I giovani sono il futuro, il nuovo, il cambiamento e la speranza del mondo intero!

Tutto è cominciato un giorno che sotto le finestre del mio ufficio sono passati tanti giovani per una manifestazione di studenti e precari. Giuro che non ne avevo mai visti così tanti, per circa due ore hanno sfilato e sembrava non finissero mai. Piazza dei Cinquecento, a Roma, e le traverse intorno erano tutte piene, sembrava un tappeto di ragazzi. Erano talmente belli, pieni di energia, speranza, che mi commuovevano. Vi riporto un paio di striscioni che ho letto e mi sono sembrati davvero divertenti:
– Berlusconi abbassa la cresta, i capelli che c’hai in testa li devi a noi
– (dalla Calabria) l’unico taglio che ci piace e quello alla soppressata!

Un ragazzo, per rappresentare il cervello, si era fatto sulla testa un enorme intreccio di palloncini colorati, quelli lunghi che si usano per fare animali, fino a formare una sfera. Questo intreccio era alto quanto lui! (Questa è stata la cosa più creativa che ho visto!)

E poi tamburi, fischi, musica, cori, fumo colorato, balli e salti, insomma un vero spettacolo. E’ stato proprio lì che ho pensato: “Ma allora ci sono, eccoli, ecco il futuro!” Come posso vedere con i miei occhi cosa succede ai giovani d’oggi? Cosa pensano? In cosa credono e si riconoscono? Fu allora che decisi: “Vado verso i giovani!” Tengo a precisare che quello di cui parlo va inteso come un discorso completamente apolitico: voglio parlare di gioventù. Non è importante sapere da che parte sto, anzi se proprio devo stare da una parte, bene, io sto dalla parte dei giovani!

Qualche anno fa mi sono iscritta a una conferenza chiamata “Romecamp 2008” presso l’Università degli Studi Roma Tre, Facoltà di Economia e Commercio. Per essere più precisi si trattava di una conferenza creata e gestita dai partecipanti stessi: nessuno era spettatore e tutti contribuivano alla riuscita dell’evento o presentando una relazione oppure partecipando alla discussione. Insomma non era la classica conferenza in cui esiste un tema prefissato e una scaletta degli interventi e degli argomenti da trattare. C’era una traccia, che in questo caso era “Idee per il futuro: ambiente, tecnologia, società”, e degli spazi a disposizione da utilizzare per proporre un argomento e discuterne. Assistei alla presentazione, da parte dei giovani partecipanti, di molte interessanti relazioni, molto innovative e molto creative. Un gruppo di ragazzi, per esempio, presentò uno studio, “From entertaiment to energy”, sulla realizzazione di una discoteca alimentata elettricamente dalla forza cinetica del ballo su una pedana costruita appositamente con dei meccanismi che io non so spiegare.

Quello che ho capito è che, una volta superata la spesa iniziale di costruzione dell’impianto, il mantenimento sarebbe stato a costo zero, sia per l’energia elettrica, sia per l’utilizzo di masconi di raccolta di acqua piovana per i servizi. Un altro gruppo di ragazze, immagino sempre studentesse della Facoltà che ospitava la conferenza, presentò un progetto davvero interessante chiamato “Un gioco a somma +”. Si trattava di inserire su Facebook un gioco che potesse attrarre e sensibilizzare i giovani e i bambini al problema dell’ambiente. Pensavano così di creare un’abitudine all’idea della eco-sostenibilità che educasse le persone fin da bambini. Ma arrivo infine ad un argomento che non era precisamente il tema della relazione intitolata “La coda lunga delle opinioni in rete” ma che mi ha colpito per la serietà e la conoscenza che questi ragazzi dimostrarono. In questa relazione, tra le altre cose, venivano esaminati gli aspetti positivi e negativi circa l’apertura di un blog giornalistico su internet e parlavano di onestà intellettuale, di libertà editoriale, di credibilità e rigore e infine della necessità di fare informazione piuttosto che notizia ad ogni costo.

Oggi voglio affermare una volta ancora che i giovani sono il nuovo, sono il cambiamento, sono il futuro. Hubert Jaoui, nel suo libro “La creatività: istruzione per l’uso” dice: “Nuovo è ciò che non conosciamo, è ciò che non c’era prima, ciò che è cambiato…tutto cambia continuamente: la stessa persona, in due momenti diversi, non è più identica; la stessa cosa, in due momenti diversi, non è più identica. Il creativo è molto attento alle novità… la sua apertura mentale lo mette relativamente al riparo da ogni sorta di ostracismo e lo porta ad accettare più facilmente, quasi con passione, tutto ciò che è nuovo. Nuovo è bello!” Questi ragazzi, i nostri figli, sono alla ricerca della loro vera identità. Quei giovani che ho visto quella volta stavano facendo proprio questo. Questa ricerca può essere fatta in tanti modi più o meno efficaci, più o meno costruttivi, più o meno condivisi, ma io dico, cerchiamo di essere indulgenti verso i loro tentativi, diamogli fiducia, diamo fiducia al loro modo di esprimersi e di vivere, smettiamo di essere invidiosi delle loro potenzialità e possibilità, cerchiamo di aiutarli a realizzare i loro sogni, non i nostri.

Facciamolo con generosità, non perché speriamo che ci torni qualcosa, magari un po’ di forza o gioventù, o perché ce lo devono. Non stiamo sempre lì a giudicarli, ma godiamoceli! Amiamoli così come sono, perché così come sono, vanno bene!

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