Realizzata da un ingegnere francese, è una monovolume che utilizza aria compressa e non inquina. In Italia sarà prodotta dalla primavera del 2002

Dopo le biciclette, i monopattini e gli scooter “puliti” ora è la volta della prima auto ecologica. A causa del caro petrolio e grazie alle disposizioni antismog delle città e agli incentivi del governo, è cresciuto l’interesse per la ricerca di nuove soluzioni che permettano di ridurre o eliminare dalle automobili l’emissione di Co2, la principale causa dell’effetto serra. E sembra proprio che qualcuno abbia trovato la strada perfetta: un geniale ingegnere francese, Guy Nègre (ex progettista della Renault), ha inventato una vettura capace di sfruttare il carburante più pulito che esista: l’aria compressa. Non a caso il suo prototipo d’auto si chiama Eolo. Si tratta di una piccola monovolume dalle linee semplici il cui motore utilizza l’aria come unica energia imbarcata: è proprio l’iniezione di aria a causare l’aumento della pressione nel motore, e dunque il movimento del pistone. Per fare un “pieno” basta un compressore a 300 atmosfere, che secondo il progetto sarà integrato nel veicolo, e una presa di energia elettrica. Per immagazzinare l’aria nei quattro contenitori posti sotto il pianale del veicolo occorrono dalle 4 alle 7 ore, secondo il tipo di compressore (da 5.

5 o 7 chilowatt). L’autonomia garantita è di 200 chilometri. Il tutto senza produrre inquinamento, ma solo espellendo aria a una temperatura di 20 gradi sotto zero. Le caratteristiche di Eolo la rendono particolarmente adatta alla città, dove gli spostamenti sono brevi e le velocità limitate, anche se potrà raggiungere i 110 chilometri orari. Sarebbe un perfetto taxi ecologico e probabilmente saranno le amministrazioni delle città più trafficate le prime acquirenti. Ma anche i privati potrebbero aggiudicarsi presto l’auto ecologica: i primi prototipi sono infatti stati messi a punto in Lussemburgo, dove la società che ha acquistato il brevetto ha sede, per poi espandersi in tutta Europa. La Eolo Italia-Auto, la società che ha acquisito per il nostro Paese la licenza dell’auto “a inquinamento zero”, è pronta a produrre il veicolo dalla primavera del 2002. “Il collaudo tecnico – spiega Carlo Orichuia, vicepresidente della società – sarà effettuato anche dall’Enea (l’Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente), con cui stiamo pensando di avviare in seguito una joint venture.

Poi, dal 5 al 15 dicembre, la vettura potrà essere provata su strada al Motor Show di Bologna”. Se tutto andrà secondo i programmi, il primo veicolo della serie Eolo uscirà dalle fabbriche – la prima in Italia sorgerà a Rieti, la seconda in Sicilia – nel giugno-luglio del 2002. Il costo previsto della vettura oscilla tra i 20 e 22 milioni di lire. Un costo non bassissimo, ma che secondo Orichuia è ampiamente giustificato dal risparmio sui consumi. La Eolo Italia aprirà la lista delle prenotazioni da gennaio. I primi clienti potenziali sono enti ed amministrazioni pubbliche, che in base al decreto Ronchi del 1998 dovranno dotarsi dal 2002 di veicoli ecologici fino a una percentuale del 50 per cento del proprio parco macchine. Ma Eolo è destinata anche ai privati cittadini, in particolare con una prima versione a 5 porte, di cui due scorrevoli. L’interesse dei potenziali acquirenti, dopo le prime notizie apparse sulla stampa, comincia già a manifestarsi: in soli due giorni il sito della società italiana (www.eoloauto.it) ha ricevuto 700 richieste di informazioni proprio da privati.

Se le sue qualità fossero confermate dai collaudi, la Eolo potrebbe rappresentare un concorrente importante per le auto tradizionali, non solo per i vantaggi ecologici, ma anche per quelli economici. Ragione che induce i produttori a muoversi con estrema cautela, e a darsi due anni di tempo – dal 2002 al 2004 – per una valutazione sulla riuscita del progetto. La Eolo Italia si sta trasformando in società per azioni, ma non punta per il momento a farsi quotare in Borsa. “Non vogliamo mica farci mangiare subito”, ha spiegato Orichuia. Intanto, si pensa agli investimenti. Quelli di avvio sono calcolati in 200-300 miliardi di lire, per dare vita a una decina di impianti, ognuno con una forza lavoro di circa 2mila dipendenti, in grado di sfornare dalle 8mila alle 12mila vetture l’anno (ma telaio e bombole verrebbero prodotti da altre ditte). Esclusa l’idea di grandi stock di auto, la filosofia è quella del “just in time”, con una produzione modulata secondo le richieste e i clienti sul territorio. Dopo la prima fase di battage pubblicitario, però, restano ancora molti i nodi che devono essere risolti prima che la Eolo diventi realtà.

Per esempio, il design definitivo della vettura, che avrà un telaio molto più leggero di quello di una comune auto, è stato affidato a stilisti italiani, ma non c’è ancora. Sono in corso contatti con le società petrolifere, a partire dall’Agip per istituire una rete di distributori di aria compressa: quelli in dotazione oggi a benzinai e garage, infatti, sono a 120-125 atmosfere, troppo poche per la Eolo, anche se basterebbe una modifica alle apparecchiature. Ancora, si sta studiando alcune grandi società assicurative per stabilire che tipo di polizza coprirà la nuova vettura, dato che secondo i costruttori la Eolo non può incendiarsi per cause interne: “In caso di incidente i serbatoi implodono, facendo uscire l’aria”, ha detto Orichuia. Secondo il vicepresidente, quindi, occorrerà una polizia ad hoc. Infine, bisognerà formare il personale addetto alle riparazioni delle vetture, per creare una rete di punti di assistenza. A febbraio cominceranno i primi corsi a Nizza. Anche se i costruttori assicurano che per i meccanici, il motore sarà più facile da riparare. Intanto, in attesa di viaggiare su Eolo, in molti Comuni italiani è partita l’operazione auto a gas, che prevede il cofinanziamento del ministero dell’Ambiente per la conversione a Gpl e metano dei veicoli degli enti pubblici e delle società che gestiscono servizi pubblici, dei veicoli dei privati immatricolati tre il 1988 e il 1992 e anche per l’adeguamento delle reti di distribuzione.

Dallo scorso 5 novembre i cittadini dei Comuni che si sono costituiti in convenzione possono prenotarsi presso le officine autorizzate per realizzare la conversione delle auto, con un contributo di 600mila lire. Al momento sono 25 i Comuni che hanno concluso l’iter procedurale che consente loro di poter far usufruire i residenti degli incentivi previsti dal decreto 20 dicembre 2000. Secondo il Consorzio Gpl Autotrazione l’attivazione delle incentivazioni destinate alle auto non catalizzate porterà sicuri benefici all’ambiente ed alla salute dei cittadini e che il ripristino delle accise in vigore prima della crisi petrolifera dello scorso anno renderà più favorevole, in termini economici, per gli automobilisti l’adozione dei carburanti gassosi, notoriamente meno inquinanti rispetto a quelli tradizionali.

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