Lo stomaco e l’organismo

Incominciamo con il dire che esistono due cervelli, il cervello propriamente detto situato nella scatola cranica e il “cervello” addominale che è rappresentato dal nostro apparato digerente. Questo produce sostanze psico-attive che influenzano direttamente gli stati d’animo, come la serotonina, la dopamina, sostanze oppiacee e antidolorifiche. Il collegamento tra questi due cervelli è assicurato dal midollo spinale del nervo vago. Al cervello addominale (secondo cervello) sono affidate le decisioni viscerali, cioè spontanee e inconsapevoli; l’encefalo assorbe le emozioni dall’esterno come irritazione, stress e rabbia trasmettendole, successivamente, al secondo “cervello” (quello addominale) che sviluppa sensazioni con le patologie psicosomatiche o bioenergetiche che colpiscono lo stomaco. Infatti, noterete che con stato d’ animo alterato il malessere si ripercuote sullo stomaco; di contro, se il vostro intestino fa le bizze, siete emotivamente stanchi e fastidiosi . “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” Proprio a causa di questa trasformazione noi viviamo: il corpo cresce, cambia, si ammala, guarisce, invecchia, combatte le malattie, ogni giorno si modifica.

Questi cambiamenti possono essere benefici o meno a seconda delle reazioni chimiche che si innescano nel nostro organismo: ogni essere vivente, di qualsiasi genere e specie, vive per effetto di reazioni chimiche. Anche i processi di alimentazione, digestione, assimilazione e metabolizzazione avvengono a seguito di una serie di reazioni chimiche. Spesso, senza accorgercene, ci alimentiamo in modo errato, consumando cibi a carattere industriale per la cui conservazione o per accentuarne il sapore si utilizzano prodotti chimici nocivi per la nostra salute rendendo l’organismo molto più debole e molto più attaccabile dai batteri e, in molti casi, incapace di difendersi dagli agenti esterni. Importante è anche l’associazione alimentare con i farmaci o tra diverse specie di farmaci. I farmaci da non assumere con altri farmaci possono essere, ad esempio, l’aspirina che non deve essere assunta con anticoagulanti o prodotti al cortisone perché potrebbe comportare un rischio emorragico, gli antipertensivi che non dovrebbero essere assunti con l’ibuprofene perché perderebbero entrambi la loro efficacia, gli antistaminici assunti con gli ansiolitici aumentano il rischio di sonnolenza diurna.

Anche l’associazione di alcuni alimenti con alcuni farmaci può creare dei problemi, ad esempio: il pompelmo potenzia l’effetto dei farmaci ipotensivi e ansiolitici, la banana associata con i diuretici provoca palpitazioni, i latticini inibiscono l’assorbimento di alcuni antibiotici, alcune verdure come la rapa, i fagioli, i broccoli, i cavoli creano problemi se associati con gli anticoagulanti. In questo modo si va incontro ad intossicazioni dovute ad elementi estranei al corpo che possono provocare una reazione chimica violenta con l’instaurarsi, a volte, di altre patologie.

ALCUNI ALIMENTI FONDAMENTALI
Alcuni cibi hanno una particolare importanza nella nostra alimentazione. Lo zucchero – Quello che comunemente chiamiamo zucchero è il saccarosio. Esistono naturalmente altri tipi di zuccheri: fruttosio (presente nella frutta e nel miele), lattosio (presente nel latte), glucosio (lo zucchero che circola nel nostro sangue). Il fruttosio ha un indice glicemico che è circa un terzo rispetto allo zucchero, ma lo stesso apporto calorico. Lo zucchero di canna e il miele hanno praticamente lo stesso indice glicemico dello zucchero, quindi non sono migliori per tutti coloro che devono moderare l’azione dell’insulina.

Lo zucchero integrale (non sottoposto a raffinazione) ha lo stesso apporto calorico di quello raffinato e pertanto non è un sostituto valido nelle diete dimagranti. Lo zucchero dà energia, è fondamentale per il cervello e per la sintesi dei globuli rossi. Lo zucchero in eccesso, però, significa maggior grasso perché lo zucchero che l’organismo non utilizza viene trasformato in grasso. Alcuni modelli alimentari (come la dieta italiana) sconsigliano l’uso di tutti quegli alimenti con zucchero “aggiunto” per i quali esiste un’alternativa senza zucchero (bevande, yogurt, marmellata, succhi di frutta, frutta sciroppata, macedonie di frutta, ecc.) L’olio – L’olio d’oliva è uno degli alimenti principali della cucina italiana. In funzione del contenuto di acido oleico libero, può essere extravergine (minore1%), vergine sopraffino (minore1,5%), vergine fino (minore 3%), vergine (maggiore3%). Il processo di raffinazione impoverisce e degrada l’olio, introducendo una piccola percentuale di grassi trans. Quindi è preferibile utilizzare oli spremuti a freddo. Il burro – Il burro è il grasso alimentare ricavato dalla lavorazione delle creme di latte vaccino.

Gli acidi grassi del burro hanno un basso punto di fusione, per cui è molto digeribile se crudo, ma è poco adatto alla preparazione di pietanze fritte. Olio o burro? – A livello calorico, la sostituzione del burro con l’olio non è interessante perché con l’olio, essendo liquido, si tende a esagerare: 10 g di olio apportano 90 kcal, mentre 10 g di burro apportano 76 kcal. Anche a livello della salute spesso è esagerata la preferenza dell’olio d’oliva rispetto al burro; infatti occorre tener presente che 10 g di burro contengono tanti grassi saturi LCT come 30 g di olio, quindi meglio poco burro che tanto olio. In ogni caso non si tratta di promuovere un alimento piuttosto che un altro, quanto di capire che è sempre questione di quantità. Una posizione ragionevole è quella di impiegare olio, zucchero e burro nella quantità minima tale da soddisfare la preparazione di piatti che sono un giusto compromesso fra appetibilità, sazietà e ipocaloricità. Il sale – Il sodio viene assunto soprattutto dal cloruro di sodio, il normale sale da cucina. Se l’apporto di sodio è scarso, un ormone (aldosterone) stimola a livello renale il riassorbimento dalle urine del sodio; se invece l’apporto è elevato, l’aldosterone è disattivato e il sodio viene espulso con le urine.

Per organismi fisiologicamente normali non ci può essere nessun danno da sodio. Purtroppo, in molti organismi il meccanismo non funziona perfettamente: in un terzo circa degli ipertesi esiste la tendenza a ritenere il sodio. Quindi il sodio non causa l’ipertensione, ma aggrava quella preesistente. Poiché la dose consigliata (massimo 3 g al giorno) è coperta dal sale contenuto negli alimenti, è consigliabile abituarsi a non aggiungere sale a tavola. Le alternative all’uso del comune sale da cucina sono l’impiego di sali iposodici, l’abitudine insaporire i cibi con verdure come rucola o cipolle e l’uso di spezie come rosmarino, basilico, origano. Il vino – Anche questo è una bevanda della tradizione italiana. Purtroppo il vino è a tutti gli effetti un alcolico e si deve definire la dose giornaliera compatibile con una sana alimentazione. Esistono molte ricerche che approvano il consumo di vino perché proteggerebbe il cuore, ma.bisogna sempre e comunque controllare che non contenga additivi oppure conservanti (metanolo). Altre più conclusive e generali dimostrano che il vino e l’alcool (forse) proteggono il cuore, ma provocano gravi danni epatici.

I danni derivanti dall’abuso del consumo del vino (e dell’alcool in generale) sono epatici (epatite e cirrosi), gastrici (gastriti, ulcera gastrica e duodenale), neuromuscolari (miopatie e polineuropatie), disturbi nervosi (sindrome di Korsakov, malattia di Marchiafava-Bignami) e perfino alcune forme di cancro (carcinoma all’esofago). L’alcool etilico viene scomposto nel fegato. La dose indicata accettabile va da mezzo a un bicchiere e mezzo a pasto, ragionevolmente al massimo 0,25 l al giorno. Per rispettare questi limiti è opportuno abituarsi ad abbinare il vino a una sola portata, gustando prodotti di alta qualità, l’immagine abbastanza comune di chef obesi non si presti a sposare il concetto di buona cucina con quello di una alimentazione sana. In realtà non è necessariamente così; infatti mangiare bene è compatibile con la salute: se non si è in sovrappeso non esistono cibi cattivi. Ovvio che non siano le calorie il nemico da sconfiggere quanto l’eccesso di calorie. Pertanto, se non si è sovrappeso, è possibile apprezzare anche cibi ipercalorici. Va da sé che tali eccezioni non possono essere ripetute perché altrimenti difficilmente si resta in peso forma. Quindi se voglio mangiare in modo appetibile devo comunque trovare un modo di cucinare in modo appetibile, ma ipocalorico.

UNA CORRETTA ALIMENTAZIONE
comporta il benessere di tutto l’organismo, Noi siamo quello che mangiamo! Pertanto l’uso di cibi non tollerati dal nostro organismo è una tra le prime cause dei nostri malesseri. E’ per questo che il nostro studio si è altamente specializzato nella ricerca delle intolleranze alimentari che troppo spesso vengono trascurate sia dal paziente che dalla medicina allopatica tradizionale. Una di queste è l’acidità anomala che produciamo, causata da un’ errata digestione: si espande sempre più e sembra essere la causa principale di alcune malattie perchè impedisce la normale attività del sistema immunitario Le conseguenze di una acidità anomala sono molte, dalle più banali come un leggero reflusso gastrico, una leggera ma persistente stitichezza, sonnolenza post prandiale o un gonfiore antipatico del ventre, alle gravi patologie come un’alterazione del normale equilibrio esistente nell’organismo fra basi ed acidi fra cui l’acidità del colon (si parla di colon irritabile o ulceroso).

Ad esempio l’Acidosi respiratoria è causata da difficoltà ad eliminare, con la respirazione, quantità adeguate di anidride carbonica, per cui un eccesso della stessa si accumula nel sangue: la si può notare nell’ASMA BRONCHIALE e nelle malattie delle alte vie respiratorie. L’Acidosi Metabolica è la conseguenza di una elevata produzione di acidi, come nel DIABETE MELLITO non controllato o nelle forme gravi di denutrizione; può anche verificarsi per difettosa eliminazione di acidi attraverso le URINE o per eccessiva perdita di bicarbonati come nella DIARREA. Malattie del tipo sclerosi, sclerodermia, psoriasi, meteorismo e fibromialgia, ecc. si sono risolte eliminando l’acidità anomala. Un altro fattore può essere l’acidità dell’intestino tenue, esattamente nella zona di assorbimento degli alimenti, con conseguente mal assorbimento di acidi che invadono così tutto l’organismo. Il segno più evidente può essere evinto dalla pelle secca ed acida, indice di mancanza di vitamina F, o da alterazione nell’ attività di varie parti del corpo, dagli occhi alla bocca, dagli arti al cranio, dalla saliva ai vari organi in generale ( fegato, milza, pancreas, polmoni, ecc.

). Deduciamo, dunque, che l’ alimentazione è e deve essere alla base della salute, un’ alimentazione corretta è lo scopo di una vita lunga, serena e con poche malattie, ma mai importanti; inoltre, è possibile eliminare ogni forma di acidità anomala aiutandosi con un’ alimentazione appropriata e studiata. Per sapere quale alimentazione è necessaria per eliminare l’eccesso di acidità, è necessario uno studio non invasivo e assolutamente indolore (Test di Intolleranza) ed un appoggio terapeutico con la collaborazione del proprio medico curante. Si sente spesso parlare di allergie ed intolleranze alimentari quasi come fossero sinonimi, mentre in realtà sono due patologie ben distinte anche se talvolta possono manifestare alcuni sintomi simili. Sicuramente, da recenti studi, sia le allergie che le intolleranze alimentari appaiono in costante crescita nella popolazione adulta e appaiono collegate alle nostre abitudini alimentari. Quando si può parlare di allergia alimentare e quando, invece, è più corretto usare il termine intolleranza alimentare? Vediamo le differenze che contraddistinguono queste due patologie.

LE ALLERGIE
I disturbi si manifestano rapidamente subito dopo l’ingestione o il contatto di un particolare alimento ed è quindi più facile collegarli al cibo ingerito. Le reazioni dell’organismo, oltre ad essere immediate, sono, solitamente, violente e ripetute ad ogni assunzione. Producono Shock Anafilattico e di solito rispondono ai tradizionali Test Allergici Cutanei e quindi, sono anche relativamente più facili da individuare. Sono molto meno frequenti delle intolleranze alimentari. I sintomi delle allergie alimentari sono simili a quelle provocate in chi soffre di allergia ai pollini: arrossamenti pruriginosi della pelle, eczemi, gonfiori, orticaria e dermatiti; ma anche irritazione delle labbra e della bocca o problemi respiratori (riniti, congiuntiviti, asma) o problemi gastrointestinali (nausea, vomito, dolori addominali e diarrea ). Un esempio classico di allergia alimentare è quello di chi, allergico alla fragola, ne mangia anche solo un pezzettino: dopo pochi minuti tutto il suo corpo sarà preda dell’ orticaria. Cibi tendenzialmente allergizzanti possono essere: pesce, arance, uova, soia, latte vaccino, pesche, kiwi, crostacei, fragole, pesche, pomodoro ecc.

Per individuarle è necessario effettuare i tradizionali test per le allergie (prick test sulla pelle o Prist e Rast sul sangue). L’unica terapia consiste, ovviamente, nell’escludere l’alimento verso cui la persona è allergica dalla dieta per sempre. Di questa patologia ne soffrono 5 italiani su 10.

LE INTOLLERANZE
I disturbi da Intolleranze Alimentari, invece, compaiono dopo un certo periodo di tempo dal consumo dell’alimento responsabile. Accade, infatti, che l’organismo mette in atto una serie di meccanismi compensatori per cui riesce a tollerare una determinata sostanza fino a quando, superato un certo limite (che viene definito livello di soglia) si arriva alla manifestazione del disturbo. Sono molto frequenti, si calcola che ne soffrano 8 italiani su 10 e sembrano essere in continuo aumento. Spesso sono correlate a disordini del Peso Corporeo, sia in eccesso che in difetto. I disturbi legati alle intolleranze sono diversi da quelli delle allergie, sono meno acuti, tendono a ripetersi nel tempo e sono difficilmente collegabili all’ assunzione di un determinato alimento. Si manifestano quasi sempre con una sintomatologia generale più o meno sfumata (stanchezza, cefalea, gonfiori addominali postprandiali, infezioni ricorrenti, dolori articolari, ecc.) o con modificazioni cutanee (pelle secca, eczemi, orticaria, ecc.) o tosse, rinite e asma. Essi sono riconducibili all’accumulo nel tempo delle sostanze responsabili di Ipersensibilità, fino ad un livello che ad un certo punto supera la “dose soglia”. A causa di questo periodo di latenza, spesso risulta difficile accettare e comprendere come si possa “improvvisamente” diventare intolleranti ad un cibo comunemente introdotto quotidianamente o meglio molto frequentemente (frumento, olio di oliva, latticini, ecc.). Non è semplice individuare l’intolleranza alimentare visto che, come abbiamo notato, non provoca sintomi precisi, unici e riconducibili facilmente ad essa. Statisticamente gli alimenti che più frequentemente possono causare intolleranza sono: latte e latticini, lieviti, frumento, olio di oliva, pomodoro, contatto con alcuni metalli. Vi sono attualmente diversi esami per “scoprire” se si soffre di una intolleranza alimentare ma senz’altro il più preciso ed affidabile è il Test delle Intolleranze mediante Apparecchio Mora Super.

Con questo sistema in circa un’ ora possiamo fare un check-up bioenergetico e disegnare una mappa alimentare del paziente sulla quale impostare poi un’ adeguata dieta. Per la terapia delle Intolleranze, l’esclusione dell’ alimento “incriminato” dalla dieta è temporaneo e non definitivo come nelle allergie. Infatti, per ottenere un miglioramento del quadro sintomatologico, è necessario astenersi rigorosamente per almeno 2-3 mesi dall’ assunzione dell’alimento verso cui si è intolleranti, peraltro anche nelle sue forme nascoste (es. siero di latte nel prosciutto cotto) . Inoltre le sedute per i test con apparecchiatura E.A.V aiuteranno a risolvere nel più breve tempo i disturbi legati alle intolleranze ed il paziente potrà tornare ad assumere l’alimento precedentemente escluso. Spesso accade che le intolleranze alimentari creino patologie che spesso non si ritiene essere causate da questo fenomeno (ricordiamo che le reazioni di intolleranze alimentari e chimiche si verificano spesso dalle 2 alle 96 ore dopo l’assunzione) come reazioni cutanee improvvise senza un valido motivo oppure prurito in zone delimitate quali un punto più sensibile e delicato del vostro corpo.

QUELLO CHE NON DOVREMMO SAPERE
Qui sotto vi riporto una tabella di prodotti spesso utilizzati dalle fabbriche alimentari per conservare o altro i loro prodotti.

ADDITIVI ALIMENTARI
Sodio Nitrato E250- E251, Potassio Nitrato E249- E252 (Carni, insaccati, salumi e carni in scatola) Danni causati da dosi eccessive: metemoglobinemia, azione cancerogena.
Butilidrossianisolo E320, Butilidrossitoluolo E321 (Chewing-gum, farine e fiocchi di patata, patate fritte) Danni causati da dosi eccessive: complicazioni renali gravi.
Gallati di Ottile E311, Dodecile E312, Propile E313 (Chewing-gum, Fiocchi di patata, Grassi e oli esclusi quelli di oliva, preparati a base di fiocchi di patata) Danni causati da dosi eccessive: sterilità (rilevata sugli animali da laboratorio).
Anidride Solforosa E220 (Vino, marmellata, succhi di frutta, canditi, bibite, farina, fiocchi di patate e aceto) Danni causati da dosi eccessive: soffocamento, irritazione, distruzione vitamina B1.

I conservanti sono tra gli additivi più critici: da un lato sono importantissimi per evitare intossicazioni anche molto gravi (per esempio da botulino), dall’altra spesso si tratta di sostanze nocive per l’organismo e quindi da evitare.

Vale quindi la pena di capire quali siano i conservanti nocivi e quali quelli accettabili.

CONSERVANTI NOCIVI
Acido benzoico e suoi sali (E210, E211, E212, E213): sono usati da soli o insieme all’acido sorbico e ai PHB. Non sono ammessi in alcuni paesi per la loro potenziale tossicità, inoltre gli alimenti ai quali vengono aggiunti sono soprattutto le confetture, le gelatine, le marmellate, le gomme da masticare e le bevande analcoliche, tutti prodotti che non necessitano di conservanti. Anche gli esteri dell’acido p-Idrossibenzoico (E214, E215, E216, E217, E218, E219), indicati con la sigla PHB, sono vietati in alcuni paesi. Vengono addizionati ai patè, ai rivestimenti di gelatina dei prodotti a base di carne, alla frutta in guscio ricoperta. I derivati dell’anidride solforosa (E220, E221, E222, E223, E224, E226, E227, E228) sono irritanti e hanno una tossicità acuta e cronica, per esempio interagiscono con gli enzimi cellulari e distruggono alcune vitamine (come la tiamina). Vengono usati nel vino, nella birra (anche per questo bisogna moderarne il consumo, non solo per l’alcol) e in altre bevande come i succhi di frutta, nella senape e in altri condimenti.

I derivati fenolici e il tiabendazolo (E230, E231, E232 , E233) sono dotati di una certa tossicità, infatti sono proibiti in Australia. Vengono utilizzati per il trattamento superficiale degli agrumi e delle banane (per questo bisognerebbe usare solo la scorza delle arance non trattate). La netamicina (E235), un antibiotico utilizzato sulla superficie dei formaggi, (soprattutto dei provoloni) provoca problemi intestinali. I nitriti (E249 ed E250) e i nitrati (E251 ed E252) sono utilizzati nei salumi e nelle carni conservate e meritano un discorso a parte.

CONSERVANTI INNOCUI
Sono i sorbati (E 200, E202, E203), l’acido acetico e i suoi sali di potassio (E260, E261, E262, E263), l’acido lattico e i suoi sali di sodio (E270, E325, E326, E327), l’acido propionico e i suoi sali (E280, E281, E282, E283), l’anidride carbonica (E 290).

ANTIOSSIDANTI
Sono identificati dalle sigle da E300 a E322. Servono per evitare fenomeni di ossidazione prodotti dalla luce e dall’aria. I gallati (da E310 a E312) E320 e l’E321 (butilidrossianisolo e butilidrossitoluolo, i nomi già dicono tutto!) sono vietati in molti paesi in cibi per bambini.
Nella cucina italiana sono ammessi: E300 a E304 – Acido ascorbico e derivati (vitamina C, da E306 a E309 – Tocoferolo e derivati (vitamina E), E322 – Lecitina di soia, ma per il fatto che siano ammessi non significa che non creino problemi.

CORRETTORI DI ACIDITA’
Sono identificati dalle sigle da E325 a E385. Come dice il nome, regolano l’acidità naturale del prodotto. I derivati dell’acido fosforico (da E338 a E343) sono da evitare poiché sottraggono calcio all’organismo. Poiché il calcio è un minerale di cui è abbastanza facile essere carenti (donne, sportivi ecc.) non sembra giustificato promuovere l’uso di additivi che interagiscono con il suo metabolismo. Sono usati anche l’acido succinico (E363) e l’EDTA (E385). In Italia sono ammessi: da E325 a E329 – Lattati, da E330 a E333 – Acido citrico e derivati, da E334 a E337 – Acido tartarico e derivati, E375 – Niacina (vitamina B3) .

ADDENSANTI, EMULSIONANTI, GELIFICANTI, STABILIZZANTI
Sono identificati dalle sigle da E400 a E495. Servono per legare insieme i vari componenti che tenderebbero a separarsi. Le ricerche hanno mostrato che alle dosi usuali non producono effetti particolarmente significativi, a meno di non arrampicarsi sugli specchi e proibire additivi perché “provocano effetti lassativi in forti dosi”.

Gli unici additivi di questa categoria da considerare con attenzione sono i polifosfati (E452) che in genere vengono usati per dare un aspetto gradevole a formaggi scadenti oppure negli insaccati e nella carne in scatola. In dosi elevate sottraggono calcio all’organismo. Da notare che E450 ed E451 sono sali dell’acido fosforico che in genere vengono usati nei prodotti da forno (di solito il difosfato disodico) come agenti lievitanti in quantità minime, mentre nelle carni, nei formaggi e nei salumi i polifosfati sono usati come addensanti per consentire alla carne o al formaggio di assorbire acqua e gonfiarsi. Le dosi usate a questo scopo non sono minime e, fra l’altro, si dovrebbe parlare di vera e propria truffa alimentare. Quindi i polifosfati vanno evitati in carni, salumi, formaggi, latte in polvere.

SALI E AGENTI LIEVITANTI
Sono identificati dalle sigle da E500 a E585. Alcuni costituiscono i cosiddetti lieviti chimici e sono del tutto innocui. Altri sono vietati in alcuni Paesi. In Italia sono ammessi: da E500 a E504 – Carbonati e bicarbonato, da E508 a E511 – Cloruri, E570 ed E572 – Acido stearico e derivati.

ESALTATORI DEL GUSTO
Sono identificati dalle sigle da E600 a E640. Gli esaltatori di sapidità (come il glutammato di sodio, molto usato in insaccati e dadi per brodo) sono un vero imbroglio verso il consumatore, essendo usati in cibi che hanno perso l’originale sapore. Tra l’altro il glutammato è uno degli additivi da evitare per chi deve moderare il consumo di sodio. E’ sconsigliato vivamente l’uso di alimenti che usano esaltatori di sapidità.

DOLCIFICANTI
Sono identificati dalle sigle da E950 a E967. La dieta italiana sconsiglia l’uso di alimenti dolcificati con ciclamato e suoi derivati E952.

GLI AMIDI MODIFICATI
Esiste poi una serie di sostanze come gli amidi modificati (E1404, 1410, 1412, 1413, 1414, 1420, 1422, 1440, 1442, 1450, 1451) che per legge spesso non devono essere indicati dalla sigla o dalla denominazione specifica, ma possono essere indicati con il termine generico della categoria (amido modificato). Gli amidi modificati sono sostanze modificate chimicamente o fisicamente per consentire all’amido di tollerare i processi di lavorazione. Modificandolo, migliora l’ingrossamento al freddo, la resistenza alla cottura, la sterilizzabilità, la stabilità. Sono sostanze che sono “ingredienti” che devono essere giudicati in base al prodotto in cui si trovano (dessert, salse ecc.): se vengono usati per migliorarne l’appetibilità, il loro impiego può declassare la qualità del prodotto.
Questi sono tutti quei prodotti che spesso troviamo negli alimenti che acquistiamo giornalmente in qualsiasi supermercato. Quindi il mio consiglio è soprattutto quello di imparare a leggere bene le etichette riportate su tutte le confezioni.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here