Il sorriso come espressione di un’esistenza che si fa slancio vitale

I termini che compongono il titolo di questo articolo a prima vista possono sembrare sovrapponibili e intercambiabili: nell’immaginario collettivo, infatti, la persona adulta e matura viene spesso identificata e distinta da quella più giovane proprio per la sua maggiore serietà, termine questo che caratterizza una minor propensione al sorriso, se non addirittura alla risata franca, in quanto comportamenti umani, questi, che per molti di noi si addicono ad una stagione della vita decisamente più spensierata. Ed effettivamente qualcosa nella fantasia, e soprattutto nella capacità di lasciarsi positivamente coinvolgere da eventi e situazioni, nell’adulto sempre più maturo – da un punto di vista anagrafico – va certamente mutando, aspetto questo che viene messo in relazione diretta proprio con l’avanzare degli anni, come espressione di una sempre maggior consapevolezza del proprio ruolo e del proprio impegno nei diversi ambiti dell’agire umano. C’è da chiedersi, però, se le cose stanno effettivamente così, o non siano esse la conseguenza di modifiche dinamiche del nostro organismo che si associano a trasformazioni anche del suo fenotipo, cioè della sua presentazione esteriore, e in particolare della mimica facciale, andando col tempo ad affermarsi atteggiamenti sempre meno inclini al sorriso, alla piacevole convivialità, alla sana ilarità di un’ironia mai denigratoria, che invece dovrebbero caratterizzare il progressivo affinamento di aspetti giovanili che, pur continuandosi a mantenere in età più avanzate, come espressione dell’apertura alla vita e alla sua continua e benefica mutevolezza in noi, modificano però nel tempo la loro maniera di espressione, ma non certo la sostanza di ciò che li sostiene.

Cosa succede allora alla persona che va avanti negli anni e che, troppo spesso, perde questa sua naturale inclinazione al sorriso e alla gioia di vivere, camuffando questo con quelle consuetudini sociali che indicano nella maggior serietà, propria delle età anagrafiche più avanzate, il mutamento del suo aspetto anche esteriore? Dove sono andate a finire quelle speranze che tanto lo animavano, quella capacità di sorridere anche degli insuccessi – aspetto questo che, proprio oggigiorno, va perdendosi sempre più prematuramente – quell’ apertura verso l’altro che rende piacevole ogni nuovo incontro, pur nella consapevolezza delle inevitabili delusioni, affettive e relazionali, del presente o del passato? Non è dunque la serietà, almeno così come la immaginiamo noi e la conferiamo agli adulti, e in particolare ai più anagraficamente maturi tra noi, un abito sociale poi così tanto consono all’uomo, che col tempo deve certo imparare a provare più spesso sentimenti di compassione piuttosto che di derisione o di stolta ilarità per accadimenti spiacevoli che colpiscono l’altro, ma non dovrebbe certo smarrire mai quella freschezza dell’essere che lo porta a ritrovare facilmente il sorriso dei tempi migliori ogni qualvolta la vita torni, anche solo per un attimo, a far piena mostra di sé.

Ecco dunque che il rammarico per ciò che poteva essere e non è stato, sentimenti di astio, se non addirittura di aperta ostilità, per chi, spesso solo apparentemente poi, è più realizzato e soddisfatto di noi, la ricorrente percezione della caducità dell’esistenza e, da tutto questo, la più completa e ostinata sfiducia per la vita e le sue promesse, minano alla radice lo stato emotivo della persona che perde, giorno per giorno, quell’inclinazione al sorriso e alla giocosità intelligente, che invece dovrebbero essergli consuete, conferendogli un aspetto sempre più cupo, che finiamo per chiamare serietà, ma che altro non è che uno stato di afflizione interiore sempre più marcato e inconsolabile. Una specie di morbo che in qualche maniera deve interessare tutti coloro che raggiungono una determinata età anagrafica, pena individuare nella persona, che invece continua a mostrare il suo sorriso e la sua gaiezza di fondo, una sorta di incurabile immaturità, se non addirittura la più completa insensibilità per le sorti del mondo, che dovrebbero essere avvertite, invece, sempre catastrofiche.

E così si finisce per trasferire al circostante attese e sentimenti che sono solo nostri, in un pessimismo cosmico che ci fa vedere di ogni incontro o situazione solo e sempre le sue negatività, quasi atterriti da coloro i quali, invece, riescono ancora a percepire, con il cuore, l’esatto contrario: ovverosia un lento ma inarrestabile divenire verso il pieno e mirabile compimento di quel divino progetto della creazione, che attraversa sì fasi di caos, ma che tendono naturalmente ad un ordine migliorativo, in cui tutti gli abitanti del pianeta possano finalmente tornare a beneficiare del suo rinnovamento-rivolgimento, che vuole, anche simbolicamente, esprimere il perenne trionfo della speranza sull’ arrendevolezza, del bene sul male e, in definitiva, della vita sulla morte. Ecco allora che età adulta, serietà e maturazione diventano sinonimi solo quando, indipendentemente dall’età anagrafica, la persona, che conserva in sé intatte tutte le potenzialità di lasciarsi ancora incantare e beneficamente coinvolgere dalle meraviglie del creato e dalla sua infinita magia, decide spontaneamente di operare bene, ovvero di porsi sempre e comunque al servizio del prossimo in spirito di verità e amore.

Serietà dunque intesa non come atteggiamento esteriore che mascheri in realtà il costante rammarico per il passato, l’atavica sfiducia verso il prossimo, e la poca disponibilità verso un’esistenza che comunque ci considera e ci vuole protagonisti, ma come atteggiamento di piena coerenza con la propria natura e di rispetto per tutto ciò che, umano, animale o ambientale, ci circonda; maturazione dunque intesa non come perdita di quella spontanea gaiezza che caratterizza l’essere e la sua vitalità, ma come consapevolezza del proprio ruolo sociale e della responsabilità, odierna e futura, che da questo ne deriva. E allora quando serietà e maturazione arriveranno finalmente a fondersi nella persona, ecco che, indipendentemente dall’età anagrafica, da questa sorgerà finalmente l’adulto vero, con immutati quei connotati, anche esteriori, che esprimono la sua immarcescibile fiducia per il futuro, frutto questo di un atteggiamento costantemente orientato verso il bene comune, quello stesso che lo condurrà, naturalmente, a dare piena luminosità e senso alla propria esistenza, rinnovando quotidianamente in lui una vita che diverrà allora slancio vitale, di cui il sorriso, l’accoglienza e la franchezza delle relazioni umane saranno spie inequivocabili della sua piena compiutezza fuori e dentro di noi.

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