I luoghi comuni sulla Psicologia

Quella delle malattie è forse una delle paure più classiche di noi esseri umani: esse ostacolano il nostro benessere, rendendo più difficile il nostro adattamento alla realtà, talvolta mettendo anche a rischio la nostra sopravvivenza. La paura di avere una malattia della mente è probabilmente ancora più destabilizzante, forse perché tendiamo a identificarci in modo molto più stretto con la nostra mente che non col nostro corpo. E siccome spesso si pensa che ci si rivolga allo Psicologo per farsi “curare”, farlo sarebbe come ammettere di non essere sani, di avere qualche malattia mentale. Non tutti sanno che lo Psicologo, più che curare, può, (tra le altre cose), aiutarci a integrare aspetti della nostra personalità che, più o meno consapevolmente, teniamo lontani dalla nostra percezione cosciente poiché non li accettiamo o contrastano con il nostro concetto ideale di noi stessi e rappresenterebbero dei “nei” nella nostra immagine. Ma questi contenuti non spariscono magicamente: magari sfogano la loro energia tramite altri canali, sogni, scoppi d’ira, disturbi somatici, reazioni e comportamenti particolari (e spesso inopportuni, eccessivi o imbarazzanti), sintomi di vario tipo (ansia, panico, ecc..). Insomma… condizionano comunque la nostra esistenza!

Il “sintomo” che la nostra mente crea può avere una funzione protettiva, essere un compromesso che ci fa vivere comunque in un tipo di equilibrio nel quale ci abituiamo a vivere. Divenire il vero protagonista della propria esistenza ha perciò un prezzo: la presa di coscienza di se stessi, delle “parti buone”, accettate socialmente, ma anche di quelle che lo sono meno, istintuali, egoiste ecc… Il costo è alto, e necessita di una certa dose di coraggio, poiché qualcuno degli equilibri raggiunti può vacillare (magari per lasciare spazio ad equilibri nuovi, più funzionali!) ma il guadagno lo è ancora di più: l’autenticità, la verità, l’ effettivo adattamento all’ambiente e la maggiore possibilità di autorealizzazione, che solo un contatto reale con ogni parte di noi stessi può garantire! Quindi basta con lo stereotipo che vede come presupposto fondamentale “l’essere matti” per rivolgersi ad uno psicologo! Questo è solo uno dei tanti luoghi comuni (duri a morire!) che l’assenza di una vera cultura psicologica in Italia ha generato e che accompagnano ancora, purtroppo, la figura dello Psicologo, che per molti è ancora indefinita, una sorta di via di mezzo tra il medico, il chiromante, il confidente, l’interprete dei sogni, il dispensatore di soluzioni adatte ad ogni situazione ecc.

Ma chi è, in realtà, lo Psicologo? Dal punto di visto legislativo la sua professione, “comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito” (Legge 56/89). Le competenze dello Psicologo quindi, riguardano varie aree del ciclo di vita degli individui. Le sue attività comprendono consulenza, colloqui di sostegno, uso dei test, informazione, formazione, gestione delle risorse umane, gruppi di sostegno, psicoeducativi, didattica, prevenzione e promozione della salute in ambito scolastico etc. Perché, dunque, rivolgersi a tale figura professionale? Oltre ai motivi già citati, ce ne possono essere molti altri. Ad esempio, ci sono alcuni periodi della vita di ognuno di noi che possono essere particolarmente difficili da gestire: un divorzio, una malattia o la perdita di una persona cara, eventi “comuni”, ma di forte impatto.

Ma non sono solo gli avvenimenti così “eclatanti” a poter portare effetti importanti sulla vita delle persone: qualsiasi cambiamento infatti può essere vissuto come destabilizzante, (cambiare casa, lavoro, sposarsi, avere un figlio, laurearsi, entrare in menopausa etc.), poiché esso può essere accompagnato da vissuti depressivi per la perdita di parti conosciute, a favore di qualcosa di nuovo,che, positivo o negativo che sia, rappresenta comunque qualcosa di sconosciuto e quindi di potenzialmente ansiogeno. Spesso inoltre, si pensa che sia costretto a ricorrere allo Psicologo chi è debole, chi “non ce la fa da solo”: farlo significa dunque ammettere di aver bisogno di qualcuno che si sostituisca a noi. In realtà lo Psicologo non si sostituisce a noi nella risoluzione dei problemi e non parte quindi dal presupposto che “lui può” in quanto detentore dell’onnipotenza e noi no, in quanto comuni mortali. Anzi: lo Psicologo ci può aiutare a riconoscere ed esprimere le nostre emozioni e i nostri desideri e a “tirar fuori” le risorse positive presenti in ognuno di noi, stimolandoci a condurre la nostra esistenza coerentemente con i nostri principi e non coerentemente con i suoi! Perciò non esprimerà giudizi né condanne morali, né si porrà come il “Messia”, proponendo comandamenti o illuminazioni divine.

La relazione che si instaura con lo Psicologo può consentirci di migliorare l’approccio con noi stessi, con il nostro ambiente e con la nostra realtà sociale.

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