Il caldo abbraccio del fango

Lenitivi, sedativi e pure risolventi. Rispettivamente: sulfurei e clorurosodici, oligominerali e salsobromoiodici, salsoiodici. Stiamo parlando, a grandi categorie, di fanghi. O meglio, della composizione del fango termale, una delle medicine naturali più antiche e affascinanti, per quel loro rievocare un simbolico, caldo abbraccio con l’elemento terra. E proprio di «caldo abbraccio» si può parlare, considerato che l’applicazione del fango termale produce un aumento della temperatura cutanea e sottocutanea locale (dovuta al maggior afflusso di sangue in quella zona e alla maggiore velocità di flusso) che, tra l’altro, riduce l’eccesso di acqua presente tra le cellule o le fibre. Sono proprio loro, i fanghi, variamente applicati, a rappresentare il fiore all’occhiello di molte beauty farm termali, da Abano e Montegrotto Terme ad Ischia, passando per Acqui Terme, tanto per citare alcune delle località più gettonate proprio per la fangoterapia. E sono sempre loro, i fanghi, tra i più analizzati dai ricercatori. «Per esempio, da diversi studi pubblicati su riviste internazionali è emerso che un ciclo di fangobalneoterapia abbassa sensibilmente i livelli circolanti delle sostanze, come la Il1 e la LTB4, che accelerano ed aggravano i danni infiammatori e degenerativi sulla cartilagine nelle osteoartrosi», dice la professoressa Simona Bellometti, docente della Scuola di Specializzazione in idrologia dell’Università di Pavia e direttore scientifico del Centro Studi Termali «Pietro d’Abano», di Abano Terme (Padova).

«In generale», continua, «dai risultati raggiunti da diversi studi si può affermare che il meccanismo d’azione della fangobalneoterapia è, sebbene parzialmente, assimilabile a quello esercitato dagli antiinfiammatori non steroidei (Fans), comunemente utilizzati per il controllo dei sintomi dolorosi e dell’entità dell’infiammazione in svariate patologie, come l’osteoartrosi ed altre malattie degenerative del sistema muscolo scheletrico». Quattro sono i momenti che distinguono una seduta di fangoterapia: l’applicazione del fango caldo (circa 4042 gradi) o freddo (a fini estetici); il bagno termale (circa 3738 gradi): la reazione sudorale e il massaggio. Oltre all’aumento termico, cutaneo e sottocutaneo, altri interessantissimi effetti dell’applicazione dei fanghi sono lo scambio ionico, ossia la «cessione» alla cute dei minerali contenuti nei fanghi, e l’attivazione delle ghiandole sudoripare, che, aumentando la secrezione di sudore, espellono acqua e tossine. A che servono i fanghi? Per curare malattie propriamente dette. Ma anche per apparire più belli, più in forma: duttili, versatili, i fanghi hanno diversi impieghi.

Ecco, in sintesi, quali. In campo medico, per esempio, si utilizzano per curare artrosi e gotte, malattie reumatiche dell’apparato osteoarticolare, postumi di fratture, contusioni, lussazioni, flebopatie (flebiti e postumi). Ma anche disturbi ginecologici, come infiammazioni delle tube e vulvovaginiti, e diversi disturbi dismetabolici, come l’eccesso di colesterolo. Dal punto di vista estetico, la fangoterapia è efficace per trattare l’adiposità localizzata e la cellulite. Inoltre, grazie all’azione rimineralizzante e depurativa, ha un effetto antietà e migliora, in generale, la bellezza della pelle.

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