Compare a distanza di un paio di mesi dal parto ed aumenta in intensità nelle settimane che seguono

Il 15% delle neo-mamme in Italia vive l’esperienza della Depressione post-partum, disagio psichico che insorge a distanza di un paio di mesi dal parto. Una percentuale tra il 30 e l’80% delle neo-mamme passa la fase del Baby Blues, quest’ultimo disagio si presenta immediatamente dopo il parto e passa spontaneamente nell’arco di 7/10 giorni. Numerosi rapporti sostengono che nella maggior parte dei casi la presenza di una “depressione post-partum” non è riconosciuta ne dalla persona colpita, ne dai familiari. L’impossibilità del riconoscimento è dovuta soprattutto alla insufficiente informazione. In questo contesto nasce l’iniziativa dell’Associazione “Guida per Genitori”, sostenuta dalla Fondazione Johnson&Johnson, di realizzare e distribuire al personale medico e alle neo-mamme la guida “Depressione post-partum: come evitarla, come sconfiggerla”. “La depressione post-partum , oltre ad essere per la madre un periodo di estrema sofferenza psichica – spiega la dott.a Rosalba Trabalzini, psichiatra e psicologo dell’Associazione “Guida per Genitori – diventa un elemento di disturbo nella diade madre-bambino.

Per il bambino, un distacco affettivo precoce, può comportare delle conseguenze al suo sano sviluppo emotivo. La depressione post-partum crea oggi una mamma depressa e potrebbe essere domani, la causa di un adulto depresso. Alcuni segnali di insofferenza – prosegue la dott.a Trabalzini – aiutano a riconoscere e quindi a prevenire il disturbo conclamato: Irritabilità, disturbi del sonno, stanchezza, psicosomatizzazioni sono alcuni dei campanelli di allarme della ‘depressione post-partum'”. I primi sintomi di questa “malattia” compaiono a distanza di un paio di mesi dal parto ed aumentano in intensità nelle settimane che seguono. Senza trattamento la durata dell’episodio può variare da 4 a 8 mesi. Un aiuto psicoterapeutico difficilmente viene richiesto, in quanto i primi segnali vengono erroneamente scambiati per stanchezza e questo può condizionare lo sviluppo di un anno attaccamento tra la madre ed il bambino. Oggi solo il 20-25% delle madri colpite dal disturbo ricevono un trattamento appropriato. Il trattamento è necessariamente una psicoterapia, che nei primi colloqui può essere preliminarmente di natura valutativa. In altre parole, lo Psicoterapeuta deve poter valutare se la depressione post-partum è effettivamente di natura transitoria, oppure al contrario se essa è una manifestazione di un disturbo più profondo e radicato nella personalità della donna. In questo caso l’intervento psicoterapeutico è consigliato in maniera più approfondita e sistematica, al fine di evitare rischiose ricadute nei momenti di passaggio esistenziale della donna (crescita dei figli, menopausa, pensionamento, ecc.).

Il volumetto contenente le informazioni sulla depressione post-partum verrà offerto alle neo-mamme nei centri nascita delle regioni Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Puglia.

Si ringraziano per la collaborazione la Società Italiana di Medicina Perinatale e la Federazione Nazionale delle Ostetriche. “Abbiamo sostenuto questo progetto – dice Gianfranco Belcaro, Direttore Generale della Fondazione Johnson&Johnson – perchè ha come obiettivo la salvaguardia della salute delle neomamme e dei bambini. Inoltre, lo scopo della Fondazione Johnson&Johnson è sensibilizzare l’opinione pubblica in merito ad istanze sociali e questa tematica, malgrado il suo elevato impatto, è stata fino ad ora poco considerata”.

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