La salute mentale è ignorata dalla collettività e dai politici

Oggi 1 bambino su 5 è colpito da disturbi mentali: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità questa tendenza è destinata a crescere del 50% entro il 2020. In Italia le percentuali sono preoccupanti: il 3% dei bambini soffre di depressione, percentuale che sale all’8% per gli adolescenti e che spesso sfocia nel suicidio, terza causa di morte nei giovani tra i 14 e i 24 anni. Il disagio psichico è una condizione frequente nella nostra società e diventa spesso causa, nel tempo, di una serie di comportamenti e di abitudini di vita (alcolismo, gioco d’azzardo, dipendenza da sostanze tossiche) che si ripercuotono negativamente sull’individuo e sull’intera comunità.

L’indagine epidemiologica per i disturbi mentali è molto complessa: è possibile stimare che, nella città di Roma, circa il 20% dei ragazzi presentano disturbi che necessitano di una valutazione: di essi solo il 10% circa arriva i servizi; negli altri casi non viene offerta l’opportunità di una consultazione psicologica. Si è parlato di questo, attraverso la presentazione di un progetto, nel corso del V Congresso Nazionale AFaR – Associazione Fatebenefratelli per la Ricerca Biomedica e Sanitaria – tenuto a Roma, presso l’Ospedale San Pietro, dal 25 al 27 settembre 2003.

Si tratta di una ricerca-intervento messa a punto da alcuni ricercatori Fatebenefratelli che afferiscono al Servizio di Bioetica dell’ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina, con il supporto logistico dell’ospedale San Pietro che ha messo a disposizione il Pronto Soccorso per la rilevazione dei dati. Il progetto mira ad individuare i fattori di rischio del disagio psichico giovanile (I fase),intervenendo attraverso una diagnosi precoce e la creazione di spazi organizzati nelle scuole (II fase), allo scopo di formare gli educatori e i professionisti del settore e fornire loro gli strumenti per intervenire sul problema (III fase). Nel corso della prima fase, che è servita da base empirica per la fattibilità, è stato selezionato un campione composto da ragazzi tra i 12 e i 18 anni che si sono recati al Pronto Soccorso dell’ospedale San Pietro per motivi diversi (non strettamente legati al disagio psichico). E’ stato somministrato loro un questionario che ha portato alla rilevazione dei dati in linea con quelli sopra citati in comparazione con un campione di adolescenti con disagio accertato, ospiti di un centro diurno di riabilitazione psico-educativa.

La seconda fase del progetto avrà, dunque, come obiettivo principale la diagnosi precoce attraverso la creazione di spazi privilegiati di osservazione all’interno della scuola in cui introdurre e affancare agli strumenti di lavoro uno spazio organizzato sui principi del gioco del teatro. L’obiettivo è quello di cogliere nell’espressione corporea, gestuale e verbale del bambino tratti che possano facilitare l’individuazione e la comprensione di eventuali fattori di rischio. L’integrazione tra scuola, famiglia e sistema sanitario è lo strumento principale per arrivare all’ultima fase del progetto che avrà come protagonisti gli educatori e i professionisti del settore che verranno sensibilizzati, attraverso specifici percorsi formativi, per il rilevamento precoce degli indicatori di rischio.

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