Dall’Università Cattolica di Roma arriva un esame del sangue per individuare gli effetti nocivi dei campi elettromagnetici a bassa frequenza, ovvero quelli emanati dagli elettrodomestici di uso quotidiano.

Si chiama “test delle comete” l’innovativo esame del sangue messo a punto dai ricercatori dell’Università Cattolica di Roma per individuare i danni che le onde elettromagnetiche provocano sul nostro organismo. Ogni volta che utilizziamo il phon, il televisore, la lavatrice, il rasoio o il frullatore, infatti, siamo bersagliati da campi di forza a bassa frequenza (Efl) che vengono a crearsi per la produzione, il trasporto e il consumo di elettricità. Questi campi non si vedono, non si percepiscono e non hanno un odore particolare, ma interagiscono con il nostro corpo dando luogo a cariche superficiali o correnti interne. Onde elettromagnetiche molto intense possono generare sul nostro organismo effetti acuti: nel caso del campo elettrico si manifestano attraverso sensazioni di fastidio che possono indurre a stress, nel caso del campo magnetico possono arrivare a disturbare alcune delicate funzioni del sistema nervoso centrale come la capacità di ragionare e la memoria. Ma anche un’esposizione a bassi livelli, come succede normalmente quando siamo vicini ad apparecchi elettrici, può interagire con le strutture molecolari e cellulari del nostro organismo.

I ricercatori della Cattolica, infatti, hanno scoperto che l’elettrosmog, accelerando la proliferazione cellulare, può danneggiare anche solo temporaneamente il Dna delle cellule. “Visto che lo studio del ruolo delle onde elettromagnetiche nei processi di cancerogenesi è particolarmente interessante – sottolinea il professor Achille Cittadini, direttore del centro di ricerche oncologiche Giovanni XXIII – è importante stabilire se le Elf siano in grado di determinare un danno al Dna”. Queste onde, infatti, spingendo le cellule a proliferare, possono risultare benefiche in alcune circostanze – come nella rimarginazione delle ferite – ma diventano nocive se colpiscono cellule già indirizzate alla proliferazione neoplastica. Queste cellule “malate” possono ora essere individuate grazie al test delle comete, che può rivelare le alterazioni primarie del Dna in ogni singolo nucleo cellulare.
“Nessun nesso tra tumori ed elettrosmog”
Dal Centro interdipartimentale di epidemiologia dell’Università dell’Aquila, però, arriva una secca smentita alle ricerche romane: “Non ci sono nessi tra tumori e campi elettromagnetici a bassa frequenza, ovvero quelli emanati da elettrodomestici comuni come lavatrici, phon e tv.

Lo sostengono ricerche portate a termine sull’uomo e non sulle cellule e sui ratti”. ”E’ meglio non scambiare lucciole per comete – suggeriscono gli studiosi aquilani – e indirizzare la ricerca scientifica in settori più importanti per la salute umana. Gli esperimenti in vitro sulle cellule, infatti, lasciano il tempo che trovano, perché qualsiasi cellula, sana o cancerosa, esposta anche solo alla luce, e non ai campi a bassa frequenza, subisce modificazioni importanti”. Nel 1997 lo scienziato Yosui ha dimostrato l’assenza di incidenza tumorale e di mortalità nei ratti maschi e femmina esposti per due anni a campi a bassa frequenza a 50 Hz e a 5000 microtesla. I valori a cui gli uomini sono esposti nella vita di tutti i giorni superano poche unità di microtesla. Nessun uomo, quindi, verrà mai bombardato come le cellule descritte e i ratti. ”Secondo uno studio ufficiale dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente – spiegano ancora dall’Università dell’Aquila – l’esposizione a campi a bassa frequenza, nell’ipotesi di una effettiva relazione di causa ed effetto, può provocare un caso “statistico” di leucemia all’anno in Italia.

Ogni anno, invece, i morti per incidenti stradali sono 6.500, quelli per tumori al polmone circa 80mila”.
Una questione ancora controversa
I danni sulla salute umana provocati dall’esposizione ai campi elettromagnetici sono in effetti un tema ancora piuttosto controverso, tornato di recente alla ribalta delle cronache anche per il contenzioso fra gli abitanti della cittadina di Cesano, alle porte di Roma, e Radio Vaticana, che ha lì gli impianti di trasmissione più potenti del mondo. Il mondo medico e scientifico è tuttora spaccato in due, tra chi sostiene il legame tra elettrosmog e malattie come leucemia e cancro e chi invece ritiene “trascurabili” gli effetti delle onde sull’uomo. Le ricerche per arrivare alla verità continuano, ma nel frattempo la parola d’ordine è prudenza. “La storia insegna – dice il professore Emilio Del Giudice, ricercatore dell’Istituto nazionale di fisica nucleare -. Basti pensare ai detriti nucleari e alle farine animali, la cui pericolosità è stata riconosciuta dopo che per decenni si sono negati gli effetti nocivi. Non è un caso che la stessa Organizzazione mondiale della sanità abbia raccomandato agli Stati di attenersi rigorosamente al principio di precauzione”.

Ma a quando risalgono i primi allarmi in materia di inquinamento elettromagnetico? “All’ultima guerra mondiale – continua Del Giudice – quando i militari americani addetti ai sistemi radar cominciarono a manifestare delle pericolose patologie. Per questo, e anche per evitare milioni di domande di prepensionamento per cause di servizio, negli anni Cinquanta e Sessanta la marina Usa metteva al primo posto nelle domande di finanziamento delle ricerche la necessità di provare l’irrilevanza degli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute. Già nel 1943 i sovietici avevano dimostrato una notevolissima dipendenza tra l’insorgere dei tumori e gli effetti di questi campi, ma chi diceva le stesse cose negli Stati Uniti veniva deriso e licenziato”. E in Italia, quando si è cominciato a parlare seriamente di elettrosmog? “Il primo vero allarme – dice il fisico – è stato lanciato nel 1995 dal celebre oncologo Cesare Maltoni. Egli sosteneva che chi nega qualsiasi effetto dei campi elettromagnetici sulla salute umana ignora volutamente i risultati della ricerca scientifica”.

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