Creiamo la magia nella nostra vita

C’era una volta.. ” il cioccolato con un pizzico di peperoncino, bevanda sacra per il popolo Maya, considerata magica, pensavano facesse emergere desideri nascosti e avesse il potere di svelare il destino.
Vianne Rocher, la protagonista, conosce questa magia. E’ una ricchezza che le proviene dalla madre che le trasmette creatività, intuito e contatto con verità nascoste. Questa è l’atmosfera che crea Vianne quando arriva a Lansquenet, paese della Francia. Arriva nel negozio abbandonato e lo trasforma in un luogo permeato di magia; la magia di antiche ricette con il cioccolato e di ricette di vita: ricerca di autenticità, di bellezza, di amore.

Crea bellezza nella sua cioccolateria e crea bellezza nei rapporti con gli altri: profumi e aromi la avvolgono di un alone di magia, il cioccolato è il tramite con le verità interiori, con la bellezza da creare che si intravede in ognuno e che Vianne con sapienza e pazienza sa far emergere.

“C’era una volta……….. il Vento freddo del Nord che porta scompiglio …………… Vianne è nomade come lo era sua madre, quando arriva a Lansquenet trova ostilità e freddezza, deve sistemare casa e negozio, creandosi una identità e uno spazio vivibile. Questa possiamo considerarla una metafora dell’esperienza di arrivare alla vita e non sentirsi accolti. Fin dalla vita intrauterina. L’ambiente non è accogliente, l’identità non è rispettata.

E’ per Vianne la ripetizione della sua storia, la madre nomade mal sopporta la vita di famiglia accanto al marito, finchè decide di sparire portando via con sè la figlia. Ma questi fatti richiedono una ulteriore riflessione: la mamma di Vianne ha una identità nomade, è uno spirito libero in contatto con una antica saggezza, come poteva adeguarsi alla vita familiare, chiusa e borghese, che le proponeva George, il marito? La migliore soluzione che ha trovato per rispettare se stessa, è stata la fuga e il ritorno alla sua libertà. Per Vianne questo taglio netto con la casa dell’infanzia e il padre diventa un trauma che non perdona alla madre: il progetto vendicativo e l’odio rimosso la spingono a ripetere continuamente il medesimo copione.

Non riesce a perdonare la madre e a scegliere se stessa, è costretta dal suo stesso odio e progetto vendicativo a ripetere l’esperienza traumatica, è costretta a negare il maschile come ha dovuto rinunciare al padre. Ma forse deve anche proseguire un cammino iniziato da sua madre, un viaggio verso se stessa e la propria felicità. Per fare questo passaggio dovrà sciogliere il legame con la madre attraverso il perdono per il male subito, comprendere la sua realtà, la sua storia e spezzare così la coazione a ripetere.

Può essere necessario affrontare nuovamente le situazioni traumatiche della nostra storia, per conoscerle e decidere di trasformare noi stessi. Accettiamo il Vento del Nord come una indicazione del nostro Sé di poter riattraversare la nostra storia per liberarcene. E così Vianne ogni volta ripete questa sua storia, è nomade, ma prova anche a fermarsi. Essere nomade le dà dolore, ma non riesce a prendere una decisione nuova: anche fermarsi significa affrontare tutto il dolore che ha dentro, ma per un fine diverso, per spezzare la catena della ripetizione della quale è schiava. Così prova ad affrontare il dolore con forza e coraggio, senza rinunciare a se stessa e senza scoraggiarsi. Apre una cioccolateria in un paese dove il piacere è un peccato mortale e ancor più la verità e la apre nel periodo di quaresima, come dire: seguo me stessa, il mio progetto anche quando non corrisponde al sentire comune.

“C’era una volta………..Per intraprendere il cammino di ricerca profonda in noi stessi, prima dobbiamo riconoscere la bellezza e la capacità già presente in noi e poi, dopo aver sciolto antichi legami, possiamo creare altre bellezze: per fare questo è fondamentale l’aiuto corale di un gruppo dove il Sé Personale si collega al Sé Cosmico per creare una bellezza che prima non c’era. Vianne aiuta molti del paese a trovare se stessi attraverso la sua intuizione e la magia del cioccolato. Come il nostro Sé, con magia e intuizione, ci guida nel sentiero delle nostre verità, verso le nostre mete, Vianne diventa l’artista interiore che è in ognuno di noi. La ruota magica e il cioccolato sono il tramite per scoprire la verità nascoste. E la magia accade, si realizzano cose che sembravano impossibili: amori inconfessabili si incontrano, l’amica Josephine trova il coraggio di darsi un valore, lasciare un marito violento e trasformare la sua vita; Vianne riesce a superare il cinismo e la durezza di Armande, l’affittuaria, sapendo estrarre dal suo dolore vicinanza e amicizia. Inizia un dialogo tra Vianne e le verità nascoste degli abitanti del paese, i desideri mai confessati, i dolori sopiti. E’ la Magia del Vento del Nord che porta scompiglio, fa emergere dolori, ma contiene la bellezza da creare. Alcuni accolgono questo Vento del Nord e decidono di trasformarsi, altri resistono, altri si oppongono con forza. Possiamo considerare queste modalità come parti che in ognuno di noi sono presenti in alternanza.

Ma c’è un’altra importante modalità utilizzata da Vianne per trasformare il paese. Con l’aiuto di Armande crea la magia di una festa: attraverso l’arte del cibo, della musica e della danza invita le persone ad abbandonare le loro rigidità e paure, ad abbandonare i vecchi schemi mentali e le vecchie modalità che fanno solo male. Un invito ad una festa, per creare unione là dove c’era condanna, per creare amore e accettazione là dove c’era giudizio e freddezza. Ma l’incendio divampa: nel momento della liberazione, il fuoco dilaga minaccioso; Roux, lo zingaro, perde la barca e, in seguito, con la morte di Armande, Vianne perde nuovamente la speranza. Può succedere che gli accadimenti della vita ci mettano alla prova affinché possiamo scegliere o rinnovare la nostra decisione a seguire il nostro cammino: dobbiamo creare la magia di ri-trovare la rotta e la speranza.

Armande può rappresentare una figura materna di riferimento ed è così che alla sua morte, il dolore e lo sconforto fanno riemergere prepotentemente il passato, che spinge Vianne nuovamente verso il suo destino nomade e solitario. Vianne perde la speranza di poter modificare la sua storia, e si ritrova a ripetere per l’ennesima volta lo stesso copione. Possiamo attraversare il dolore imparando la magia di estrarne la ricchezza.
Possiamo scegliere nuove strade.
Il Sè agisce anche attraverso le parole e le azioni di Anouck, la figlia di Vianne. I bambini sono sempre più in contatto con il Sé; esprimendo la volontà di rimanere, la bambina lotta con la madre: si rompe l’urna funeraria e si spargono le ceneri della mamma di Vianne, simbolicamente il legame è spezzato. Ma perché Vianne possa prendere una decisione nuova è necessaria l’energia di più persone, l’energia corale di un gruppo: grazie all’opera dell’amica Josephine, si crea nel suo laboratorio la magia di un gruppo di apprendisti cioccolatai.

La speranza ritorna e anche la forza necessaria per trasformarsi e prendere una decisione nuova. Vianne decide di fermarsi per godere finalmente del Vento caldo del Sud che l’avvolgerà di amore e promesse di futuro, non più sola, ma con il suo uomo accanto.

Il Sè Personale e il Sè Cosmico ci parlano e ci aiutano nella nostra strada di crescita e realizzazione, compito nostro è imparare ad ascoltare ed essere pronti a trasformarci.

Di madre in figlia la storia può ripetersi se…………. Anouck rappresenta il suo vissuto attraverso il rapporto con Pantouffle, un canguro immaginario, che non può camminare perché ha una gamba malata, ferita di guerra; questo amico immaginario è una trasposizione del vissuto della bambina che, dalla madre passa a lei: la ferita di guerra è il dolore che nasce dal trauma della vita intrauterina prima, e dalla vita nomade e senza padre poi; è questa la ferita di guerra che le impedisce di tenersi in piedi sulle sue gambe. Questa ferita sarà sanata dalla trasformazione di Vianne e, alla fine del film, il canguro sarà finalmente guarito e libero. Se Vianne si trasforma e cambia la sua storia questo ha una ricaduta positiva sul vissuto della figlia: liberando se stessa rende libera anche lei.

Possiamo chiederci quante volte ci comportiamo come gli abitanti del paese: ignoriamo noi stessi, il nostro progetto per adeguarci alla richiesta che ci viene fatta da altri. L’ambiente, i genitori possono chiederci di assumere una identità che non ci appartiene, ma noi come rispondiamo?
La schiera dei paesani benpensanti è guidata dal Conte de Renaud – duro lavoro, moderazione, autodisciplina – è un uomo tutto di un pezzo, una parte maschile rigida; è intriso di menzogne che dice a se stesso e agli altri, esprime castrazione e negazione della propria verità; vive nella solitudine e nel dolore, soffre e vuole continuare a soffrire: può rappresentare quella parte di noi che non vuole crescere e separarsi da modalità negative: si giudica e si condanna, ha tanta paura di vedere e ascoltare le proprie verità e di cambiare. Finchè il dolore e la rabbia lo sommergono e lo spingono a fare indigestione di dolcezza, è la magia del cioccolato: si apre la speranza di poter cambiare modo di pensare, di prendersi cura di sé, al posto del giudizio e della condanna si può iniziare a pensare con amore, perdono e accoglienza verso noi stessi e gli altri.

Altra figura maschile del film è Roux, lo zingaro, anche lui nomade, esprime il contatto profondo con se stesso e con i ritmi della vita, appartiene solo a se stesso; rappresenta il maschile positivo, è l’uomo tenero, ma fermo, è dolce e disponibile. Esprime la magia dell’armonizzazione del maschile e del femminile. E’ il maschile che non si fa possedere, non fa scoprire la sua preferenza di cioccolato e non si ferma subito da Vianne, ha bisogno di essere libero di scegliere e forse ha anche bisogno che Vianne faccia prima, profondamente, la sua scelta di sciogliere il legame con la madre. E’ il maschile che trasforma le parti indurite e falliche del femminile, piegandole con dolcezza e fermezza. E così Vianne piano, piano dall’incontro con Roux, trasforma la sua durezza e crea la magia dell’incontro, si fa guidare nel ballo, facendo silenzio, si affida a lui.

“C’era una volta………….. il Vento Caldo del Sud accogliente e carico di promesse di felicità e di amore. Infine tutto il paese viene avvolto dalla magia che ammorbidisce gli spigoli e fa intravedere cambiamenti, anche per i più ostinati.

Attraverso la coralità del paese in festa che condivide messaggi di altruismo, tolleranza e bontà il Sè Personale e il Sé Corale dialogano in armonia. Roux ritorna, e finalmente, insieme con Vianne e Anouck sono pronti a mettere sane e solide radici.

Locandina del Seminario di Antropologia Esistenziale, tenuto a Roma il 15 maggio 2003.

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