.

Il Teatro Antropologico è una particolare tecnica di creatività che viene utilizzata all’interno dei Seminari di Cinematerapia e che deriva dall’Antropologia Personalistica Esistenziale di Antonio Mercurio. Prima di tutto desidero dire che ho visto persone, a cui voglio molto bene, mettersi alla prova e al centro dell’attenzione come non avevano mai fatto nella loro vita. Ho potuto ammirare aspetti della loro anima così veri, così inaspettati, così belli e spontanei che è stato per me un vero godimento dall’inizio alla fine. In ogni lavoro ho visto e sentito tanta diversità, particolarità, unicità e soprattutto libertà. In ogni movimento, frase, errore, emozione ho sentito il desiderio profondo di comunicare, mostrare la propria storia per esorcizzarla e così trarne il meglio. Paura… tanta! Agitazione… pure! Ma c’era anche tanta fermezza, convinzione per quello che si stava facendo. Ogni volta sembra che “saltino” gli schemi mentali come fa l’elettricità quando c’è un corto circuito: i fili, che tengono legate le emozioni, si sciolgono e vengono fuori caratteristiche e potenzialità autentiche e sincere! Il fatto davvero sorprendente che salta subito agli occhi è che gli “attori” non recitano.

Il personaggio, l’emozione, la storia che si racconta non è quella di qualcun altro; non è necessario “entrare” nel personaggio che si deve rappresentare per mostrare le sue idee, le sue emozioni. I copioni scritti e provati, nel caso di lavori preparati in anticipo, non sono quasi mai fedelmente seguiti perché gli attori rappresentano se stessi. Nel Teatro Antropologico è basilare entrare in se stessi ed è per questo che la recita non è mai uguale a quanto descritto nel copione anzi è spesso improvvisata anche perché in quel momento o in quella particolare scena quella che viene fuori è la verità, la propria verità che è poi comune a tutti. In questo modo tutti possono imparare che la verità non è mai una sola, ognuno degli “attori” ha la propria e queste tutte insieme possono essere unite, amalgamate, armonizzate e possono convivere ognuna nella propria diversità e unicità. E’ chiaro che si incontrano molti ostacoli prima di “andare in scena”. Uno dei più comuni e difficili è la paura di mostrarsi profondamente all’altro, ma questa può essere superata se si ha fiducia e si crede fermamente che ciò che si sta facendo e dicendo è importante, che ogni pensiero ed emozione ha un grandissimo valore.

Fare questi lavori significa oltretutto donarsi agli altri, donare la propria anima al mondo che in un modo o nell’altro restituirà grande gioia e soddisfazione. E’ come se si decidesse di fare l’amore con la Vita e questa a sua volta lo facesse con noi. Il Teatro Antropologico fatto in questi termini è un dono di comunicazione, di emozioni e di esperienze dove principalmente si rappresenta la Vita, il proprio mondo interiore che magicamente coincide con il mondo esterno. Ogni volta è palese come ciò che viene da dentro dà e prende tutta la bellezza del mondo. Credo che il Teatro Antropologico sia un efficace mezzo per capire che tutto ciò che abbiamo dentro è anche fuori ed è per questo che tutto quello che si dà, nella verità, nella libertà e nell’amore, ritorna meglio di quanto previsto e desiderato: si impara che la Vita, l’Universo ha bisogno di noi, ci ama, ci ha sempre amato e ci amerà in futuro. Nel Teatro Antropologico dei nostri seminari ho visto tanta bellezza, tanta energia, tanta comunicazione e desiderio di esserci, ma soprattutto tanto divertimento nel fare e nel guardare: la bellezza è anche molto divertente, cosa c’è di più bello di un sorriso, di una bella risata! Ho visto maghi, casalinghe, giochi d’ombre, danze, movimenti, abbracci, sospiri, urla, sensualità, luci, fiori, foto, nastri colorati, contatti, lacrime.

Tutto può essere usato per mostrare bellezza, perché la verità che spesso si dimentica è che la bellezza sta anche negli occhi di chi guarda e quindi non è necessario essere perfetti, non sono necessari elaborati “effetti speciali”: è il Teatro Antropologico l’effetto speciale, la proprietà emergente delle capacità dell’uomo. Possiamo anche dire che il Teatro Antropologico è un percorso creativo per diventare non più solo individuo, ma Persona: Persona capace di amarsi mentre vince le proprie paure e ostacoli, Persona capace di amare mentre si dona al pubblico e all’Universo e Persona quando sente di essere amato, quando capisce di aver provocato, acceso negli altri la scintilla dello stesso amore che ha appena mostrato di avere dentro. Nella chiave di lettura dell’ultimo seminario di Cinematerapia “La ricerca della vera identità” del 17 e 18 giugno 2006, c’è una frase molto bella che dice: “La persona non è il suo pensiero: la Persona è invece colui che decide cosa pensare”. Quindi nel Teatro Antropologico si rappresenta ogni volta la decisione di unire l’emotività dell’uomo con il mondo circostante.

Questo è particolarmente visibile nelle brevi rappresentazione che vengono proposte dai conduttori dei seminari per elaborare un particolare momento del proprio percorso di crescita personale. In pratica partendo ogni volta dalle proprie esperienze e vissuti, dalle emozioni evocate dalla visione dei film, vengono messi in “scena” traumi, dolori, reazioni, contatti col Sé, perdono, nuove decisioni e nuovi valori per trovare la gioia, l’applauso, la liberazione, l’unione con gli altri.. Questi argomenti vengono affrontati e attraversati usando semplici idee ed azioni che sono il risultato di un diretto contatto con il Sè, e possono essere frasi, danze, messaggi del corpo, sogni, canti…tutto espresso in piena libertà. E’ soprattutto in questo campo d’azione che si capisce di poter essere artisti della propria vita perché se si può usare la creatività in quel momento questa può essere usata sempre, prendendo consapevolezza delle proprie capacità artistiche da applicare sempre e comunque. Nell’arco di un week-end grazie a questo tipo di teatro estemporaneo, i Conduttori danno la possibilità ad ogni persona di focalizzare i propri blocchi esistenziali e cominciare così da quel momento un cammino di trasformazione che inizia magari solo in forma accennata ma che nei giorni successivi può condurre verso insperate soluzioni.

La scintilla accesa durante i week-end può, se si vuole, produrre un fuoco, un’energia trasformativa molto potente anche successivamente. A volte una semplice frase, un breve movimento possono far luce su oscurità interne mai prese in considerazione, mai immaginate, completamente fuori dalla propria coscienza. Nessuna delle persone che partecipano è mai stato un attore di teatro e mai avrebbe pensato un giorno di rappresentare un lavoro o di dover mostrare se stesso, però è proprio il caso di dire che in questo ambito si può diventare attori/attivi di se stessi, attori/artisti della propria vita e delle proprie potenzialità espressive. Una delle basi fondamentali del Teatro Antropologico è il Principio Organismico, teoria della Cosmo-Art, pensata ed elaborata da Antonio Mercurio, la quale ci dice che nei gruppi di persone che si uniscono per realizzare un progetto comune ogni componente è parte fondamentale dell’organismo/progetto che si vuole realizzare. E’ importante pensare se stessi come parte di un organismo vivente composto da persone che si impegnano ad assicurare il bene dei singoli e il bene del gruppo intero.

Anche il nostro corpo è un unico organismo vivente composto da tanti organi col comune progetto che è quello di vivere. Per fare questo il corpo deve occuparsi di ciascun singolo organo e così garantire benessere all’intero corpo e il miglior risultato si ottiene quando ognuno fa il bene per sé e per ogni componente del gruppo. Anche la parte più semplice o che qualcuno potrebbe sentire meno importante rispetto alle altre è necessaria alla realizzazione del progetto. Anche il piede, un dito, un orecchio sono utili e necessari alla vita di questo organismo, di questo progetto e perciò anche chi solo dice una frase, suona un tamburo o manifesta una sua fragilità è importante per la realizzazione del progetto. E’ per questo che tutte le parti di questo organismo che vengono rappresentate coinvolgono sia il pubblico che gli “attori”. Ciò che si vede e si rappresenta è parte di ognuno e in questo ambito niente e nessuno viene escluso: tutto è utile perché ciò che si vede è la Vita così com’è, è la vita di tutti noi, la vita dell’uomo con le sue fragilità, le sue parti oscure, i suoi dolori, le sue paure … ma anche la sua voglia di cambiare, di capire, di perdonare, di decidere e di gioire con il sostegno e la sensibilità degli altri, ognuno con le proprie capacità.

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