Come trasformare una crisi in opportunità di crescita interiore

L’uomo da sempre è portato alla ricerca di uno scopo nella propria esistenza, e nella sua storia lo ha sempre fatto muovendovi in tre direzioni diverse: – volendo ricercare un significato del proprio vissuto (la psicoanalisi); – del significato della propria vita (la filosofia di vita); – nella ricerca di una propria Libertà (il senso antropologico dell’esistenza).
In senso generale un qualsiasi disagio esistenziale trova riscontro risolutivo in uno dei suddetti ambiti. E’ anche vero e va sottolineato, come da un punto esistenziale il disagio tragga origine da un proprio vissuto che ci plasma in una forma o nell’altra che però secondo natura possa rivelarsi con il trascorrere degli eventi più o meno adeguata agli eventi che ci capitano nel trascorrere della nostra vita. Come in natura, ciò che funziona meglio è quel che è solido ma sufficientemente flessibile allo stesso tempo.

Come in natura, l’essere che sopravvive è quello che senza stravolgimenti della propria conformazione strutturale, riesce ad adattarsi all’ambiente in cui vive con le proprie risorse e strategie di sopravvivenza. Il trucco quindi sembrerebbe risiedere nelle proprie qualità ereditate o apprese che siano. Un struttura rigida in natura non riuscirebbe a resistere nemmeno ai piccoli cambiamenti dell’ambiente in cui è immerso. Proviamo a pensare alle grandi opere di ingegneria umana , quali il ponte di New York verso Manattan noto per la sua elasticità. L’immagine che a tutti noi ci torna in mente è quella di come durante il terremoto nella faglia di S.Antonio in Florida, la superstrada che attraversava un ponte veniva oscillata da destra a sinistra senza che la struttura portante cedesse, le auto venivano scaraventate di sotto dalle fortissime ondate sismiche ma la struttura portante del ponte rimaneva illesa. Metaforicamente è ciò che ci auspichiamo di noi stessi immersi in un eventuale terremoto che percuote la nostra vita. Sfortunatamente non è sempre così. Una strategia di sopravvivenza che per anni ha funzionato, causa di una sua eventuale rigidità, potrebbe al verificarsi di un cambiamento “ambientale”, una malattia, la morte di un caro, un figlio, non essere più adeguata alla nuova situazione.

Da qui il “disagio” inteso non come patologia ma come “crisi”. Questo da solo però non basta, per meglio comprendere quanto affermava uno dei padri del counseling, Carl Rogers, proprio in merito al disagio esistenziale, occorre sottolineare come questo nasca spesso da un conflitto tra quelli che sono i valori affermati nella società in cui viviamo e la mera filosofia di vita, nonché dei propri valori personali. Anche una dissonanza tra la scala di valori collettivi e quelli individuali è spesso causa di crisi. L’individuo si sente non compreso, accettato ed a volte non riesce nemmeno a comprenderne la ragione. Qui il counseling agisce come riflettore aiutando la persona a mettere a fuoco ciò che non è altrimenti visibile al soggetto. Citando Rogers : ”la salute mentale è la progressione normale della vita e la malattia mentale (e altri problemi umani) sono distorsioni della “tendenza attualizzante”. Così pure l’incapacità di comunicare o insistere nel farlo su una “lunghezza d’onda” differente dal soggetto ricevente è causa di disagio, ed è proprio in questi casi in cui il counselor può intervenire come “mediatore” o colui che mette in comunicazioni le parti altrimenti tra loro irraggiungibili.

In ogni caso Counselor è colui che funge da elemento di catalizzazione aiutando cioè il soggetto a divenire qualcosa con caratteristiche diverse pur rimando sempre se stesso. Vale ora la pena di ricordare quanto afferma M. Papadia:- “Non c’è evoluzione senza cambiamento strategico” ovvero l’allontanamento del disagio esistenziale passa per “Trascendi il tuo potenziale”. Ed è proprio questo il punto focale, se il problema origine del disagio passa per un limite strategico – comportamentale, dobbiamo superare e trascendere questo nostro contingente così che la nostra involuzione possa invertire di direzione. Con le nostre forze, con le nostre capacità esaltando le nostre potenzialità assopite ed il counseling è lì e ci mostra che se c’è fuoco sotto la cenere, ce la faremo. Per richiamare di nuovo Carl Rogers questo è possibile con rapporto con il cliente tale da “creare le condizioni necessarie e fondamentali per favorirne la crescita”.

Il processo di modificazione o cambiamento evolutivo della personalità, si affida non a tecniche o all’interpretazione, ma all’empatia con l’altro, qualità che deve attraversare in modo trasversale tutto il processo di cambiamento, per mezzo di un rapporto diremo “unico” e non direttivo con il cliente. Tale passione verso il cliente, viene intesa come la comprensione dell’altro in modo incondizionato, che si realizza immergendosi nella sua soggettività, senza sconfinare nella identificazione. Il counselor è capace di considerazione o accettazione positiva incondizionata verso l’altro, nella misura in cui sente di accettare ogni suo aspetto, ogni sentimento – espresso o non espresso – sia quelli negativi, anormali che quelli buoni. Se questa assenza di giudizio è presente, il terapeuta potrà avere una comprensione empatica di quanto il paziente sente a livello cosciente. Rogers sottolinea il fatto che il terapeuta può sentire il mondo dell’altro come se fosse proprio, senza perdere di vista mai tale qualità del “come se”. Sentire l’ira, la paura, l’odio, il turbamento dell’altro senza aggiunte proiettive.

Non direttività significa rispetto della libertà e dell’autodeterminazione del cliente e contemporaneamente autoeducazione continua del terapeuta, che è in continua crescita, seppure dolorosa e arricchente. Il servizio di counseling, perché il counselor, offre un servizio, è inteso come un incontro tra due esseri umani in crescita; la lezione di umiltà che arriva da Rogers è valida perchè sempre ci ricorda la necessità di calarsi ogni volta nella relazione sapendo di uscirne trasformati, avendo chiara la relatività delle nostre convinzioni.

Solo ora possiamo comprendere come la crisi, quindi, non sia una mera condizione limitante quanto una possibilità di evolvere in una nuova situazione, come da sempre la crisalide diviene farfalla.