Sono grande, alta e vista

Chi di noi da bambine non ha desiderato infilarsi le scarpe con i tacchi della propria madre? Un gioco davvero divertente, voler imitare i grandi, voler essere già grande, alta e vista. Tacco a spillo, tacco a rocchetto, tacco 7, tacco 10 con platò, zeppa! Più sono alti e più ci si può dare un tono, ci si può sentire all’altezza della situazione: forti, audaci, alte, slanciate, sexy, con una camminata da passerella da fare invidia alle sfilate d’alta moda! Consapevoli del rischio di una distorsione alla caviglia o di un bel mal di schiena del giorno dopo, la posta in palio è troppo alta e non c’è strada ne situazione climatica che tenga. D’estate e d’inverno, dal sandalo gioiello allo stivale alto fino al ginocchio, calziamo i nostri tacchi per esaudire ogni desiderio di apparire, di sensualità e di bellezza. Un gioco divertente che ci permette di mostrarsi più coraggiose e più sicure, anche se è sempre meglio non dimenticare che la nostra bellezza e il nostro corpo nascono senza tacchi ai piedi. Simbolicamente l’equilibrio e la centratura dipendono dal nostro essere ben radicati a terra, la nostra vera essenza ha bisogno di un punto fermo per camminare e per crescere.

Il rischio è, che sollevandoci troppo sui nostri amati tacchi, possiamo perdere l’equilibrio e non riconoscerci più tutta la nostra forza e il nostro coraggio. Spingendoci oltre potremmo domandarci cos’altro ci sia dietro questo desiderio di altezza. Bisogno di essere viste? Potrebbe essere una necessità antica, che ancora oggi può condizionarci molto e indurci a dover rinforzare la nostra immagine per soddisfare il nostro piacere di essere viste. Ma chi è che vogliamo conquistare, chi è che non ci ha visto, che non si è accorto di noi, dei nostri bisogni e delle nostre fragilità? … e magari ci ha ferito molto! La mancanza di un riconoscimento può creare un forte condizionamento, può far sì che la nostra vita sia una continua ricerca e dietro le nostre relazioni può nascondersi questo grande bisogno. E alla fine, sui i nostri affascinanti tacchi, riusciamo a goderci il nostro gioco di bambine? Sicuramente riusciamo a conquistare un grosso potere seduttivo, l’immaginario maschile risponde positivamente e dice che la donna sui tacchi, che dondola la sua camminata, che tiene sodi tutti i suo muscoli e che non ha bisogno di dire, fa viaggiare la più ardita delle fantasie e dei piaceri.

E noi? Siamo capaci di soddisfare il nostro piacere? O in fondo in fondo vorremmo essere accolte e viste anche quando scendiamo di nuovo sulla terra? Solo comprendendo che è impossibile ricongiungerci a quella figura antica, possiamo imparare a goderci i nostri vertiginosi tacchi e decidere di giocare con la nostra femminilità, proprio come facevamo da bambine, senza dover necessariamente esercitare il nostro desiderio di sedurre tutto il mondo che ci guarda.

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